Ali-Frazier, la notte della mattanza compie 35 anni

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Mohammed Ali contro Joe Frazier: la locandina del terzo, devastante incontro
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Sono passati tanti anni, ma per chi ama la boxe quel giorno non si può dimenticare. L'1 ottobre del 1975 venne disputato "Thrilla in Manila", il terzo incontro della serie. Uno dei più belli della storia della boxe. IL VIDEO E LE FOTO: IL PIU' GRANDE

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Sono passati 35 anni, ma per chi ama la boxe quel giorno non si può dimenticare. L'1 ottobre del 1975 venne disputato 'Thrilla in Manila', Muhammad Ali contro Joe Frazier, il terzo incontro della loro serie, e fu uno dei combattimenti più belli fra pesi massimi (molti sostengono il migliore in assoluto) nella storia del pugilato.

I due, l'idolo dei neri e "ribelle2 che si era rifiutato di andare in Vietnam, che non stava mai zitto ed era già Il Più Grande, contro il rivale 'Smokin Joe' di umilissime origini, oro olimpico a Tokyo come l'ex Cassius Clay a Roma 4 anni prima, tranquillo fuori dal ring quanto cattivo dentro, potente e autore di ko spettacolari al punto di farsi amare perfino dai banchieri di Wall Street. Proprio per questo prima dell'incontro il campione in carica, The Greatest, lo accusò di "essersi messo al soldo dei bianchi".

Ali-Frazier a Manila fu davvero un thriller, come da slogan inventato da Don King, che l'anno prima aveva organizzato un altro evento da leggenda e lo aveva chiamato "Rumble in the jungle", Muhammad Ali che mise Ko George Foreman a Kinshasa mentre la gente gli gridava "Ali boma ye", ovvero "amazzalo".

Una mattanza fu invece il terzo Ali-Frazier, ancora più bello delle due sfide precedenti. Che cosa fu quell'incontro lo spiegò alla fine Ali, che pure aveva vinto: "E' stato quanto di più vicino alla morte". Frazier venne fatto rimanere all'angolo dai suoi all'inizio della 15ma e ultima ripresa (qua sotto il video): Joe era stremato, una maschera di sangue, distrutto dai jab dell'avversario che gli avevano chiuso gli occhi. Ma al limite era arrivato anche l'uomo che prima della conversione all'Islam si chiamava Cassius Clay, non proprio il prototipo del campione umile, che però quella volta ammise: "Se Joe non si fosse ritirato, non so se avrei potuto continuare".



Quel combattimento fu talmente duro, anzi brutale, e quel successo per abbandono talmente sudato, che Ferdie Pacheco, il medico di Muhammad Ali, si convinse che alla base del morbo di Parkinson che ancora oggi tormenta la vita del Campione dei campioni ci furono i danni cerebrali riportati sul ring di Manila, per i colpi, in particolare quei ganci di sinistro, che Frazier scagliò sul rivale. "Lui mi pensa, ogni giorno quando scende dal letto mi pensa", ha detto molti anni dopo lo stesso Frazier per sostenere che Pacheco aveva ragione. Di sicuro 'Thrilla in Manila' se non fu l'incontro del secolo, poco ci manca.