Schwazer, Gip Bolzano decide archiviazione: pesanti accuse a Wada e World Athletics

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Lia Capizzi

Lia Capizzi

Nella complicata vicenda di doping Alex Schwazer ottiene una vittoria sul fronte  della giustizia ordinaria. Archiviazione “per non aver commesso il fatto”, si legge nella disposizione del GIP di Bolzano che muove accuse pesantissime alla Wada e alla Federazione Internazionale di Atletica ipotizzando i reati di falsi processuali e ideologici.  Sulla base di questa sentenza il 35enne altoatesino potrebbe far ricorso al Tribunale Svizzero contro la squalifica di 8 anni comminata dal TAS

LA REPLICA DELLA WADA

La richiesta di archiviazione disposta dal Gip di Bolzano Walter Pelino rappresenta una vittoria individuale ma al tempo stesso una sconfitta collettiva che potrebbe avere ripercussioni nel futuro dello sport. E’ una vittoria per Alex Schwazer, per Sandro Donati e per tutto il team legale che da più di cinque anni ha lottato per dimostrare l’innocenza del 36enne altoatesino parlando apertamente di manomissione delle provette. L’archiviazione del procedimento penale di fatto equivale ad una completa assoluzione di Schwazer “per non aver commesso il fatto“, si legge nella conclusione del dispositivo depositato presso il Tribunale di Bolzano. Le conclusioni del Gip Pelino non lasciano adito a dubbi: “Si ritiene accertato con alto grado di credibilità razionale che i campioni d'urina prelevati da Alex Schwazer siano stati alterati allo scopo di farli risultare positivi. Sussistono forti evidenze del fatto che nel tentativo di impedire l'accertamento dei predetto reato siano stati commessi una serie di reati: falso ideologico falso processuale e diffamazione”. E qui si arriva alla sconfitta per la credibilità del sistema antidoping internazionale. Le accuse del Gip Pelino nei confronti della Wada (Agenzia Antidoping) e della World Athletics (ex Iaaf, la Federazione Internazionale Atletica) sono pesantissime, e proprio contro di loro il Gip fa esplicita richiesta al Pm di indagare. Nelle 87 pagine del dispositivo Pelino scrive: “Wada e Iaaf operano in maniera totalmente autoreferenziale, non tollerano controlli dall'esterno e sono pronte ad impedirlo al punto da produrre dichiarazioni false e da porre in atto frodi processuali. Una macchina del fango pronta a tutto e che non si fa scrupolo di nulla”. Nero su bianco queste parole rappresentano una sconfitta che ha un unico aggettivo appropriato: paurosa. Con che stato d’animo d’ora in poi gli atleti potranno consegnare le proprie provette di urine nelle mani degli ispettori antidoping?  Con tranquillità o con paura?  Contro Alex Schwazer è stato messo in atto un piano sofisticato: “una serie di dati falsi e artatamente prospettati. Alla luce di quanto appare più che evidente è che siamo in presenza di un castello di carte costruito ad arte per ingannare”, scrive ancora il Gip.

La ricostruzione della vicenda

L'intervista

Schwazer: "Ho lottato tanto per la mia verità"

