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13 febbraio 2018

Olimpiadi invernali, oro per Arianna Fontana. Anthony, i pattini e i tatuaggi: tutti i segreti di Arianna

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Primo oro per l'Italia all'Olimpiade invernale coreana. Lo ha conquistato la nostra portabandiera Arianna Fontana nello short track 500 metri. Ripercorriamo la carriera della 27enne di Sondrio

IL RACCONTO DELLA 13^ GIORNATA

Ha iniziato da giovanissima e ora dopo questa Olimpiade potrebbe decidere di smettere. Per ora non ci ha voluto pensare. Sicuramente potrebbe esserci l’ipotesi di andare negli Stati Uniti, in Florida, paese di suo marito Anthony Lobello. Nel frattempo continua a dare popolarità a uno sport in realtà è poco praticato in Italia. "È uno sport di nicchia, di pochi atleti, ma buoni. In qualche modo anche se non ci sono i numeri riusciamo sempre a dire la nostra e a battere paesi che hanno attrezzature e un numero di atleti maggiore del nostro." E per allenarsi si è dovuta spostare, allontanarsi dalla famiglia. "È stato abbastanza pesante. All’inizio andavo a pattinare a Lanzada, che sono 20-30 minuti da casa mia. Purtroppo poi Lanzada ha chiuso quindi la scelta era andare a Bormio o a Milano che dome distanza in macchina era uguale. La scelta è caduta su Bormio e i genitori, miei e di un’altra ragazza che si chiama anche lei Arianna, ci hanno portato a Bormio e ci hanno sostenuto". Bello impegnativo fin da subito. Una volta arrivata alle superiori la scelta è stata quella di trasferirmi a Bormio. Era più semplice per me e anche per i miei genitori, il fatto di non dovermi accompagnare avanti e indietro. Poi è arrivata la prima convocazione in Nazionale e siamo arrivati all’Olimpiadi così. Vivevo a Bormio dal lunedì al venerdì. Tornavo a volte il weekend. Dipendeva dagli allenamenti e  se ero in Nazionale c’erano gare. Vivevo in casa-famiglia. Non dovevo cucinare, lavare…" . 

Per una ragazzina vivere lontano da casa non era semplice e i sacrifici erano molti. "Se una sera vuoi uscire, fare un po’ più tardi, mangiare una pizza, farti una birretta, non ti fasci la testa. Invece per noi atleti non è così. Bisogna stare più attenti su certe cose. Il riposo è quasi più importante dell’allenamento, quindi …se dovessi fare le 3 di notte tutti i giorni sarei poi un cadavere in pista, quindi non è l’ideale". Nonostante i sacrifici e la lontananza dalla famiglia non ha mai pensato di smettere, non ha mai mollato. "Io sono sempre stata una molto testarda. Avevo i miei obiettivi, volevo essere la più forte. Sapevo che c’erano dei sacrifici da fare. Li ho sempre affrontati con serenità. Avevo i miei obiettivi e volevo raggiungerli". Se le si chiede quale siano un suo pregio e un suo difetto li riassume con una sola parola: testardaggine. "Mi ha aiutato a raggiungere certi risultati, ma mi ha messo anche in tanti guai. Perché se io mi impunto su una cosa, ho una mia idea, voglio prendere quella strada e se lungo il tragitto qualcuno si offende, amen". Prima dell’Olimpiade aveva detto che voleva l’oro, ma che per lei l’importante sarebbe stato soprattutto l’atteggiamento in pista. "Voglio arrivare in fondo consapevole di aver fatto tutto il possibile, di non essere mai stata così in forma, così forte, così veloce. Se arrivo lì e avrò già raggiunto questo, sono contenta. Se le altre mi battono è perché sono più forti. Io più di così non potevo fare". Tenace anche negli allenamenti. Soprattutto negli ultimi anni ha affiancato sul ghiaccio ha abbinato allenamenti mirati in palestra. "Mi sono concentrata molto sulla tecnica, lavori di imitazione dei movimenti che imitano il movimento del pattinaggio. Sento che io ne traggo molto beneficio" .  

