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16 ottobre 2017

NFL, Kaepernick cita in giudizio i proprietari delle franchigie per collusione

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L'ex quarterback dei 49ers è senza contratto da marzo e ha deciso di ricorrere alle vie giudiziarie accusando i proprietari delle 32 franchigie di collusione. Si sarebbero messi d'accordo per non ingaggiarlo a causa del suo gesto polemico: fu lui infatti a inginocchiarsi per primo durante l'inno nella scorsa stagione

Colin Kaepernick prosegue nella sua lotta contro i mulini a vento e cita in giudizio i proprietari delle 32 franchigie NFL. Il quarterback, attualmente senza contratto, è diventato famoso lo scorso anno per essere stato il primo a inginocchiarsi durante l’inno nazionale. Dopo qualche mese molti dei suoi colleghi hanno aderito alla sua protesta, creando una vera e propria faida tra la NFL e il presidente Trump. Adesso arriva l’ultimo capitolo della vicenda, la causa di Kaepernick ai proprietari delle 32 squadre della lega, colpevoli secondo l’ex giocatore dei 49ers di essersi messi d’accordo per non ingaggiarlo. Un’accusa non semplice da dimostrare e per questo Kap ha deciso di non passare dai legali dell’associazione dei giocatori NFL assumendo invece Mark Geragos, avvocato di fama internazionale che in passato ha difeso clienti di alto profilo come Micheal Jackson, l’ex pilota Nascar Jeremy Mayfield e il cantante Chris Brown.

L’accusa

Tramite la documentazione presentata Mr. Geragos ha chiesto un’udienza per giudicare la NFL e i proprietari delle squadre che “si sono messi d’accordo per privare Mr. Kaepernick del suo diritto all’impiego a causa della sua leadership nella battaglia per l’uguaglianza e per la giustizia sociale, e per aver fatto luce sulla tendenza di alcune istituzioni a sminuire l’uguaglianza razziale negli Stati Uniti”. L’accusa dell’avvocato - inviata in copia all’associazione giocatori, alla NFL e ai 32 proprietari - non è di quelle leggere ed è destinata a far discutere gli ambienti alti della lega. In un tweet Geragos ha aggiunto che la decisione di ricorrere in giudizio è stata presa “solamente dopo aver percorso ogni possibile strada con tutte le franchigie NFL e i loro dirigenti”.

“Un precedente che minaccia tutti i patrioti”

“Se la NFL (come tutte le leghe professionistiche) vuole rimanere un ambiente meritocratico, allora le proteste pacifiche per i principi (che anche i proprietari stessi hanno portato avanti nelle scorse settimane) non dovrebbero essere punite", scrive Geragos nel suo comunicato. "Un precedente simile minaccia tutti i patrioti americani e ci porta indietro ai giorni più bui della nostra nazione. Proteggere gli atleti da questa condotta collusa è quello che ha convinto Mr. Kaepernick a ricorrere in giudizio. Il suo obiettivo è, e rimane, quello di essere trattato in modo leale dalla lega per cui ha giocato ai più alti livelli, per tornare protagonista su un campo da football”.

Il supporto dei suoi compagni

L’associazione dei giocatori della NFL ha risposto offrendo il suo supporto a Kaepernick “come ha sempre fatto con tutti i suoi assistiti”. Al suo fianco è sceso l'ex compagno di squadra Eric Reid, safety dei San Francisco 49ers, che ancora una volta si è inginocchiato durante l’inno durante la partita tra Washington e San Francisco: “Continuerò a sostenere Colin. Credo che le statistiche provino il fatto che sia un quarterback all’altezza di questa lega e quindi supporto la sua decisione”.

Ancora senza contratto

Kaepernick ha iniziato la sua protesta lo scorso anno: ha preso una posizione pubblicamente, lo ha fatto per primo e probabilmente sta pagando ancora oggi per essersi esposto. Il quarterback è senza contratto dallo scorso marzo, quando ha rescisso il suo accordo con i 49ers, e nessuno dei proprietari NFL ha corso il rischio di prendere una posizione altrettanto forte ingaggiandolo. Ci hanno pensato recentemente i Tennessee Titans dopo l’infortunio al titolare Marcus Mariota, ma alla fine la scelta è ricaduta su Brandon Weeden; ancora prima erano stati i Baltimore Ravens di John Harbaugh (fratello di Steve, head coach con cui Kaepernick ha raggiunto il Super Bowl nel 2012), ma anche in quel caso nessun contratto per lui. Il suo agente ha contattato tutte le 32 franchigie per rendere nota la disponibilità del suo assistito ma nessuna di queste ha voluto correre il rischio di assumerlo. Adesso dovranno correrne uno più alto, quello della citazione in giudizio per collusione. La partita di NFL più importante di quest’anno probabilmente non verrà giocata su un campo da football.

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