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12 febbraio 2013

Paradiso e inferno negli 8 anni di sport con Papa Ratzinger

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Le indimenticabili vicende sportive attraversate da Papa Benedetto XVI nel periodo del suo Pontificato. Dal ko del Milan in Champions nel 2005, ai Mondiali vinti da Lippi a Berlino nel 2006, all'ultimo Tour di Armstrong al Mondiale di F1 targato Alonso

Se non suonasse un po' blasfemo, potremmo raccontare le vicende sportive attraversate da Papa Benedetto XVI nei suoi quasi otto anni di Pontificato attraverso il concetto di paradiso e di inferno. Che nello sport, ovviamente, hanno un significato esclusivamente terreno. Anzi, letteralmente terreno, perché è lì, sul terreno di gioco, che si consumano i destini degli atleti e delle squadre, quelli che quotidianamente raccontiamo noi in una cronaca che poi il ricordo dilata.

Sembra un secolo, ad esempio, da quando il Milan, un mese dopo l'elezione di Ratzinger, viveva la sua notte infernale nella finale di Champions del 2005 contro il Liverpool. E sembra passato ancora più tempo pensando che il Napoli, sette anni fa, era ancora negli inferi della serie C.

Nel 2005 la parabola della Juventus verso l'inferno e ritorno doveva ancora iniziare, e il triplete di Mourinho era un paradiso calcistico a cui pochi tifosi interisti avrebbero osato ambire. Ci sarebbero arrivati cinque anni dopo, i nerazzurri, poco prima che gli azzurri, di Lippi, completassero il percorso contrario: dal cielo della tedesca Berlino nel 2006 giù giù fino al Sudafrica, papa Ratzinger ha visto i due estremi di quella Nazionale: il suo Paradiso e il suo inferno sportivo, appunto. Quello da cui si può sempre risalire, a patto di non aver tradito i valori fondamentali.

Lance Armstrong proprio nel 2005 vinceva il suo settimo e ultimo Tour de France. Oggi sappiamo come, e non c'è purgatorio dove possa redimersi. Nello stesso anno un certo Fernando Alonso toccava il cielo con un dito laureandosi campione del mondo di Formula 1. Era il più giovane di sempre allora. Sembra passata una vita.