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Milano-Cortina, i campioni dimenticati: gli aggiornamenti sul caso tedofori

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Alberto Pontara

Alberto Pontara

Nei giorni scorsi è scoppiata la polemica sui tedofori di Milano-Cortina: molti ex atleti azzurri, tra cui diversi medagliati, hanno lamentato il fatto di non essere stati convocati, a scapito di altri personaggi non legati allo sport. Ora l’intervento del Governo che dopo un incontro con Coni e Fondazione Milano-Cortina fa sapere: "I ministri Salvini e Abodi hanno auspicato il coinvolgimento di tutti gli atleti più rappresentativi, ottenendo rassicurazioni"

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Partiamo dalla fine, perché l’ultima notizia è quella più importante: il Governo, con il ministro dello Sport Abodi in testa, ha chiesto alla Fondazione Milano-Cortina e al Coni un incontro urgente per trovare una soluzione, quella di aggiungere in extremis, nella lista dei tedofori, gli ex atleti, in alcuni casi vere e proprie leggende azzurre delle Olimpiadi, che erano stati “dimenticati” o non inclusi nell’elenco di chi ha portato la torcia olimpica nel percorso verso i bracieri di Milano e Cortina. Una soluzione “sul gong” ma di assoluto buonsenso, dopo le polemiche scoppiate negli ultimi giorni. Confermata da una nota del Governo: "Finita la videocall sui tedofori, convocata dai ministri Matteo Salvini e Andrea Abodi. Entrambi hanno auspicato il coinvolgimento di tutti gli atleti più rappresentativi, ottenendo rassicurazioni". Il presidente di Fondazione Milano-Cortina Giovanni Malagò, dopo la riunione, ha puntualizzato:"La politica abbia il dovere di informarsi e capire come stanno le cose, poi ognuno ha competenze e responsabilità. Oggi abbiamo fatto una riunione e ne abbiamo parlato. Noi italiani saliamo facilmente sul podio di creare polemiche. L'ultima cosa al mondo è che ci possa essere una medaglia d'oro non coinvolta, credo che domani ci saranno delle puntualizzazioni". 

Gli esclusi eccellenti

A dar voce agli esclusi eccellenti in particolare la Gazzetta dello Sport, che ha ospitato la protesta di alcuni azzurri “dimenticati”. A partire da Silvio Fauner, eroe della staffetta che a Lillehammer ’94 compì una vera e propria impresa battendo i padroni di casa, solitamente dominatori della specialità, uno dei momenti più alti dello sport olimpico italiano. L’ex fondista, in un’intervista al quotidiano milanese, aveva lamentato la totale dimenticanza nei suoi confronti, da parte degli organizzatori del viaggio della fiamma olimpica. Aggiungendo, con una nota polemica, che erano stati preferiti influencer e personalità dello spettacolo alle leggende azzurre dello sport. A stretto giro era arrivata la risposta di Fondazione Milano-Cortina, che aveva spiegato così l’assenza di Fauner tra i tedofori: “pur nel massimo rispetto della sua straordinaria storia sportiva, ricopre una carica politica, una condizione che rientra tra i requisiti preliminari di esclusione previsti e perfettamente specificati sul regolamento pubblicato sul nostro sito”. E’ vero, Fauner è vicesindaco di Sappada, ed essere vicesindaco è certamente una carica politica. Ma se esistono le regole, devono esistere anche le dovute eccezioni: nessuno infatti può pensare che Fauner possa o voglia ottenere un vantaggio dall’essere tedoforo. E soprattutto, si poteva prevedere che un’assenza come la sua avrebbe potuto creare polemiche e in alcuni casi comprensibili risentimenti. Così come è avvenuto per altre leggende azzurre non chiamate a portare la torcia olimpica nel suo viaggio per l’Italia, come ad esempio le medaglie d’oro Piero Gros (anche lui piuttosto risentito, nell’intervista rilasciata alla Gazzetta) e Giuliano Razzoli.

La soluzione in extremis

Al tempo stesso, va detto che l’Olimpiade vive di visibilità, di popolarità, e di sponsor. E’ quindi del tutto legittimo che le aziende e gli organizzatori, che investono (e hanno investito parecchio) sui Giochi di casa, possano caldeggiare la presenza di tedofori anche al di fuori del perimetro sportivo, per aumentare l’interesse nei confronti del viaggio della torcia. Non stiamo, quindi, parlando di torti e ragioni, ma semplicemente di due ragioni. Il passaggio della fiamma olimpica è un evento di popolo e come tale va vissuto, anche uscendo dall’esclusivismo sportivo. Va specificato, per una questione di trasparenza e per evitare retropensieri politici, che la competenza sulla scelta dei tedofori non è mai appartenuta al Governo: se lo fosse stata, sarebbe stata un vulnus all’autonomia dello sport e delle Olimpiadi. In sostanza, ci sono state delle dimenticanze, si è venuta a creare una sorta di cortocircuito informativo, ma è bene che si sgombri il campo da retropensieri, attacchi personali, scaramucce sterili. Più che puntare il dito sulla presenza dell’influencer a scapito dello sportivo, e sugli invitati degli sponsor (necessari all’organizzazione dell’evento), bisogna chiedersi perché non siano stati considerati anche i grandi ex campioni, ma soprattutto correggere al volo, visto che c’è ancora tempo. Questa è l'indicazione che arriva dall'incontro tra Governo, Coni e Fondazione Milano-Cortina. La notizia che, in fondo alla vicenda, davvero conta.

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