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26 marzo 2012

Brumotti, un sogno alto 8848 metri: sfido l'Everest in bici

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Vittorio Brumotti tenta la scalata dell'Everest in bicicletta (Foto dal sito web)

INTERVISTA. Il campione mondiale di bike trial tenta da oggi un'impresa che profuma di impossibile. Sarà seguìto dall'alpinista Simone Moro. Nel giorno della partenza per questa avventura, che terminerà a metà maggio, racconta emozioni, paure e ambizioni

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Conquistare gli 8.848 metri. La cima dell'Everest da scalare su due ruote, in bicicletta. L'impresa ha quasi dell'impossibile. Eppure Vittorio Brumotti, ligure, 32 anni, campione del mondo di Bike Trial e sette volte vincitore del Guinness World Record, ormai da un anno ha in mente solo questa sfida. La prepara da 365 giorni, guidato da un esperto come l'alpinista Simone Moro. Diventato negli anni un personaggio stranoto, "a bombazza" di Striscia la Notizia, ora vuole davvero superare se stesso e conquistare la vetta più alta del mondo. Un'impresa che diventerà anche un film. E nel giorno della partenza della sua avventura - che dovrebbe terminare a fine maggio - ecco sensazioni, paure e ambizioni dell'uomo che - non a caso - è noto come 100% Brumotti.

Vittorio, ci racconti le tappe di questa impresa in bicicletta?
"La partenza è fissata proprio oggi, lunedì 26 marzo. Mi trasferisco a Kathmandu e qui facciamo un paio di giorni con il governo nepalese che ci darà grande appoggio. Poi viene preparato lo staff e ci avviamo in aereo verso Lukla, ai piedi della catena dell’Himalaya. L'aeroporto a Lukla è molto pericoloso…. pensa che si atterra in salita…".

Giusto per tenere alta l'adrenalina, insomma. E poi?
"Poi arriviamo in bike al campo base dell’Everest e raggiungiamo la vetta dell’Island Peak a 6200 m per acclimatarci. Ecco poi una delle parti più difficili, l'Ice Fall, la zona dei ghiacciai. A questo punto si inizia, campo base 1 dell'Everest, attraversiamo il campo 2, il 3.... e poi con tanta fortuna si tenta la cima…".

Per quando è prevista la scalata della cima?
"Verso fine maggio".

Da quanto prepari questa sfida?
"Diciamo che ho 20 anni di attività alle spalle. Ma questa avventura, in particolare, la preparo da 365 giorni".

Tu non sei un alpinista…
"No, infatti. Io non sono un alpinista e quindi la sfida è decuplicata. Non so come spiegarmi… è come se Valentino Rossi volesse vincere il Mondiale di paracadutismo. Certo, alla velocità è abituato… ma è tutta un’altra cosa".

A poche ore dalla partenza, qual è la preoccupazione maggiore?
"Il pensiero di aver portato tutto con me! Ho un bagaglio gigante…!".

E come ti senti?
"Non penso a quello che può succedere. Io calcolo tutto al millimetro, ma non voglio mai pensare in grande o all'eventuale successo. Il mio segreto? Umiltà e testa bassa"

Chi ti accompagna in questa avventura?
"Ci sarà Simone Moro, esperto alpinista che mi ha aiutato e supportato in questa impresa. Poi c’è il mio migliore amico, Andrea Oddone. E’ il mio più grande amico da 25 anni, un po’ come Uccio per Valentino Rossi. Lui sarà il mio braccio destro al campo base. E poi ci sarà anche un regista…".

Un regista?
"Eh si, stiamo girando un film, che è già partito con le riprese durante la preparazione. Il regista è Luigi Cencinelli e, ovviamente, il tutto sarà finito a impresa conclusa…".

Cosa ti ha spinto a questa impresa?
"Questa avventura è tanto, tanto grossa, lo so. Infatti mi sono arrivati moltissimi messaggi e tante mail perché le persone sono preoccupatissime. Arrivare in cima all’Everest con una bici è quasi impossibile, in effetti. Io comunque voglio documentare tutti i posti che vedo, con la telecamera e con la rotella metrica per calcolare quanti km ho percorso".

Perché questo desiderio di sfidare l'impossibile?
"Lo faccio per me stesso. Perché queste sfide mi servono per stare bene e per avere un mio equilibrio. Io sono nato per questo. E ora sto vivendo un sogno".

La tua famiglia?
"Beh, certo sono preoccupati. Ma loro sono sempre con me, pronti a caricarmi prima di ogni avventura".