Marieke Vervoort, la sua ultima corsa in pista

Olimpiadi

Giovanni Bruno

Marieke ha deciso di smettere di soffrire. Lo ha fatto per tanti anni. Ha lasciato vincere il dolore? La malattia? Forse, ma quanto ha sofferto per vivere fino ad ora e quanto avrebbe sofferto ancora?

Quanto poteva essere forte il dolore? Di sicuro immenso, terribile, insopportabile. Drammaticamente vero. Talmente forte da lasciar perdere la vita, talmente forte da far dire basta, talmente forte da annientare anche chi ha fatto della forza la propria ragione di vita, con lo sport come elemento trainante nel poter tentare di vivere.

 

Marieke Vervoort ha chiuso la sua esistenza di dolore con la rinuncia alla vita, quella vita che per certi versi l’aveva vista rinascere grazie alle tante attività che aveva dovuto e voluto fare, quella magica molla di sopravvivenza in una esistenza terribile, fatta da oltre 20 anni di malattia neurodegenerativa.

Se da una parte miglioravano i suoi risultati sportivi, dai Giochi paralimpici con l’atletica in carrozzina-Londra 2012 e Rio 2016- al paratriathlon di Kone alle Hawaii, scherma, immersioni, lanci con il paracadute, dall’altra parte peggiorava il suo stato fisico. Dolori e sofferenza continua. Senza un futuro, sempre peggio.

 

Peggiorava Marieke, lo sapeva ogni giorno ed ogni minuto, una stilettata di dolore a quella sua immane forza nel resistere, tanto poi da farla decidere di firmare per finire. Ha lasciato vincere il dolore? La malattia? Forse, ma quanto ha sofferto per vivere fino ad ora e quanto avrebbe sofferto ancora? Una scelta come l’ultima corsa in pista.

 

“Faccio uscire tutti i miei pensieri, combatto la paura, la tristezza, la sofferenza così. Ho vinto l’oro, certo, mi vedete sorridere con la medaglia, ma non vedete però il lato oscuro” . Le sue parole. E’ una sconfitta? No, non è così. Le lacrime che appaiono sul suo volto, quando sale sul pennone la bandiera del Belgio e lei è su quel tanto desiderato podio. Non è altro che una sottile commozione, un leggerissimo filo di gioia che ha trovato spazio nella sofferenza. Come il suo fido Zenn che, affascinato dal suo coraggio, non la lascia mai, sempre vicino ad aiutarla in tutto.

 

Ha vinto ancora Marieke, ha vinto tra le lacrime dove troverà serenità, il ricordo delle sue imprese, il dolce sorriso e quella parola che è mancata negli ultimi 26 anni. Pace.

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