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24 dicembre 2012

Fun day, a lezione di karate da Stefano Maniscalco

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Determinazione, spirito di sacrificio, rispetto per l'avversario: altro che semplice movimento, le arti marziali puntano prima di tutto a far crescere i ragazzi dal punto di vista psicologico. Parola di un bronzo mondiale

di Valentina Fass

Il desiderio di provare uno sport può nascere nei modi più svariati. Per Stefano Maniscalco, campione di karate, sono stati i film di Jean-Claude Van Damme la fonte d'ispirazione. La passione per questa arte marziale è poi diventata tale da portarlo a vincere 2 ori ai mondiali, di cui uno nella terra sacra del karate: il Giappone. Il suo incontro con i bambini del Judokarateclub di Milano è stata l'occasione per vedere come questo sport sia alla portata anche dei più piccoli.

Si inizia solitamente intorno ai 5-6 anni, ma era presente anche un bambino di soli 3 anni che ha tenuto testa, a modo suo, al grande campione. Per i bambini lo sport inizialmente è un gioco, ma col tempo diventa un impegno sia per il bambino che lo sport lo pratica, sia per il genitore che gli assicura di arrivare in tempo ad allenamenti o lezioni. E' quindi necessario fare una scelta informata prima di sceglierne uno in particolare. Lo sport, inoltre, non è solo un modo per svolgere attività fisica. Anche il lato educativo è molto importante. In questo senso le arti marziali insegnano un modo di comportarsi, un'educazione vera e propria che si sviluppa in parallelo all'attività motoria.

Stefano Maniscalco ci ha parlato proprio di quello. Di quanto il karate possa dare a livello psicologico. Stefano a novembre ha vinto un bronzo ai mondiali di Parigi, nonostante una spalla infortunata. Viste le difficoltà che ha dovuto affrontare per ottenerlo, quel bronzo per lui vale come un oro. Questa determinazione e spirito di sacrificio lo hanno portato ad essere un campione a livello internazionale. Chissà se sarà proprio Stefano, adesso, ad ispirare alcuni futuri karateki.