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Bledisloe Cup, All Blacks da record: Australia ko 43-5

Rugby

Francesco Pierantozzi

La Nuova Zelanda conquista per il diciottesimo anno di fila la Bedisloe Cup. Australia sconfitta a Sydney 43-5, peggior sconfitta dei Wallabies contro gli All Blacks

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Numeri, di tutti i tipi, in campo e nelle statistiche. Gli All Blacks giocano un rugby unico, sono divertenti e pragmatici, cambiano stile e strategia, aggiungono record e trovano protagonisti diversi. A Sydney si portano a casa per il diciottesimo anno consecutivo la Bledisloe Cup, il trofeo del trans-tasman derby, e battono l’Australia 5-43, peggior sconfitta dei Wallabies della storia contro di loro, più rotondo del 43-6 a Wellington, in Nuova Zelanda, nel 1996. Segnano 6 mete contro 1, due sono di Richie Mo’unga che oltretutto usa i piedi come le mani, anche per passare il pallone, non solo nel perfetto gioco strategico del calciare per il territorio e per metter pressione in una giornata umida di pioggia. La sua ventesima partita con la maglia degli All Blacks è la migliore di sempre, creativa, intelligente, senza errori, buona anche per mettere fine al dualismo con Beauden Barrett, i due, come dimostrato, col secondo estremo, possono coesistere fanno ancora più danni. Nessuna staffetta per il posto da mediano di apertura. Mo’unga, 26 anni, padre tongano, madre samoana, nato a Christchurch, isola del sud, uomo Canterbury e Crusaders, è l’emblema dell’uomo normale, alto 176 cm con poco più di 80 chili sulla bilancia. Non è il fenomeno extralarge, il superman travolgente, tutto potenza e muscoli. Tecnica, intelligenza, classe…E pensare che quindici giorni si parlava, a Eden Park, Auckland , dopo il 27-7 degli All Blacks sull’Australia, solo del nuovo Lomu, di Caleb Clarke, maglia numero 11, esplosivo e forte, grande e grosso (190 cm e quasi 110 kg). Gli All Blacks hanno campioni di tutte le taglie, di tutti i tipi per tutte le occasioni, sanno rinnovarsi e adattarsi, senza stravolgere la tradizione, si limitano a farlo coi record, ritoccando…i numeri.