Quanto zavolismo, meno male che la Cuneo-Pinerolo è andata

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Una tappa adatta ai "seppiati dentro": quelli che guardano solo all'indietro
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CRISTIANO GATTI prova un enorme senso di liberazione e di sollievo personale: questa tappa si era trasformata in un incubo, la pletora dei cantori ha liberato il peggio di sé, inondando televisioni e giornali d’Italia con il fiume in piena degli amarcord

di CRISTIANO GATTI                    
inviato de Il Giornale
da Pinerolo (Cn)



Bella o brutta che sia, la Cuneo-Pinerolo ha un grandissimo pregio: è passata. Lo dico con un enorme senso di liberazione e di sollievo personale. Da mesi questa tappa si era trasformata in un incubo soffocante: complice il ricordo dell’impresa coppiana nel ’49, la pletora dei cantori ha liberato il peggio di sé, inondando televisioni e giornali d’Italia con il fiume in piena degli amarcord.

Non ci siamo fatti mancare niente. I mitici Coppi e Bartali, ovvio. Ma anche tutto il resto. I mitici gregari Andrea Carrea ed Ettore Milano. E poi i mitici libri di rievocazione. E poi le mitiche maglie di lana grossa a fasce orizzontali. E poi le mitiche bici arrugginite d’allora. E poi le mitiche riproduzioni viventi dei personaggi d’epoca, strane persone d’oggi con i baffoni e i cappelli di allora. Superlativi che sono andati via come il pane. Zavolismo a pioggia. Immagini in bianco e nero. Baci a abbracci nei reparti geriatrici.

Diciamolo: è l’apoteosi di quelli che vanno in Giro, qui e nella vita, sempre con la testa girata all’indietro. Di quelli che già considerano troppo moderni Moser e Saronni. Di quelli che proprio non ce la fanno ad accettare il susseguirsi degli anni, dei costumi, delle persone. Dei seppiati dentro.

Lo dico con molta lealtà, senza alcun impeto iconoclasta, sicuro di non dissacrare nulla: non partecipo alle commemorazioni perché già mi sta sull’anima il movimento culturale seppiato, ma soprattutto perché questa Cuneo-Pinerolo non c’entra proprio nulla con quella di Coppi. Di quella tappa, mancano “solo” quattro montagne: Maddalena, Vars, Izoard e Monginevro. Sopravvive solo il Sestriere, che ormai è un’autostrada. E qui mi fermerei. Lascio la scena ai seppiati dentro. A loro non importa nulla, se la Cuneo-Pinerolo d’oggi ha in comune con quella di allora soltanto la città di partenza e quella di arrivo. A loro basta farla in autostrada, per ritrovarci un sacco di cose poetiche e di sentimenti struggenti.