La vicenda era iniziata con il controllo antidoping effettuato il primo gennaio del 2016 che aveva portato alla squalifica di 8 anni di Schwazer, considerato recidivo dopo il doping (ampiamente ammesso) del 2012. Sin da subito questo caso di doping ha vissuto di anomalie che con il passare degli anni sono diventate contraddizioni facendo assumere all’intera vicenda un ampio alone di mistero degno di un romanzo thriller di Dan Brown. Tutte anomalie che il Gip Pelino ha elencato e dettagliato nella sua sentenza. La mancanza di anonimato (“scrivere Racines nelle provette equivale a dire Alex Schwazer). La catena di custodia non impeccabile (le urine di Schwazer sono rimaste più di 15 ore in un magazzino a Stoccarda prima di essere consegnate al laboratorio di Colonia). La stranezza delle provette non sigillate, la reticenza del laboratorio di Colonia a consegnare alle autorità giudiziare la provetta B (“Perché non si vuole consegnare il campione B, quello che è conservato proprio a garanzia dell'atleta, a tutela dei suoi diritti?). Pure le mail hackerate del carteggio tra il legale della IAAF Wenzel, il direttore del Laboratorio di Colonia e il capo antidoping della Iaaf Capdevielle in cui si parla di plot, complotto, ai danni di A.S. (Alex Schwazer): mail autentiche come confermato dalla stessa Iaaf che aveva denunciato l'attacco informatico subito da Fancy Bears operato il 21 febbraio 2017. La stranezza nel ritardo delle comunicazioni (“I 39 giorni intercorsi tra l'accertamento della  (presunta) positività e la comunicazione all'atleta avvenuta il 21 giugno 2016 a pochi giorni dall'inizio delle Olimpiadi costringendo la difesa a recarsi a Rio per perorare il proprio infruttuoso ricorso”). L’alta dose di concentrazione di DNA nelle urine di Schwazer quando invece gli studi scientifici affermano che con il tempo si deteriora (“Tutti i campioni di riferimento hanno mostrato a due anni di distanza un decadimento del 90% della concentrazione del DNA. Come è possibile che si sia rilevato essere tra le 20 e le 50 volte superiore alle media? L’ipotesi della manipolazione consente di spiegare come e perché sia avvenuta questa anomala concentrazione del DNA, è l’unica spiegazione convincente”). L’ episodio più sconcertante che avvalora la tesi della manipolazione è avvenuto ai danni di un Colonnello dei Carabinieri. Nel corso degli ultimi anni, il Gip di Bolzano Walter Pelino, proprio con l’intento di vederci chiaro, ha disposto ben tre perizie e le ha affidate non ad un perito qualsiasi ma al Colonnello Giampietro Lago che è il comandante dei RIS di Parma, cioè del Reparto Investigazioni Scientifiche dei Carabinieri, che in sede processuale è stato descritto dai consulenti di Wada e Iaaf al pari di un cialtrone, preso in giro dai tecnici del laboratorio di Colonia nel momento in cui avrebbero voluto consegnargli un campione B di Schwarzer diverso da quello richiesto. È questo uno dei particolari più inquietanti di tutta l’intera vicenda, la faciloneria nel voler ingannare il Comandante dei RIS e che, ovviamente, non è caduto nel tranello, ha rifiutato la provetta farlocca (una anonima urina contenuta in una fialetta di plastica) e ha puntato i piedi per farsi consegnare la provetta richiesta. Il Gip Pelino nel ricostruire l’intera vicenda non ha mancato di definire l’operato di Lago il frutto di “sperimentazioni che sono state “condotte con rigore scientifico e professionalità”.

Legale Schwazer: "Abbiamo lottato anni per questo"

Alex Schwazer ha appreso la notizia dell'archiviazione dell'inchiesta doping mentre si stava allenando. Lo racconta il suo legale Gerhard Brandstaetter, "il giudice ha approfondito la questione in maniera straordinaria. La soddisfazione ovviamente è grande, perché abbiamo lottato anni per questo". Al più presto Schwazer si attiverà a livello di giustizia civile, ma anche sportiva per una revoca della squalifica. "Motivazioni di questa portata di un giudice penale di certo vanno prese in considerazione", sottolinea Brandstaetter. 

Il sogno olimpico

In base a queste motivazioni Alex Schwazer, allievo di Sandro Donati - considerato un paladino dell'antidoping - potrebbe fare ricorso al Tribunale Svizzero contro la squalifica di 8 anni comminatagli dal TAS di Losanna che scade nel 2024. Il sogno di poter partecipare alle Olimpiadi di Tokyo resta sempre valido, lui continua del resto ad allenarsi. Il 36enne altoatesino lo ha sempre detto: " Vorrei chiudere la mia carriera come voglio io, non magari come lo volevano altri". Resta il punto oscuro della credibilità del sistema antidoping, come tutelare d’ora in poi gli atleti? Ipotizza un prima soluzione lo stesso Gip: “Solo la consegna del secondo campione ad un laboratorio terzo e del tutto indipendente del circuito Wada e possibilmente ubicato nello stato di appartenenza all'atleta potrà effettivamente impedire in futuro che fatti simili tornino a verificarsi”.

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