Nuoto, Pilato e Martinenghi: una rana a suon di record

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Lia Capizzi

Lia Capizzi

Agli Assoluti di Riccione la 15enne Benedetta Pilato non finisce di stupire: dopo il pass per Tokyo sfodera un 50 rana incredibile che le vale il nuovo primato italiano. La segue a ruota Nicolò Martinenghi sempre più a proprio agio nell’olimpo della specialità. Niente pass per Miressi. Pellegrini e Paltrinieri fuori forma ma con grande fiducia

Benedetta rana. La specialità più tecnica del nuoto illumina la seconda giornata degli Assoluti di Riccione. Vanno a braccetto i sorrisi della Pilato e di Martinenghi capaci di mettere in scena uno show pirotecnico sulla distanza non olimpica dei 50 rana. Benny on fire, come le scrivono spesso colleghi e amici su Instagram. L’exploit di 24 ore prima nei 100, con la qualificazione olimpica raggiunta a 15 anni, non le ha tolto le energie e la voglia di stupire. Aveva deciso di preparare per bene la gara sulle due vasche proprio con l’obiettivo di strappare il pass per Tokyo, mentre i 50 rana li aveva giustamente tralasciati. Non sapeva cosa aspettarsi ma una volta in acqua ha azionato il pilota automatico. Perché la distanza dei 50 rana sarà sempre la sua gara preferita, quella che l’ha catapultata nel mondo delle stelle, a 14 anni le ha regalato l’argento ai Mondiali di Gwangju 2019 e l’oro europeo in corta, può nuotarli ad occhi chiusi, conosce a memora ogni dettaglio. Tuffo, partenza e poi tutta potenza. Arriva a toccare la piastra in 29”61. Boom. E’ il nuovo record italiano, fa ciao ciao con le mani al primato precedente che dallo scorso agosto le apparteneva (29”61). E’ anche il record mondiale juniores, il terzo tempo europeo all-time, aggiungiamoci pure che il record del mondo dell’americana Lilly King (29"40) è lontano appena 2 decimi. Che bottino. Quasi avesse fatto una scommessa con Vito D’Onghia che ha messo in acqua la bimbetta Benny quando aveva cinque anni, l’allenatore che continua a seguirla, spronarla, proteggerla e pure canzonarla, il loro è un rapporto di fiducia, complicità e pure molta ilarità. Non è un caso se la Pilato ha voluto dedicare il pass olimpico al suo coach. “Sto ripetendo in continuazione a Vito se è vero che andrò in Giappone. Oggi ero meno sicura di ieri, non credo ancora a questo tempo. Sono ore incredibili per me”, commenta Benedetta con lo sguardo che per la prima volta tradisce l’emozione dei suoi 15 anni, 16 a gennaio. Le sue fatiche in acqua non sono finite, da Riccione si trasferirà a Roma dove domenica si cimenterà nelle gare in vasca corta della Coppa Brema per difendere i colori della sua società Circolo Canottieri Aniene. Solo dopo potrà riposarsi, gustarsi le coccole della famiglia a Taranto, scherzare con i compagni di classe della sua terza Liceo Scientifico, pensare a chiudere un 2020 per tutti tanto complicato ma per lei molto costruttivo e gratificante.
 

