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03 dicembre 2015

Giomi, Presidente Federatletica: "Siamo onesti e puliti"

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Caos doping, il n.1 della Fidal spiega: "Mi porto dietro il dramma e la rabbia di molti atleti che in questi giorni mi hanno detto 'noi smettiamo, chiudiamo qui'. Ma noi della Fidal siamo sereni, su questi atleti ci metto la faccia"

Da Roma dopo Giovanni Malagò interviene anche il n.1 dell'atletica leggera Alfio Giomi, all'indomani della richiesta di squalifica di 26 azzurri da parte della Procura Antidoping Nado-Italia. "Mi porto dietro il dramma e la rabbia di molti atleti che mi hanno detto 'noi smettiamo, chiudiamo qui'. Ma noi della Fidal siamo sereni, su questi atleti io ci metto la faccia". "Io mi sento offeso per Fabrizio Donato" aggiunge Giomi, "Dicono che abbia eluso i controlli? Ma in 15 anni di carriera quando mai? Probabilmente a gennaio ci sarà il processo, noi continuiamo a programmare il nostro lavoro per i Giochi di Rio con tutti quegli atleti dentro, perchè non ci sfiora nemmeno l'idea che possano essere condannati".

 

Fiducia nel sistema - "Siamo in prima linea nella lotta al doping e lo siamo con i fatti" spiega Giomi, "Abbiamo assoluta fiducia nel sistema, ma non siamo d'accordo in questo caso. C'è stata negligenza e superficialità da parte di molti atleti, ma il doping è ben altra cosa. A 9 mesi dalle Olimpiadi siamo finiti sul banco degli imputati e abbiamo il dovere di rispondere. Riteniamo ci sia stato un errore, vogliamo aiutare a fare chiarezza".

 

Al fianco degli atleti - Lo sfogo di Giomi continua: "Nessun rappresentante dell'atletica italiana è stato trovato positivo! Di cosa parliamo? Tutto quello che si è scatenato sul nostro mondo è assolutamente fuori luogo e inaccettabile". "La federazione difenderà lo stesso gli atleti perchè sono loro le vittime. L'atletica italiana è' viva più che mai, vogliamo mantenerla pulita, onesta e sana".

 

Donato: "Chiedo rispetto" - "Sono abbastanza sconfortato e triste, mai mi sarei immaginato una cosa del genere. Mi trovo travolto da un ciclone in un mondo che non mi riguarda", chiarisce Fabrizio  Donato, bronzo nel triplo alle Olimpiadi di Londra e uno dei 26 atleti deferiti, "Voglio credere ancora nella giustizia sportiva, ma chiedo di abbassare i toni perché non ci meritiamo quello che state dicendo. Ci state mettendo in difficoltà, chiedo solo un po' di rispetto".