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05 aprile 2019

Boxe, Di Leva ci porta a teatro cercando il grande Ali

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Il 3 giugno saranno 3 anni dalla scomparsa del campione americano, dopo il debutto al Napoli Teatro Festival, la piéce a lui dedicata costruita in scena pezzo dopo pezzo, arriva al Piccolo Eliseo di Roma fino al 18 Aprile

L'impossibile è la sfida più ardua per il pugile più grande di tutti i tempi, ed arduo è riuscire a contenere lui, il suo personaggio, le sue parole, la sua danza, il suo essere simbolo in una piéce teatrale di settanta minuti. Eppure Cassius Clay rivive nello spettacolo che è in scena al Piccolo Eliseo di Roma fino a domenica 18 aprile, scomposto in parti e ritrovato dappertutto in scena: nelle gambe di Francesco Di leva che lo interpreta, nelle parole dell'attore e del suo regista Pino Carbone, che lo allena, nelle musiche, negli oggetti tanto scarni quanto simbolici. Si tratta di un'interpretazione difficile e particolare della "storia" di Muhammad Ali, già presentata lo scorso giugno al Teatro Sannazzaro di Napoli per la sezione SportOpera del Napoli Teatro Festival. 

Francesco Di Leva e Pino Carbone, sotto gli occhi del pubblico, costruiscono pezzo per pezzo, in maniera emotiva ma anche artisticamente poetica lo spettacolo. L’ispirazione nasce concretamente dal corpo di Muhammad Ali, un corpo allenato che sa dimenarsi tra le varie vicende e battaglie che lo vedono protagonista, un corpo in "ebollizione".

L'ispirazione

Tutto era nato da una chiacchierata sotto i portici torinesi tra Di Leva ed alcuni giornalisti, quando l'attore napoletano diretto da Mario Martone, che per la prima volta si provava con un'opera di Eduardo "Il Sindaco del Rione Sanità", era in scena al Teatro Stabile di Torino nei panni del “sindaco” Antonio Barracano. Pensato da Martone molto più giovane dell'originale eduardiano, il "sindaco" Di Leva si allena in scena con tanto di panca e felpa, ispirandosi già al campione americano. Da qui la decisione di costruire un'opera teatrale creata ad hoc per celebrare e raccontare l'eroe americano.  Di Leva, impegnato su più fronti: teatrale, cinematografico e sociale con il Nest, ha trovato nella regia di stampo avanguardistico di Carbone anche il naturale compagno di scena. Ali (Di Leva), campione olimpico dei mediomassimi e mondiale dei massimi, è allenato dal suo manager (Carbone), lanciandosi in un gioco di gambe, una danza, che gli riesce molto bene.

La sfida

La drammaturgia è di Linda Dalisi, e, particolare non trascurabile, il "corpo astuto" come lo chiamano gli stessi autori è un'opera creata apposta dall'artista scenografo internazionale Mimmo Paladino, che espone al Met di New York. Paladino ha immaginato il "corpo" del grande campione come una calamita, che attrae gli oggetti signifcativi del percorso di Ali. La sfida qui è tra l'attore allenato dal regista e lo stesso campione, che aleggia ovunque: viene rincorso lui così come lo sono le sue parole, il suo personaggio, la velocità dei suoi colpi, per poterlo incontrare davvero. Non è cosa facile raccontare in teatro l'enorme personaggio Clay-Ali, la parola cui mai rinunciò, l'agilità persa solo a causa del Parkinson che lo aveva colpito. Nel debutto napoletano che abbiamo visto eravamo stati già colpiti dalle doti atletiche ed interpretative di Francesco Di Leva: Ali arriva forte, anche dalle tavole di un palcoscenico, ring di altra natura.

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