Il ritorno alla boxe di Iron Mike. Tyson raccontato ai giovani

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Francesco Pierantozzi

Francesco Pierantozzi

Dai piccioni al cannibalismo, è stato il più giovane pugile nella storia ad aver raggiunto il titolo mondiale dei pesi massimi. È facile spiegare Tyson a chi non l’ha visto: un vero campione che ha buttato il suo talento

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Spiegare Tyson a chi non l’ha visto e vissuto è semplice: aggressivo, picchiatore feroce, non senza tecnica, come nessun altro sul ring tra i massimi e massimo dissipatore come pochi altri di talento, soldi, vita, donne, sentimenti. Tradotto significa che Mike è, ancora oggi, il più giovane pugile nella storia ad aver raggiunto il titolo mondiale dei pesi massimi, 20 anni 4 mesi e 22 giorni nel 1986, al 28 esimo incontro, tutti vinti, quasi tutti per ko, e poi, secondo il classico copione ha buttato almeno 500 milioni di dollari, secondo le stime più credibili, finendo travolto da droga e alcool, seminando figli, 8 ufficiali, con l’immancabile passaggio in carcere dopo condanna per stupro, squalifiche varie, con tanto di orecchio morsicato a un avversario. Insomma una compilation da film, costruito però su una storia vera, e, se uno vuole entrarci completamente, esiste la biografia, True, più uno spettacolo teatrale, condotto dallo stesso Tyson e costruito con il regista Spike Lee (disponibile su Sky on demand).

Tyson

I piccioni

Una delle immagini più conosciute di Tyson, Iron Mike o King Kong, per spiegare la sua durezza, la sua ferocia quasi animalesca, oltre l’istinto, è quella che lo ritrae con i piccioni, che sono, pensando alla colomba, un simbolo di pace, qualcosa di delicato, di fragile, lontano da quello che lui è e rappresenta... Da ragazzino, cicciottello e un po’ sfigato, a Brownsville, Brooklyn, senza padre, si prende l’incarico, per stare al passo di ragazzi più grandi e delinquenti, di pulire le gabbie di piccioni che questi tipi vincenti nel quartiere allevano sui tetti. Strana moda. Mike fa il suo lavoro ma un giorno qualcuno maltratta e poi ammazza un piccione. Tyson reagisce e il cicciottello un po’ sfigato passa di categoria, scende in strada e si vendica cominciando a fare a pugni, anzi picchiando gli altri. È l’inizio della carriera: non sul ring ma in riformatorio, dove finirà ripetutamente, a 13 anni, tra un carcere minorile e l’altro sarà ampiamente in doppia cifra, con 39 ingressi… Dentro conoscerà però il vero pugilato, attraverso un educatore, Bobby Stewart, che lo porterà dal maestro Cus D’Amato, un secondo padre, pronto a vedere in lui a 13 anni un futuro campione del mondo, già allenatore di Floyd Patterson e Jose’ Torres. Non si dimenticherà comunque mai nella vita dei piccioni. Ancora oggi una sua passione 

Tyson

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Nel 1990 Mike Tyson è considerato il più forte massimo che ci sia da tempo e, per alcuni, di sempre. Soldi, donne, auto di lusso, Don King, il manager dai capelli dritti in testa, già con Mohammed Ali, e 5 anni da imbattuto, 37 vittorie su 37, spesso al primo round, con l’avversario ko forse già prima di salire sul ring. A Tokyo deve difendere il titolo mondiale contro Buster Douglas, non un campione, battuto da altri pugili che hanno conosciuto la ferocia di Iron Mike. Tyson se la prende comoda, si allena poco o nulla, a ridosso del match è quasi 15 chili sopra il suo peso, e solo una dieta con bonus bilancia (dollari per dimagrire) di Don King lo riporta a un “tonnellaggio” accettabile. Ma di palestra e di jogging non ne vuole sapere, preferisce la stanza e il sesso, alcool e altro. Finirà battuto, al tappeto, dopo, per altro, aver messo a sua volta ko l’avversario. È l’inizio della fine. In serie arriveranno a partire dal 1992 accusa di stupro con condanna, 10 anni, 4 condonati, 3 effettivamente scontati, tentativo di redenzione, con tanto di conversione all’Islam (Malik Abdul Aziz il suo nuovo nome) e il morso all’orecchio di Evander Holyfield durante un match. Ecco l’altra immagine di Tyson, dai piccioni al cannibalismo, alla follia di un uomo perso, fuori dal ring a e, incredibilmente, anche sul ring. Talento totalmente buttato.

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Simboli e autodistruzione

A Memphis, ormai 35 enne, l’ultima possibilità: un mondiale contro Lennox Lewis. Tardi, per entrambi, in ritardo, di un paio di mesi rispetto al previsto, per una rissa che Mike inscena alla conferenza stampa di presentazione. Arriva pieno, di droga e alcool, cerca di assalire Lennox Lewis col risultato di mandare una persona all’ospedale e di essere indesiderato in più di uno stato. Non c’è con la testa. A Memphis nel 2002, dopo la tragedia dell’11 settembre, il musulmano Tyson, poco praticante, non è certo un bello spot per l’Islam e nella città dove è stato ammazzato Martin Luther King, al Lorraine Motel, anche la popolazione di colore non può certo esaltarsi per lui. Insomma non è Mohammed Ali. Tyson combatte per meno di un round, viene letteralmente gonfiato di pugni, con un allungo diverso di Lennox Lewis, molto più alto di lui (Tyson non arriva ai 180 cm), e all’ottava ripresa finisce ko

Tyson

È l’autodistruzione che continua, con una preparazione tutta erba e alcool, come si legge in “True” (l’autobiografia), e che si completerà col tatuaggio maori a coprire la faccia, quasi per cancellarla, nasconderla…in realtà solo perché “quel tatuaggio mi piaceva”, tipo gli altri, con la faccia di Mao e di Che Guevara. Fatti senza pensarci più di tanto. Peccato, se Mike Tyson avesse pensato di più alla boxe staremmo scrivendo una storia diversa con più titoli, anzi, cinture…

Appuntamento con il ritorno di Iron Mike sul ring alle ore 3 nella notte tra sabato 28 e domenica 29 novembre. L’evento sarà disponibile su Sky Primafila con la possibilità di acquistare a 9.99 € il match live dallo Staples Center.

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