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08 novembre 2018

Nick Kyrgios va dallo psicologo: "Ho dei problemi, adesso posso parlarne. Il basket è meditazione"

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Il 23enne australiano, reduce da una deludente stagione caratterizzata da troppi episodi controversi, ha deciso di affidarsi all'aiuto di due specialisti per arrivare al massimo della sua salute mentale. Nel frattempo utilizza la pallacanestro come strumento di meditazione

Talento, genio e sregolatezza, bad boy: il tutto associato a Nick Kyrgios diventa normalità da qualche tempo a questa parte. Il 23enne australiano, precipitato dal numero 14 al 38 del ranking ATP, perdendo anche il simbolico scettro di miglior giocatore del suo Paese (scavalcato dal Next Gen de Minaur e da Millman), si è confessato al 'Canberra Times', ammettendo che da qualche tempo si sta facendo aiutare da due psicologi: "E’ chiaro che quest’anno ho sofferto dentro e fuori del campo, perciò non è stato facile. Ma ho cominciato a vedere qualche psicologo e sto cercando di arrivare al massimo della mia salute mentale”, le parole schiette di Nick. In questa stagione, Kyrgios è stato protagonista più per i suoi atteggiamenti sopra le righe che per le sue vittorie. Basti ricordare il gesto osceno al Queen's o l'inizio sconsolato del match agli US Open contro Herbert, che ha causato la squalifica dell'arbitro Mohamed Lahyani, sceso dalla sedia per incitarlo. "Chiaramente non è stato il mio miglior anno, ma quand’ero fisicamente a posto ho giocato abbastanza bene - ha detto Kyrgios, vincitore del torneo di casa a Brisbane a gennaio, dove ha battuto Murray, Tsonga e Dimitrov -. Ora devo trovare la programmazione ideale per non sentirmi all’improvviso mentalmente bruciato o sofferente fisicamente. Voglio scegliere i tornei da giocare e voglio investire tutte le mie energie in quegli appuntamenti”.

L'amore per il basket: "E' come la meditazione"

Kyrgios non ha mai nascosto che il suo sogno fosse quello di diventare un giocatore professionista di basket e di amare la palla a spicchi molto più della racchetta. Proprio la pallacanestro è diventata un mezzo per ritrovare tranquillità anche nel suo sport e in vista di un 2019 che si preannuncia decisivo ai fini della sua carriera: "Fra un paio di giorni ho una grande partita, per me il basket è come la meditazione: vado là fuori e per un paio d’ore non penso a niente - ha spiegato l'aussie, più di una volta visto allenarsi con le varie canotte di LeBron James e Wade - Probabilmente ho aspettato un po’ troppo a lungo per fare un passo importante nella carriera. Sto cercando di trovare di nuovo piacere nel tennis per essere pronto per un grande 2019. Nell’ultima stagione non ero al meglio mentalmente, mentre per esprimersi al massimo bisogna essere contenti e divertirsi, così da esprimere la propria personalità e il proprio tennis. Penso che quando tutto funziona bene nella mia vita, il tennis si prenderà cura di se stesso. Credo di essere pronto, mi sento più aperto a parlarne, non mi sento più come se dovessi nascondere ancora quel genere di cose. Alla fine della giornata so di essere molto fortunato a viaggiare e giocare a tennis, ho avuto a che fare con un paio di cose che quest'anno non sono state facili, ma sono sicuro che l’anno prossimo andrà tutto bene”.

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