Atletica, positiva al doping la paralimpica Martina Caironi: fu oro a Londra e Rio

Olimpiadi

Danilo Freri

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L'atleta paralimpica, oro nei 100 metri a Londra 2012 e a Rio 2016 (in cui fu anche portabandiera), sarebbe stata trovata positiva a un metabolita di steroide anabolizzante. L'azzurra all'Ansa: "Sostanza contenuta nella crema cicatrizzante che ho assunto per curare un'ulcera"

E’ un vero shock, per tutti. Per l’atleta, per il movimento paralimpico che Martina Caironi rappresenta come pochi altri nella storia, per lo sport italiano in assoluto. La notizia dura e cruda dice che Martina Caironi è risultata positiva ad un controllo antidoping a sorpresa. Controllo avvenuto il 17 ottobre, la sostanza è il clostebol, uno steroide anabolizzante. La seconda sezione del Tribunale Nazionale Antidoping ha immediatamente sospeso l’atleta proprio alla vigilia dei Mondiali di Doha che così dovrà saltare. La Caironi è una bandiera dello sport paralimpico, anzi la bandiera italiana l’ha anche portata alla sfilata di Rio 2016 e ai Mondiali di Atletica Paralimpica del 2017. Il simbolo più importante per lei che è un simbolo. Ecco perché è scioccante accostarla ad una vicenda di doping. La spiegazione c’è. Il clostebol è contenuto in una crema in commercio, il Trofodermin.  Serve per curare abrasioni, ulcere e piaghe. Martina Caironi l’ha usata per una maledetta ferita all’apice del moncone, un problema che con l’uso della protesi è diventato spesso di difficile gestione. Comprensibile, ma meno comprensibile è il fatto che il prodotto è molto noto e ha provocato decine di casi di doping in questi anni. Una serie di leggerezze ora inguaiano anche un’atleta esemplare come la Caironi. Ad esempio un medico che avrebbe consigliato di usare la crema ma in piccole dosi., Ad un controllo di luglio era tutto ok, poi l’ulcera si è riaperta e ad ottobre il controllo ha trovato tracce di clostebol. La ferita è ancora lì, non guarisce e fa male, ma adesso le ferite da curare sono due. Ora c’è anche l’orgoglio e l’onore di una campionessa.

Caironi: "Crema che uso per ferite da protesi"

"Conosco la sostanza contenuta nella crema cicatrizzante che ho assunto: l'ho acquistata a gennaio dopo tre mesi di sofferenza per un'ulcera all'apice del moncone. Si tratta di una ferita aperta che nessuno farmaco è riuscito a richiudere". Martina Caironi, in una dichiarazione all'ANSA, spiega così la positività al doping. L'azzurra spiega di aver usato in questi mesi la crema e che "all'ultimo controllo di ottobre ho dichiarato tale sostanza. Mi ritrovo a dover saltare un Mondiale in un anno fondamentale senza ancora aver provato una definitiva cura per la mia ulcera".

La campionessa azzurra, che da domani sarebbe stata impegnata a Dubai per i mondiali di atletica paralimpica, spiega di aver avuto l'ok all'uso della pomata. "In attesa dell'esito delle controanalisi del campione B - sottolinea l'atleta - sono a conoscenza della sostanza contenuta nella crema cicatrizzante che ho assunto. E che ho comprato nel gennaio 2019 dopo tre mesi di sofferenza per un'ulcera all'apice del moncone. Si tratta di una ferita aperta che nessuno farmaco è riuscito a richiudere e nemmeno il non utilizzo delle protesi da cammino e da corsa, con evidenti disagi importanti. A gennaio chiedo al medico federale la possibilità di usare questa crema e mi viene detto che deve essere impiegata in modo locale e a piccole dosi, e che non è necessario il TUE (esenzione per uso terapeutico ndr) per le quantità troppo basse. Faccio il test antidoping a luglio che risulta negativo. Da quel momento la ferita si apre altre due volte ma in maniera meno grave e quindi ritengo di poter continuare in piccole dosi in quanto sicura di non incorrere in alcun tipo di infrazione, tanto è vero che all'ultimo controllo antidoping di ottobre ho dichiarato tale sostanza. Ora mi ritrovo a dover saltare un Mondiale in un anno fondamentale senza ancora aver provato una definitiva cura per la mia ulcera".

 

Pancalli: "fulmine a ciel sereno, Caironi sempre esemplare"

"Questa notizia è un fulmine a ciel sereno. Martina è sempre stata un'atleta esemplare sia in pista che nella vita. Prima di esprimere ogni giudizio vogliamo conoscere a fondo la vicenda sempre nella consapevolezza che saranno gli organi preposti a valutare il caso. Al momento non possiamo che esprimere sorpresa per una campionessa che ha sempre fatto parlare di sè prima di tutto per gli eccezionali risultati sportivi". Luca Pancalli, presidente del Comitato Italiano Paralimpico, commenta così l'immediata sospensione dall'attività sportiva di Martina Caironi trovata positiva al Clostebol Metabolita nell'analisi del primo campione al controllo fuori competizione effettuato dalla Nado Italia il 17 ottobre 2019 a Bologna. La Caironi, atleta paralimpica, campionessa della categoria T42 sui 100 metri ai Giochi di Londra 2012 e Rio 2016, e argento nel lungo sempre in Brasile, nel 2007 ha subito l'amputazione della gamba sinistra a seguito di un incidente in moto. 

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