Who Dat: perché New Orleans e i Saints sono davvero speciali

Sport USA

Massimo Marianella

Viaggio alla scoperta di New Orleans e dei Saints: protagonisti quest’anno in NFL, con alle spalle una storia che ha qualcosa di magico. Dall’uragano Katrina del 2005 al Super Bowl 2010, fino ai giorni nostri

Di stadi ho avuto la fortuna di girarne tanti. Tifosi caldissimi dall’Italia all’Argentina, dalla Serbia alla Turchia ne ho sperimentati moltissimi, ma un urlo così assordante prima del kick off al SuperDome col classico “Who Dat” ritmato come un tamburo prima della battaglia, non mi era mai capitato. Che si giochi in un Dome ovviamente aiuta, amplifica l’acustica, ma non è solo uno stadio chiuso che alimenta la passione o fa pulsare di più il cuore. La realtà è una. Questa è una squadra speciale, con una storia speciale, patrimonio, anima di una città irripetibile.

Da Katrina al Super Bowl in 5 anni

Quello che ha rappresentato il SuperDome durante il dramma dell’alluvione Katrina e l’identificazione che subito dopo è scattata tra la squadra e la gente di New Orleans è drammaticamente e meravigliosamente unica. La voglia di rinascita da tutte e due le parti è stata “contagiosa” ed ha portato ad un sogno chiamato Super Bowl nel febbraio 2010. Assieme hanno trionfato e assieme si sentono più forti.

Payton & Brees

L’atteggiamento un po' scanzonato di coach Sean Payton si è sposato perfettamente con quello di una città che trova ogni scusa per divertirsi (the Big Easy), ma la sua versione seria, quella vera di tutti i giorni è quella che ha forgiato questa squadra. Prima di lui solo speranze e molte delusioni. Con Payton dal 2006 un football aggressivo, offensivo e soprattutto la scelta chiave di Drew Brees. Praticamente ogni settimana il #9 riscrive il libro dei record dell’NFL. Arrivato domenica sera a 513 TD in carriera (quarto della storia a far parte del club dei 500) col 34esimo match con almeno 4 TD lanciati, il 55esimo consecutivo con un TD (Brady 52). Recordman assoluto di yards lanciate con più di 73 mila e in questa stagione ha un pazzesco passing rating di 123,8 con 25 touch down pass e un solo intercetto. Quest’anno i Saints hanno incredibilmente perso la prima in casa contro i Tampa Bay Buccaneers poi un percorso travolgente nel quale hanno triturato chiunque. I campioni in carica di Philadelphia e i fino ad allora imbattuti Rams, con anche la rivincita sui Vikings. Almeno 45 punti segnati nelle ultime 3 partite con una media di 37,8 in stagione. Nove vittorie consecutive e chiaramente non solo grazie a Brees.

Nati per correre

I Saints hanno un attacco esplosivo, un affidale special team, una straordinaria linea offensiva, un’ottima difesa contro le corse e soprattutto una coppia di RB, Ingram e Kamara, non solo la più forte oggi della Lega, ma una delle migliori di sempre nella storia della NFL. Nel match contro gli Eagles hanno superato le 3207 del duo dei Chicago Bears Payton/Harper del 1978 diventando dagli anni 70 ad oggi la coppia col maggior numero di yards corse. Tra l’altro nella piena tradizione di grandi running backs della storia della franchigia dove i vari Deuce Mc Allister, Reggie Bush e Ricky Williams sono sempre stati superiori anche ai migliori ricevitori come Marques Colston, Jimmy Graham e Joe Horn.

Who Dat Nations

Who Dat è la contrazione di Who is That. Con origini jazz nei Mistral and Vanderville show di fine 800, venne ripreso come urlo identificativo prima dalla tifoseria della Patterson High School poi dall’Università di LSU e dagli anni 80 da quelle dei Saints. Li accompagna con un fiume di entusiasmo positivo. Le partite qui sono vissute come una festa. Una città dai mille colori (soprattutto il verde-giallo-viola della tradizione del Mardì Gras) che improvvisamente cala come una lente scura davanti all’obbiettivo e tutto diventa nero con una prestigiosa cornice d’oro. Dal profumo della cucina cajun (questa è giustamente considerata la capitale culinaria degli Stati Uniti) alle rive del Mississipi, dalla magica atmosfera del French Quarter, al mistero delle bamboline woodoo, tutto viene ricoperto dalla passione per i Saints. Come lo zucchero a velo sui loro imperdibili beignets.

Nella NFL si è sempre ad un infortunio dal rovinare tutta la stagione, ma questa squadra, il cui unico punto interrogativo resta forse solo la consistenza difensiva della secondaria, è oggi la migliore della lega con i Rams (che hanno battuto), la più divertente da vedere con i Kansas City Chiefs e, per me, la candidata numero 1 per arrivare al Super Bowl. La tradizione vuole che ogni punto segnato (TD o Field Goal) sia celebrato dagli altoparlanti del SuperDome con le note della canzone che ha originato, nella patria del Jazz, il nome della franchigia “when the Saints go marching in”. Un motivetto quello di Louis Armstrong, artista cui la città ha eretto una statua e dedicato un parco in centro, che potrebbe accompagnarli fino ad Atlanta.

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