Tokyo 2020, Italia di bronzo nella staffetta 4x100 mista: 6^ medaglia azzurra nel nuoto

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Lia Capizzi

Lia Capizzi

Il nuoto regala un'ultima medaglia all'Italia alle Olimpiadi di Tokyo 2020, è il bronzo della staffetta maschile 4x100 misti. Gli azzurri Thomas Ceccon, Nicolò Martinenghi, Federico Burdisso e Alessandro Miressi hanno chiuso alle spalle di Stati Uniti e Gran Bretagna. Si tratta della sesta medaglia (due argenti e quattro bronzi) italiana nel nuoto in questi Giochi

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Più che una medaglia è un timbro. Il bronzo della 4x100 mista maschile certifica l’ottimo stato di salute del nostro nuoto. Quattro ragazzi tra i 19 e i 22 anni capaci di arrivare dietro solo alle due potenze USA e GBR e di ricacciare giù dal podio la Russia (o ROC, chiamatela come volete). La piccola Italia è diventata importante, può sedersi a banchettare con i grandi del mondo. Con autorevolezza e con considerazione. Thomas Ceccon è il talento puro, 20enne vicentino che si allena a Verona sotto la guida di Alberto Burlina, è un predestinato, ha sempre fatto parlare di sé sin dalle categorie giovanili, aveva fatto le prove generali alle Olimpiadi giovanili di Buenos Aires 2018 conquistando cinque medaglie, di cui l’oro nei 50 stile libero. C’era pure il rischio che si montasse la testa perché crescere con la nomea del “piccolo Phelps italiano” è un piacere ma pure una zavorra. Specialista del dorso e dei misti ha scoperto negli ultimi mesi un amore per i 100 stile, lo svilupperà nei prossimi anni e state pur certi che esploderà davvero nella gara regina. Per il momento resta l’uomo di punta a pancia in su, apripista in 52”52 consegna in dote un secondo posto a Nicolò Martinenghi.

 

Il varesino ha già al collo il bronzo individuale dei 100 rana, ma è ancora affamato, vuole il dolce: è il suo compleanno, 21 anni pretende la torta di compleanno. Là davanti il supersonico Adam Peaty (56”53) ha già preso il largo ma c’è l’americano Michael Andrew da tenere a bada (58”49) e soprattutto l’eterna ricerca del numeretto 57 che corrisponde al Santo Graal della rana. In batteria aveva sfrecciato in batteria in 57”94 (crono lanciato), in finale Nicolò, per tutti Tete, esprime un 58”11 che mantiene gli azzurri al secondo posto.

 

Tocca a Federico Burdisso, che in quanto a personalità non è secondo a nessuno. Il 19enne di Pavia è sempre temerario, anche a costo di passaggi che nel gergo del bordovasca sono “a fagiano”, cioè spesso azzardati. Ma il delfinista allenato da Simone Palombi non fa mai nulla a caso, pondera tutto, ha una testa fuori dal comune, selettivo quanto basta. Ha avuto pure qualche problema negli ultimi mesi a farsi comprendere, la sua stanza al Centro di Preparazione dell’Acqua Acetosa di Roma ha sempre la luce accesa in orari improbabili, ma cosa diavolo fa? Studia, semplice. Ha trascorso l’ultimo anno ad allenarsi di giorno in acqua mentre a notte fonda davanti al suo IPad seguiva le lezioni online del suo college Usa a Chicago. Se tu sei capace di una tale dedizione e routine, campione affamato e pure studente modello, sei già speciale a prescindere. “Vedrete a Tokyo di cosa sono capace...”, andava dicendo. E lo abbiamo visto. Nella sua gara, i 200 delfino, ha azzannato un bronzo gigantesco. In staffetta però gli tocca nuotare la mezza distanza che non è proprio la sua specialità, lui lo fa comunque fa superando i propri limiti. Caeleb Dressel e James Guy lo superano ma Burdisso nell’economia di questa Italia fa davvero la differenza, per il fatto di essere l’unico dei quattro azzurri non specialista della propria frazione: stampa un 51”07 che lascia a bocca aperta.

 

La chiusura tocca al gigante di Moncalieri, Alessandro Miressi. Ha già trascinato la 4x100 stile all’argento all’inizio di questi Giochi, uomo jet ma pure trascinatore, non perde tempo a rincorrere Usa e GBR già lontane, ma come un mastino tiene lontano l’orso russo Kolesnikov (47”03). Il 22enne allievo di Antonio Satta tocca la piastra in 47”47. E’ fatta. Giusto il tempo di attendere l’ufficializzazione e i quattro moschettieri possono esultare.

Che bronzo esaltante e potente… Il nuoto tricolore non si basa più su due o tre punte di diamante, come è stato negli ultimi 15 anni con Federica Pellegrini e Greg Paltrinieri o Gabriele Detti. La nuova Italia del nuovo rappresenta un gruppo di campioni che possono competere a livello mondiali in più specialità. Giovani, scanzonati, affamati e soprattutto uniti. Le Olimpiadi di Tokyo si chiudono in piscina con il bottino di sei medaglie azzurre, due argenti e quattro bronzi.

 

Sei, lo stesso numero di Sidney 2000, la spedizione spartiacque nella storia del nostro nuoto con il boom dei due ori nella rana di Domenico Fioravanti e quello del mattatore Massimiliano Rosolino nei 200 misti. Rispetto a 21 anni fa qui al Tokyo Acquatics Center non è arrivata la medaglia d’oro. Unico rammarico. Ma oltre al metallo conta anche l’unicità. Le medaglie che rendono più pesante il bagaglio di ritorno dell’Italia sono impensabili, storiche, un ponte di passaggio tra la vecchia e la nuova generazione. Il presidente Barelli, il DT Cesare Butini e tutto lo staff della Federnuoto possono gongolare, ne hanno il diritto.

 

Nel medagliare gli azzurri sono 11esimi, altre nazioni come Francia e Germani sono molto indietro. L’ultimo bronzo della 4x100 mista maschile è esattamente quel timbro per un lasciapassare tra le grandi. Prego accomodatevi, azzurri, potete sedervi e mangiare insieme a noi. Potete pure parlare a voce alta. Adesso ne avete il diritto.

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