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Uno dei suoi segreti è la partenza. Ha una grande potenza nelle gambe ha capito che nella fase iniziale della gara poteva avere un vantaggio sugli altri. "La mia partenza deriva dal pattinaggio a rotelle. La prima volta che l’ho utilizzata ero a Vancouver. Ho pensato a questo tipo di partenza perché cercavo qualcosa che mi aiutasse sulla partenza, che mi rendesse un po’ più reattiva. Ho ripensato a come pattinavo prima con le rotelle. Ho detto proviamo, non è stato facile al momento. Come posizione non è molto comoda, poi in partenza devi stare fermo, aspettando lo sparo. Se non sei tranquillo è un po’ un problema, ma provi, provi, provi, sono riuscita a farla mia. Ci sono alcuni che hanno iniziato a imitarla. Un ragazzo canadese e anche una ragazza polacca. Viene utilizzata da chi come me è avvantaggiato dall’utilizzare questo tipo di partenza". Bellissima la sua storia d’amore con il marito Anthony. Anche lui è stato un pattinatore di short track, ma prima di conoscerla gareggiava per gli Stati Uniti. Ha deciso poi di far valere le sue origini italiane e di gareggiare con gli azzurri solo per starle vicino. "Dopo Vancouver abbiamo cominciato a parlarci un po’. Ho capito che c’era interesse da parte sua. Ma io ero fidanzata. Poi mi sono lasciata e ho provato ad avvicinarmi con lui. C’è sempre stato qualcosa, ma anche il problema della lingua. All’epoca non parlavo bene inglese quindi era un po’ dura parlarci. C’è stato un po’ questo tira e molla perché una volta ero impegnata io, una volta era impegnato lui. C’è stato un po’ un inseguimento. Poi un giorno si è presentato qua, senza dire niente a nessuno, mi ha detto io sono qua per te. Ho detto, va bene. Io in quel periodo stavo con un altro ragazzo. Il tempismo caro mio non è quello giusto. Però lui non ha mollato e alla fine sono contenta perché con lui posso essere me stessa, parliamo di tutto, ci mandiamo anche a quel paese…poi subito pace. Lui mi ha reso anche una persona migliore perché con lui riesco ad aprirmi di più. Ero molto chiusa prima, stavo molto sulle mie. Adesso, grazie alla sua personalità, riesco ad essere un po’ più aperta con tutti e mi ha fatto bene questa cosa"

Così dolce e pacata quando le si parla, porta sul ghiaccio una personalità molto grintosa e sul corpo i segni della sua determinazione. 4 tatuaggi, l’ultimo realizzato appena prima dell’Olimpiade. Di solito gli atleti scelgono di farlo dopo. Lei invece lo ha fatto prima. "Il primo è stato nel 2009. È sempre stata una passione che avevo fin da piccola e i miei genitori mi dicevano, fino a quando non avrai 18 anni tu tatuaggi non ne avrai. Benissimo, appena compio 18 anni me lo faccio. Così è stato. Mi sono tatuata una manta sulla schiena. Poi ho un’orca e un’aquila su un fianco e poi ne ho un altro sul piede". Un’Olimpiade che per lei era speciale fin dal suo inizio. Arrivarci da portabandiera, guidare la delegazione italiana alla cerimonia d’apertura non è da tutti. È solamente la seconda atleta della Federghiaccio a farlo nella storia dei Giochi invernali. L’altra era stata Carolina Kostner. Anche lei presente ai Giochi. Anche lei non giovanissima, ma che ha dimostrato fin dalla prima esibizione di esserci a pieno titolo. Arianna Fontana era già di diritto nella storia delle Olimpiadi. Ora si godrà il meritatissimo oro, guardando però avanti alle gare dei prossimi giorni.

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