Goggia, Fontana, Moioli, "Le ragazze d'oro" si raccontano

Sci

Tre interviste esclusive alle donne azzurre che sono salite sul gradino più alto del podio a Pyeongchang. Si parte martedì 5 giugno alle 20 su Sky Sport 1HD con la puntata dedicata alla discesista azzurra

OLIMPIADI INVERNALI, CINQUE CERCHI DI STORIE

Per tre settimane, appuntamento su Sky Sport 1 con “Le Ragazze d’Oro”: tre speciali dedicati alle azzurre vincitrici delle medaglie d’oro alle ultime Olimpiadi invernali.

Tre puntate monografiche, arricchite da filmati inediti, in cui Sofia Goggia, Arianna Fontana e Michela Moioli raccontano il loro percorso verso l’eccellenza. Gli speciali sono stati realizzati nei luoghi dove sono cresciute e parte del racconto sarà dedicato anche alla loro storia personale: le lacrime di gioia e di dolore, la famiglia e gli inizi, le grandi soddisfazioni e gli obiettivi futuri.

La prima puntata è dedicata alla sciatrice Sofia Goggia, medaglia d’oro nella discesa libera a Pyeongchang e vincitrice della Coppa del Mondo di discesa libera. In onda martedì 5 giugno alle 20 su Sky Sport 1 e mercoledì 6 alle 21.45 su Sky Sport Plus.

L'appuntamento con Arianna Fontana sarà a partire da lunedì 11 giugno, mentre con la campionessa olimpica di snowboard cross, lunedì 18 giugno.

In quella medaglia c'è tutta la mia vita

"Quando vinci una medaglia mostri solo una facciata e tutti vedono il colore, l’oro. Spiega Sofia Goggia. "Ma la realtà è che io nell’altra faccia vedo tutto quello che ho dovuto passare per ottenerla.  Lì dentro c’è tutta la mia vita, i miei sogni, il sogno. Tantissimo lavoro, la dedizione, tutte quelle tappe del percorso che ho fatto. In quella medaglia ci sono tutta io. E pensare di mettere tutta la vita in una gara è qualcosa di incredibile, quasi incomprensibile.

Le lacrime e quella ragazzina di sette anni...

"Ho pianto il giorno del Super G dell’Olimpiade" , ammette Sofia. "Nelle interviste a fine gara tutti mi dicevano “Sofia hai buttato via l’oro!” È vero stavo andando bene, però ho trovato un’autenticità pazzesca su quella pista. Al ritorno in camera sono stata presa da mille emozioni e ho invitato il mio allenatore in camera, che sapevo avrebbe capito; mi sono messa a piangere e gli ho raccontato la mia giornata, di quando ho aperto la finestra e ho ringraziato il sole, dalla serenità che avevo in pista, dalla ricognizione. Ho messo i bastoncini fuori dal cancelletto, ho guardato fuori, e ho visto la porta con i 5 cerchi. E io ho sciato così bene, mi sono sentita la Sofia che a 7 anni anche nel raccordo tra Foppolo e Carona su una stradina in piano così accanto a un ruscelletto. Quella ragazzina che voleva andare forte per il piacere di andare forte, per il piacere di vincere, di arrivare prima, di sciare per se stessa.

Quanta strada dal 2013

"Mi ricordo benissimo quel giorno a ottobre quando ho detto al mio allenatore Marco, a Hintertux: Io sono la discesista più forte al mondo… potenzialmente!.  Sentivo dentro di me quella consapevolezza di poter raggiungere quell’obiettivo. Era il 2013. Fondamentalmente quello che è cambiato in questi anni è che per arrivare a essere quella che pensavo di poter essere ho dovuto rifare le fondamenta da zero.

E quante critiche...

"Tanti mi hanno etichettato come quella che va giù a 100 all’ora, al 200%. Sono stata criticata tantissimo e ancora oggi mi danno questa etichetta, nonostante abbia vinto le olimpiadi e dimostrato una maturità agonistica che in pochi atleti riescono a raggiungere. Questo mi dà molto fastidio perché vuol dire attaccarsi a come si era senza neanche mettere in conto che la persona e l’atleta si possono evolvere.

 

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