Storia delle Paralimpiadi: la più grande raccolta biografica umana universale

PARALIMPIADI

Sara Cometti

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Cosa sono le Paralimpiadi? Chi le ha inventate? E quale insegnamento possono lasciarci? Storia della più grande raccolta biografica umana universale. Il miglior manuale di auto conservazione della specie che un uomo abbia mai saputo redigere e letteralmente inventare, per imparare l'unica regola davvero importante per esistere: andare avanti e vivere

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Paraolimpiadi o Paralimpiadi? Cosa sono? Chi le ha inventate? A che servono Partiamo dall'inizio. Paralimpiadi. Non Olimpiadi per paralitici, paraplegici o atleti afflitti da chissà quale "para" patologia. No. Semplicemente Giochi paralleli a quelli Olimpici. Questo sognava che fossero, "papà" Ludwig Guttmann, celebre neurologo tedesco, rifugiatosi in Gran Bretagna per sfuggire alle persecuzioni naziste, di fatto l'inventore dei Giochi Paralimpici che presero il via per la prima volta a Roma nel 1960. Se vi dicessimo che il suo sogno non muoveva da un ideale romantico, ma dalla razionalissima esigenza di mantenere in vita i soldati feriti in guerra per trasformarli in contribuenti, senza dubbio verremmo additati quanto meno di cinismo e bollati come very politically uncorrect. In realtà, se quest'ultimo fosse stato davvero l'intento originario, da un certo punto di vista rappresenterebbe - anche oggi - quanto di più aperto, inclusivo e antidiscriminatorio un pensiero completamente libero possa generare. Olimpiadi e Paralimpiadi. Due piani che dal 1960 si affiancano apparentemente solo paralleli, ma che proiettati all'infinito, in una narrazione euclidea e romantica, potrebbero finalmente incontrarsi e persino coincidere, condividendo ogni singolo punto che li compone. Sì, un giorno forse capiterà. Ad oggi, però, piena coincidenza tra quei due piani ancora non c'è, perché come hanno brillantemente rilevato gli autori di uno dei più riusciti documentari sportivi degli ultimi anni (n.d.r. Rising Phoenix, disponibile con Sky Q su Netflix): "Alle Olimpiadi vengono creati gli eroi. Alle Paralimpiadi arrivano gli eroi".

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Quelli che corrono veloci, sì, ma per scappare. Dal ricordo degli orrori che i loro occhi di bambini hanno dovuto subire. Quelli che nuotano con l'eleganza di un cigno, perché, il loro vivere perennemente in equilibrio su un unico arto, in acqua magicamente si trasforma in un armonioso danzare. Quelli che fanno canestro senza usare le braccia o centrano un bersaglio senza vedere. O che saltano, in lungo e in alto, solo per cadere e poi rialzarsi, come può succedere a tutti nella vita, ma come solo pochi sanno fare. Sì. Guttmann aveva visto bene. Aveva intuito il potere magico e riabilitativo che lo sport riesce a trasmettere e regalare e sapeva perfettamente con quanta forza e a che distanza il messaggio portato da un grande evento sportivo riesce ad arrivare. Qualcuno potrebbe chiamarla retorica, altri trasformarlo in cinismo, per chi scrive si tratta di visione. Guardatela una gara paralimpica, ma non solo con gli occhi, quelli quasi dimenticateli. Lasciatevi guidare dalla testa e alla fine statene certi che sentirete il vostro cuore. Scoprirete che dalle Paralimpiadi non si impara molto sulla vittoria. Si impara sull'umanità. Non si impara come battere un avversario, ma come sfidare se stessi. Non c’è posto per gli stereotipi, para o normali. Nessuno spazio a tragiche e compassionevoli litanie. Alle Paralimpiade non è mai, in nessun caso, neppure nei più drammatici, la fine. È sempre solo l'inizio. La prima pagina di un libro da leggere. La prima riga di un diario da scrivere. Un foglio bianco da colorare. L’alba di una nuova vita. "Una figata", insomma. Copyright made in Vio.

Bebe Vio e non solo: i nostri eroi paralimpici

Vio, all’anagrafe Beatrice. Campionessa paralimpica, mondiale ed europea di fioretto in sedia, o carrozzina, a voi scegliere come dire. Portabandiera insieme a Federico Morlacchi ai Giochi di Tokyo. Per tutti, in tutto il pianeta semplicemente Bebe, il simbolo dell’evento sportivo pensato da Guttmann, che oggi palpita e scalpita e anche grazie a lei è diventato un vero movimento globale. Eppure, capita di sentire ed è legittimo forse anche pensare che: "Basta con questa Bebe Vio, ci sarà mica solo lei...". Ecco, se siete tra questi e mai ne avrete l'opportunità o l'occasione, provate a mettervi in gioco. Alla prima occasione, accomodatevi in sedia davanti a lei. Chi scrive ci ha provato e ne è rimasta folgorata, come la più lenta delle utilitarie pronta al semaforo con la più veloce delle fuoriserie: una che ancora aspetta a partire, l’altra già ai box a stappare. Ancora non ne siete convinti e dite: "Sì, ma basta, sempre lei..."? Va bene, mettiamo via la fenice risorta (fenice, così nella sua prima vita gli amici del gruppo scout la chiamavano) e parliamo di un bellissimo fiore affamato di vita, sbocciato anche questo dopo una velenosa meningite: Veronika Yoko Plebani. Un'esplosione di forza e vitalità, già rinata almeno altre tre volte, grazie a snowboard, canoa e triathlon. Vedere per credere in tutto il suo splendore. Oppure parliamo di Ambra Sabattini, 19 anni, prima paralimpiade è già un record mondiale. Tornata in pista, neanche a dirlo, grazie ad Art4Sport. Se volete possiamo andare avanti ancora a lungo, e ancora e ancora, ma alla fine sarà di nuovo Bebe a tornare, a rinascere, a sorridere e di nuovo tornare. Magari anche solo una delle sue: "Noi paralimpici siamo come il calabrone: voliamo senza averne le caratteristiche. Perché niente è impossibile". Come la luna che accompagna i sogni. Qualcuno potrebbe mai chiederle di oscurarsi e smettere di ispirare? Mancherebbe ancora una risposta alle domande iniziali: a cosa servono le Paralimpiadi? Certamente a generare contribuenti. Poi sponsor e tanto marketing. Semplicemente anche ad intrattenere, grazie a protagonisti unici, a dir poco eccezionali. Persone, poi atleti, che in un universo che difficilmente si plasma in funzione dei singoli, hanno imparato come adattarsi al mondo e non come adattare il mondo a sé. E infine, mettendo da parte parallelismi e geometrie, analogie, metafore e paragoni, se è vero che tutti abbiamo una storia da raccontare, le Paralimpiadi rappresentano la più grande raccolta biografica umana universale. Il miglior manuale di auto conservazione della specie che un uomo abbia mai saputo redigere e letteralmente inventare, per imparare l'unica regola davvero importante per esistere: andare avanti e vivere. Noi che non siamo atleti paralimpici, ma banalmente solo umani, davvero lo sappiamo fare?

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