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16 dicembre 2018

Mondiali: argento amaro per super Paltrinieri, Pellegrini nella storia. Il bilancio finale dell'Italnuoto

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Nell'ultima giornata dei mondiali in vasca corta di nuoto argento amaro per super Gregorio Paltrinieri nei 1500. Azzurre di bronzo con una storica Federica Pellegrini. Sono sette le medaglie per l'Italia, tre argenti e quattro bronzi

NUOTO, I RISULTATI DELLA SESTA GIORNATA

E’ un argento amaro che arriva però con una prestazione eccezionale. In vasca corta Paltrinieri non nuotava a questi livelli e con questa cattiveria da più di tre anni. All’arrivo getta via la cuffia, un gesto di stizza di chi non può essere felice, la rabbia di chi ha vinto tutto ma ha ancora una fame enorme. Da sei anni a questa parte la gara più lunga del nuoto in corsia è diventata rock grazie al ragazzo di Carpi che tiene incollati tutti nel seguire il suo incedere vasca dopo vasca. A Hangzhou la colonna sonora della sua gara è quella di un film thriller con l’assassino che viene acciuffato sui titoli di coda. E’ un duello emozionante. Paltrinieri vuole ammazzare la gara, parte subito all’attacco, in testa sin dall’inizio a ritmi altissimi, chiude i primi 800 metri in 7’30”31 - che vale il nuovo record italiano - e fino ai 1000 metri nuota sotto il record del mondo, che poi è quello da lui stesso stabilito a Netanya 2015. Romanchuk è un osso, non molla, e questo è un problema perché ha un rush finale notoriamente pericoloso. Negli ultimi 50 metri riesce ad affiancare Greg. L’istantanea della gara è nell’ultima virata degli ultimi 25 metri, decisiva: l’ucraino ha più potenza nella spinta e riesce a superare l’azzurro per andare a vincere l’oro (14’09”14). Aveva vinto l’oro anche ad agosto agli Europei di Glasgow rifilando ancora il ruolo dello sconfitto al 24enne delle Fiamme Oro – e CooperNuoto. Ma il Paltrinieri della scorsa estate era un altro Paltrinieri. Quello di adesso è un Greg più agguerrito, in grande forma, è il suo secondo tempo mai nuotato in corta (14’09”87). Le gare in acque libere, lo hanno gasato, ne hanno aumentato la ferocia agonistica, il suo sogno di voler gareggiare alle Olimpiadi di Tokyo sia nei 1500sl sia nella 10Km di fondo è diventato un obiettivo tangibile, ha fatto ricredere anche coloro che inizialmente avevano bollato la sua voglia di mare come un capriccio infantile. Nei prossimi mesi la vasca tornerà ad essere quella da 50 metri, la vasca più nobile, e sarà tutta un’altra storia, un altro film. Greg il cannibale sta tornando.

Azzurre di bronzo, Fede storica

Nella vita ci vuole pure un po’ di fortuna. Ne ha avuta la staffetta mista italiana. L’australiana Seebohm al blocco di partenza anticipa il tocco della Hansen. Cambio irregolare, le Aussie sono squalificate e l’Italia da quarta diventa terza. Il dorso tanto elegante e ormai solido di Margherita Panziera (58”39) dà il cambio alla rana determinante di Martina Carraro (1’04”47), che gran bottino mondiale per la dolce metà di Scozzoli: 2 bronzi e un quarto posto. In terza frazione si scatena la furia di Elena di Liddo che mezz’ora prima aveva sciupato la chance di salire sul podio individuale nei 100 farfalla, se solo avesse nuotato il crono della sua semifinale avrebbe vinto l’argento, la pugliese ha pagato il peso di partire per la prima volta tra le favorite a livello mondiale. A chiudere la staffetta mista azzurra l’eterna Federica Pellegrini e il suo stile libero (52”11). Gran tempo, nuovo record italiano (8’51”38).  Sul podio tripudio di felicità con Federica che è la più esperta ma sembra invece una bimba emozionata. In questo bronzo (bellissimo) di gruppo c’è la soddisfazione personale della Divina che fa cifra tonda: la sua medaglia internazionale numero 50. Il traguardo storico di una carriera monumentale.

Voto per questa Italia: 8

Tre argenti e quattro bronzi per un bottino totale di sette medaglie. E’ mancato però l’acuto di un oro, va detto. E’ pur vero che in vasca corta l’Italia non ha conquistato in passato una valanga di successi, solamente quattro (Scozzoli e Bianchi nel 2012, Paltrinieri nel 2014, Pellegrini nel 2016). Sul piatto della bilancia pesano molto i sette legni. Per sette volte gli azzurri hanno concluso sotto al podio al quarto posto. I 17 nuovi record italiani hanno la prerogativa di essere tutti tempi di prospettiva mondiale, non ristretti al solo territorio nazionale. Il nuoto azzurro lascia Hangzhou facendo intravedere il segnale di un forte cambiamento, la consapevolezza di poter banchettare al tavolo dei grandi per la durata di un pasto completo e non per singole portate. La nuova Italia dimostra di essere competitiva a livello mondiale in quasi tutte le specialità. Quindi, voto finale: 8

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