Olimpiadi Invernali, la storia del medagliere

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Alla vigilia di Pyeonchang 2018 riepiloghiamo la classifica delle medaglie conquistate fin dai primi Giochi Olimpici Invernali. In testa troviamo la Norvegia, seguita da Stati Uniti e Austria. L'Italia chiude la top 10

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I RISULTATI DELLA SECONDA GIORNATA

IL MEDAGLIERE

GLI ITALIANI IN GARA

UN VIAGGIO NEGLI IMPIANTI

Venerdì 9 febbraio prenderà il via la 23^ edizione dei Giochi Olimpici Invernali che ci accompagnerà per poco più di due settimane. Per la prima volta nella storia sarà la Corea del Sud ad ospitare l’evento, la seconda se si considerano anche le Olimpiadi estive che si tennero a Seul nel 1988. 15 discipline differenti dove gli atleti si sfideranno per entrare nell’Olimpo e arricchire il medagliere della propria nazione. Nel medagliere complessivo i re del ghiaccio e della neve sono i norvegesi che detengono ben 329 medaglie, suddivise in 118 ori, 111 secondi posti e 100 medaglie di bronzo. Parte del merito va senza dubbio a Ole Einar Bjørndalen, biatleta e fondista che, a 44 anni, vanta nel proprio palmares 13 medaglie (8 d’oro, 4 d’argento e una di bronzo) e lo rende il leader di titoli nei Giochi Olimpici Invernali. Non potrà temere di essere superato in questa speciale classifica da Bjørn Dæhlie, ritiratosi ormai quasi 20 anni fa a causa di un incidente dopo aver messo in bacheca 12 medaglie, due terzi delle quali conquistate da primo classificato. Ancora oggi rimane l’atleta più vittorioso nella storia dello sci di fondo. Questa specialità, in campo femminile, è dominata da un’altra norvegese, Marit Bjørgen, ferma al momento a 10 medaglie, tra cui 6 d’oro, 3 d’argento e una di bronzo. È lei ad occupare il gradino più basso del podio nella lista del medagliere individuale e a Pyeongchang avrà la chance di staccare chi condivide con lei la terza posizione: Raisa Smetanina e la nostra Stefania Belmondo. La Smetanina è stata una brillante fondista dell’ex Unione Sovietica con la quale partecipò a tutte le edizioni, tranne che all’ultima. Ad Albertville (Francia) nel 1992, a seguito della disgregazione dell’URSS, partecipò con la Squadra Unificata e concluse da prima classificata la staffetta 4x5 km, diventando a 40 anni la donna più anziana a vincere un oro olimpico.

    

La Belmondo invece ha chiuso la sua carriera con 2 medaglie d’oro, 3 d’argento e 5 di bronzo. Gli ori potevano essere certamente di più se non fosse stato per Liubog Egorova, ex atleta russa e una specie di incubo per le fondiste italiane. All’Olimpiade 1992 beffò infatti la Belmondo sia nella 15 km tecnica libera che nella 10 km a inseguimento. Due anni dopo invece, ai Giochi Olimpici di Lillehammer (1994), fu Manuela Di Centa ad essere battuta per l’oro nella 5 km a tecnica classica e nella 10 km a inseguimento. Una squalifica di tre anni per doping ne compromise poi la carriera e rimase a mani vuote nell’Olimpiade di Salt Lake City del 2002. Anche lei gareggiò sia con la squadra Unificata che con la Russia. La questione geopolitica che ha coinvolto alcuni Stati europei e non solo nel XX secolo ha influito notevolmente anche nella classifica del medagliere. Unendo infatti le medaglie conquistate da URSS, Squadra Unificata e Russia esce un numero quasi uguale alla stessa Norvegia, per l’esattezza 328. I russi potrebbero essere quindi virtualmente in testa al medagliere, ma è allo stesso tempo innegabile che tra i medagliati dell’ex Unione Sovietica fossero presenti atleti che oggi non rappresenterebbero la Russia, ma Stati confinanti. Ecco perché la linea sportiva segue quella politica e il Paese più grande al mondo deve accontentarsi di un timido 11° posto con 111 medaglie, mentre l’URSS dal 1992 ad oggi non è ancora scesa sotto la quinta posizione con 194 medaglie. A contendere il primato alla Norvegia ci pensano invece gli Stati Uniti, già leader delle medaglie estive, fermi a quota 281. Il gradino più basso del podio è occupato dall’Austria, 218 medaglie, che ha costruito la maggior parte del suo bottino grazie ai bronzi, 81. Gli ori conquistato sono invece 59, 19 in meno rispetto a Germania e URSS, classificate alle spalle degli austriaci nel computo generale. A scalare troviamo poi altri Paesi che con la neve e il freddo passano la maggior parte dei mesi, ovvero Canada (170), Finlandia (161), Svezia (144) e Svizzera (138).

    

    

E l’Italia?

L’Italia in questa graduatoria occupa la 10^ posizione. 114 titoli complessivi, frutto di 37 medaglie d’oro, 34 d’argento e 43 di bronzo. Sono quest’ultime a permettere agli azzurri di stare nella top 10, considerando che nazioni come Russia e Germania sono arrivate in prima posizione più volte, rispettivamente 45 e 39. Ad arricchire il medagliere italiano ci ha pensato la già citata Stefania Belmondo, in grado da sola di portare a casa ben 10 medaglie. Proprio lo sci di fondo, competizione nella quale era specializzata la Belmondo, è stata la disciplina che ha dato più soddisfazioni ai nostri colori. 37 medaglie vinte, quattro in più rispetto allo sci alpino, dove però abbiamo fatto meglio nella storia per quanto riguarda gli ori, 13 contro 9. Se la Belmondo è leader di medaglie azzurre, Alberto Tomba e Deborah Compagnoni detengono il record per quanto riguarda le medaglie d’oro. Sono loro infatti sono stati in grado di vincerne tre, con la sciatrice alpina in grado di farcela in tre Olimpiadi differenti.

Se si parla di edizioni di Giochi Olimpici consecutive poi non si può non citare lo slittinista Armin Zöggeler che, con il bronzo conquistato a Sochi nel 2014, è diventato il primo atleta nella storia olimpica, sia estiva che invernale, a ottenere una medaglia individuale nella stessa disciplina in sei edizioni consecutive (due ori, un argento e tre bronzi). Merita una menzione particolare poi Manuela Di Centa, 7 volte medaglie olimpica, che a Lillehammer 1994 riuscì ad andare a podio in ognuna delle gare di sci di fondo in programma. Impossibile dimenticare infine le gesta del bobbista Eugenio Monti, vincitore di due ori, due argenti e due bronzi. Monti vinse anche un’altra medaglia, la Pierre De Coubertin, consegnatagli per la lealtà sportiva. Alle Olimpiadi di Innsbruck del 1968 infatti, prestò il proprio bullone all’equipaggio britannico composto da Tony Nash e Robin Dixon che aveva rotto il suo. Quest’ultimi vinsero alla fine della prova la medaglia d’oro, mentre Monti e Siorpaes dovettero accontentarsi del bronzo.

    

    

    

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