La grande soddisfazione l’aveva colta un anno fa, sempre a Riccione, Nicolò Martinenghi con la qualificazione olimpica nei 100 rana ( 58.75 record Italiano, 12 dicembre 2019).  Insieme all’allenatore Marco Pedoja aveva già iniziato a stilare il programma di allenamento per arrivare a Tokyo, poi però a marzo l’intero pianeta è sprofondato nell’incubo della pandemia. Non sono stati mesi facili, la piscina di Brebbia è stata chiusa a lungo, ha fatto spesso il pendolare tra Varese e Milano per nuotare, ha cercato di non farsi scoraggiare, di restare focalizzato. Anche Niccolò, come la Pilato, è stato un predestinato, nelle categorie giovanili ha stravinto tutto, detiene ancora il primato mondiale juniores (59”01),  a suon di record si era fatto strada nell’olimpo della rana ma nel momento più bello, quando pregustava la consacrazione, ha dovuto sperimentare l’amarezza di restare a guardare, fermo ai box per quasi tutto il 2018 a causa di un delicato infortunio da stress all’osso pubico. Poteva sprofondare ed invece si è fortificato, ha lavorato di testa, è maturato ed è tornato a brillare di una luce ancor più accecante. Nei 100 rana del giovedì aveva forse peccato di troppa sicurezza, con qualche errore di troppo ha chiuso in 59”31 che è un crono di valore ma non all’altezza del suo stato di forma. A distanza di 24 ore ha voluto reagire sfoderando un meraviglioso 26”56 che diventa il nuovo primato italiano, lo toglie a quel Fabio Scozzoli che per Martinenghi è stato un punto di riferimento, rispettoso nel considerarlo un rivale da battere ma prima ancora un esempio da seguire. Scozzoli a Riccione non c’è, è infortunato nella speranza di riuscire a qualificarsi per Tokyo a marzo alla non tenera età di 33 anni, immaginarli insieme – Nicolò e Fabio- in una ipotetica finale olimpica sarebbe la fotografia perfetta del nuoto azzurro in un mix tra esperienza e gioventù. Non è mica finita, dopo un 50 imperiale Martinenghi vuole per caso trascurare i 200 rana? Certo che no. “Il tempo nei 50 mi ripaga di tanti sacrifici, è il sesto crono di sempre nel mondo, non me lo aspettavo ma mi dà una spinta e una consapevolezza ancora maggiore per il futuro. Adesso mi aspettano i 200  che ho curato molto ultimamente, rispetto al passato”, commenta il 21enne che non ha mai nascosto di puntare in futuro a giocarsi la carta della doppia gara a Tokyo. “E’ una distanza che non faccio da quattro anni, molto allenante. Più si sale sui blocchi e meno si sente l'apprensione per la prestazione”.

Coetanea di Scozzoli è la Divina, sono nati a due giorni di distanza. La Pellegrini timbra il cartellino nei 100 stile in 54”56. La condizione è quella che è, ancor più dopo le settimane di riposo forzato a causa del Covid. La vasca lunga non perdona, nessuno meglio di lei lo sa: “Non sono assolutamente preoccupata per i tempi, con Matteo abbiamo già programmato la preparazione da gennaio a marzo”. Ha fame di gareggiare Federica, domenica in Coppa Brema ha dato la disponibilità al direttore generale dell’Aniene Gianni Nagni di nuotare pure i 200 misti. Basta questo per descrivere la voglia matta di una leggenda delle vasche che nulla deve più dimostrare ma che più di tutti vuole nuotare.
 

 

Paltrinieri vince gli 800 stile, di cui è campione mondiale, in 7'46"49. Un crono lontano parente del 7'40"22 di questa estate al Sette Colli quando nuotò a meno di un secondo dal suo record europeo. Il lavoro degli ultimi 3 mesi, anche nel fondo, con il nuovo allenatore Fabrizio Antonelli, è stato molto intenso, per giunta itinerante tra Siracusa Roma e Sestriere, ovvio che la stanchezza presenti il conto. “Per come mi sento in questo momento sono molto sorpreso del crono: pensavo peggio, stiamo girando a 20 chilometri al giorno e siamo belli carichi per avere riscontri cronometrici diversi". Il sorriso che sfodera uscendo dalla vasca il 26enne poliziotto della Coopernuoto è un messaggio di grande fiducia. Greg è sempre Greg, un fuoriclasse: mai dubitarne.


Niente pass olimpico per Alessandro Miressi che nei 100 stile chiude in 48"22. Se ne riparla a marzo, nessuna preoccupazione per il gigante di Moncalieri allenato da Antonio Satta. Stupisce il secondo posto di Thomas Ceccon (48"65) alleggerito dal sogno realizzato di aver centrato la qualificazione per Tokyo nei 100 dorso. Per il 19enne veronese delle Fiamme Oro è un crono incoraggiante, conferma come la promessa di impegnarsi nei 100sl l’abbia presa proprio seriamente. Merita tanti applausi un emozionato “vecchietto” Filippo Magnini che è nono (49"94) a tre anni dalla sua ultima volta nella vasca di Riccione. Scendere sotto la barriera dei 50 secondi, a 38 anni, alla sua seconda gara dal rientro, non è niente male.

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