Berlino '89, l'atletica ai tempi della DDR

Atletica
Nicola Roggero

Nicola Roggero

Parte da qui l'avvicinamento di Sky Sport24 al trentennale della caduta del Muro di Berlino. In cinque Olimpiadi, tra il 1964 e il 1988, la Germania Est conquistò 409 medaglie, 153 d’oro, a cui aggiungere i 110 podi e 39 titoli olimpici considerando le edizioni invernali. Un quarto di secolo che rivoluzionò lo sport

I numeri sono spaventosi, non paragonabili a nessun altro paese al mondo. In cinque Olimpiadi tra il 1964 e il 1988, saltando per boicottaggio i Giochi di Los Angeles, la Germania Est con appena 17 milioni di abitanti fu in grado di vincere 409 medaglie, di cui 153 d’oro, cui aggiungere i 110 podi e con 39 titoli olimpici considerando le edizioni invernali. Un quarto di secolo che rivoluzionò lo sport, con una forza che inevitabilmente si trascinò dietro i sospetti del doping e le perplessità di un sistema di reclutamento e indirizzo alla competizione possibile solo in un paese senza democrazia. L’errore, però, sarebbe di spiegare quel miracolo solo con la chimica. Che c’era, ovvio, ma da sola non sarebbe stata sufficiente se non supportato da un magistero tecnico assoluto da parte degli allenatori, del talento di chi scendeva in pista, in acqua, sul ghiaccio esibendo una ferocia volontà di vittoria.

 

I nomi sono tanti, leggendari: da Marita Koch ad Heike Drechsler nell’atletica dove Sara Simeoni ingaggiò favolosi duelli con Rose Marie Ackermann nell’alto: da Kornelia Ender a Roland Matthes nell’atletica, alla favolosa Katarina Witt nel pattinaggio di figura ai tanti campioni del ciclismo su pista. Non poteva essere solo doping, ma il frutto di un sistema che invogliava a dare il meglio chi, emergendo nello sport, poteva davvero cambiare la sua vita nella nazione del dogmatico Erick Honecker e della Stasi. Si può giudicarlo, ovvio, negativamente, ma nell’analisi non è possibile fermarsi solo alla chimica.

 

Vinceva la Germania Est soprattutto tra le donne, e qualcuno scherzò su quell’acronimo, DDR, che poteva stare anche per donne da record. Il loro inno nazionale risuonava di continuo sulle piste, nelle piscine, nei velodromi. Lo ha fatto per 25 anni, sino alla caduta del muro e alla riunificazione con i cugini dell’Ovest. Finiva all’improvviso un’ epoca che, comunque la si pensi, la storia, con la S maiuscola,non può ignorare, perché proprio lo sport ha spiegato in maniera abbondante cosa è stata nei suoi 40 anni di vita la Repubblica Democratica Tedesca.

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