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27 novembre 2012

Alex Schwazer: "Che liberazione non doversi più allenare"

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L'ex marciatore fa un bilancio della sua nuova vita in un'intervista a Vanity Fair: "Fin da bambino sognavo di andare all'Olimpiade, ci sono arrivato e ho vinto l'oro, eppure mai una volta sono riuscito a fermarmi a godere quel risultato"

"Qual è la cosa più bella della nuova vita? Stare seduto in classe in mezzo a ottanta ragazzi, guardare la pioggia fuori dalla finestra e pensare: che bello, oggi non devo uscire". In una intervista a Vanity Fair che sa di profonda autocritica l'olimpionico della marcia Alex Schwazer torna sullo scandalo doping che ha sconvolto la sua vita. "La pressione più pericolosa è quella che ti crei da solo, e io sono un maestro nel rovinarmi la vita. Fin da bambino sognavo di andare all'Olimpiade, ci sono arrivato, ho addirittura vinto l'oro, eppure mai una volta sono riuscito a fermarmi a godere quel risultato. Sempre a pormi nuovi obiettivi".

La sua fidanzata, Carolina Kostner, gli è rimasta accanto. Molti scommettevano che l'avrebbe lasciato. "Invece ad aprile festeggiamo cinque anni insieme, e questa difficoltà - come i problemi di carriera che lei ebbe due anni fa - ci ha resi ancora più uniti. Se c'è una persona che può capire e perdonare quello che ho fatto, è lei: noi sportivi siamo estremi, viviamo di pressione e disciplina, e se non stiamo bene psicologicamente rischiamo sempre di cadere".

Il suo errore di oggi rischia di gettare un'ombra di sospetto anche sul trionfo di quattro anni fa. "Per questo ho subito chiesto che fossero rese pubbliche le mie analisi di allora, ma nessuno l'ha ancora fatto. All'epoca avevo valori da quasi anemico, incompatibili con l'uso di Epo. Ho sbagliato, lo ripeto, ma nessuno può togliermi la medaglia che ho vinto a Pechino, con onestà e anni di sacrifici". Guardi però il ciclista americano Lance Armstrong: squalificato a vita, e tutti i titoli cancellati, dal 1998 a oggi. "Il suo è un caso diverso: ci sono testimonianze che lo accusano di avere praticato sistematicamente il doping per tutto quel periodo. Teoricamente - aggiunge Schwazer - potrei anche accettare la squalifica a vita, se servisse a dare un segnale. Ma allora deve valere per tutti, non solo per me. Altrimenti passa il messaggio che chi è trovato positivo ma non confessa se la cava una breve squalifica, mentre chi ammette si becca la punizione esemplare".