Da Balotelli a Schwazer: stelle alla ricerca della felicità

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Alex Schwazer, oro alle Olimpiadi di Pechino, ha dichiarato di non divertirsi più
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L'ultimo caso è quello del marciatore, che non vince più perché non si diverte. Campioni bravi, giovani e tristi. La psicologa: "Vanno capiti: il mondo chiede risultati e, se li fornisci precocemente, ti schiaccia"

di VANNI SPINELLA

Veloci come Supermario Balotelli, potenti come l’Imperatore Adriano, resistenti come Alex Schwazer, l’uomo bionico: non basta essere così quando il traguardo che si insegue è la felicità.
Ma come si fa ad essere scontenti quando si gioca nel club campione d’Europa? È la domanda che angoscia i tifosi interisti, divisi tra la volontà di trattenere la più grande promessa del calcio italiano e il desiderio di chiudergli le porte in faccia.

“Io lo assolvo” – dichiara la psicologa dello sport Marisa Muzio. “Premesso che non conosco personalmente Balotelli, va detto che viviamo in un mondo che ti chiede risultati. E se sei in grado di fornirli precocemente, ti schiaccia”.
Abbastanza naturale, quindi, che Supermario non veda l’ora di scappare in Inghilterra, lontano dall’Inter, dove ha realizzato il sogno di milioni di ragazzini. E dove ha sempre il “muso lungo”.
“L’ipotesi che si può fare dall’esterno è quella di una gioventù negata. Va ricordato che Balotelli è pur sempre un ragazzo che ha fatto quest’anno gli esami di maturità, è quello che va in giro a fare bravate con una scacciacani. Pensate che fatica, dal suo punto di vista, stare accanto tutto il giorno a monumenti come Zanetti o Cambiasso”.

Monumenti che avevano schiacciato anche un Imperatore come Adriano, tornato finalmente in Italia con il sorriso. A distruggerlo, in passato, è stata l’apatia.
“Da anni io studio il fenomeno del flow e i suoi effetti – spiega la Muzio – Si tratta di quello stato di benessere a livello mentale che porta alle grandi prestazioni, ai record. Bene: il contrario del flow è l’apatia. Tipica di chi è stato capace di grandi performance e, adagiandosi, cade lentamente in una spirale negativa”. E dai riflettori della Champions alle tentazioni delle discoteche, il passo è stato breve. “Adesso sarà fondamentale il ruolo che rivestirà l’ambiente Roma: sarà molto delicata la parte iniziale”.

La tristezza del calciatore ha colpito anche Ibrahimovic, Kakà e Shevchenko, partiti rispettivamente per Barcellona, Madrid e Londra, alla ricerca della loro felicità. Risultato: non era dove pensavano di trovarla. E poi Pantani nel ciclismo, Federica Pellegrini nel nuoto, il motociclista Casey Stoner. Tutti a dover fare i conti con vittorie che non sempre erano sinonimo di sorrisi.
L’ultimo degli infelici si chiama Alex Schwazer, professione marciatore. In bacheca un oro olimpico ottenuto un paio d’anni fa a Pechino, distruggendo gli avversari. Un oro che adesso inizia a pesare come un macigno.
“Non sono felice perché vinco, ma vinco perché sono felice”, filosofeggiava Alex al traguardo di Pechino. Allora era ancora una giovane rivelazione, e un pezzetto di felicità la doveva anche al fresco fidanzamento con Carolina Kostner, con cui oggi condivide delusioni e sconfitte.
Il teorema di Alex si è invertito stamattina agli Europei di Barcellona dove, dopo il ritiro per un problema muscolare, il marciatore ha ammesso di non divertirsi più. Il problema muscolare è diventato una questione di felicità.

“Provo grande dispiacere per le parole di Alex” – confessa la Muzio, che conosce bene Schwazer, avendone curato la preparazione mentale fino a Pechino 2008. “Adesso però deve essere bravo a superare questo senso di smarrimento: penso abbia bisogno di staccare e riprogrammarsi, procedendo per sotto-obiettivi. La prossima stagione va usata per arrivare carico a quella dell’anno olimpico”.
Così, forse, un passo alla volta, sarà in grado di riagguantare quella felicità che ha il potere di sfuggire anche ai più veloci, finendo spesso in mano a chi non t’aspetti.