Italbasket, segnali positivi ma ancora un ko: 73-70 OT per la Grecia

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Foto da @Italbasket
Datome

Gli azzurri guidati da coach Ettore Messina lottano, ma perdono anche contro la Grecia dopo aver conquistato in rimonta l'overtime: senza Belinelli (lasciato a riposo) è Daniel Hackett il miglior realizzatore degli azzurri con i suoi 19 punti

L’Italia perde ancora in amichevole 73-70 OT contro la Grecia, ma lancia dei segnali ben diversi rispetto a quelli della doppia sconfitta incassata nel torneo di Tolosa e prosegue lungo il cammino di parziale risalita già intravisto nel match contro la Serbia. Gli azzurri fanno a meno di Marco Belinelli (tenuto a riposo in maniera precauzionale) e riducono così ancora di più il numero di armi offensive a disposizione, ma i ragazzi di coach Messina riescono a fare di necessità virtù, impostando una gara tutta giocata sul livello di intensità difensiva. Dopo tre quarti però la difesa italiana sembra andare in affanno e quando la Grecia vola sul +10 a cinque minuti dal termine la partita dà l’impressione di essere ormai finita. L’Italia però ritrova delle insperate energie e soprattutto la voglia di non mollare e trascinata dai canestri di Daniel Hackett (il miglior realizzatore azzurro con i suoi 19 punti) ritorna a contatto prima e sul 64-64 poi, grazie al jolly pescato da Burns. L’overtime però richiede un extra-sforzo che non può essere nelle corde di un roster evidentemente arrivato con il fiato corto negli ultimi minuti di partita: Printezis&co. hanno vita facile nel tempo supplementare, che mette in mostra tutti i limiti offensivi di una squadra che, nonostante le mani non sempre dolcissime quando si tratta di attaccare, ha dimostrato di avere gli attributi e soprattutto un cuore. Due qualità da non sottovalutare, in vista di un Europeo che ci metterà a dura prova.

Il racconto del primo tempo di Italia-Grecia

La novità nel quintetto degli azzurri è l’assenza di Marco Belinelli, tenuto a riposo per scelta da coach Messina che preferisce non rischiare di caricare troppo il miglior realizzatore dell’Italia. Nei primi sei minuti di gioco però, Datome&co. non sembrano soffrire più di tanto la sua mancanza: 7 punti del capitano sommati ai 6 di Hackett guidano gli azzurri sul 16-12. La palla circola molto in attacco e l’Italia riesce ad approfittare delle distrazioni dei greci, spingendo nei primi secondi dell’azione. Qualcosa poi però in parte si inceppa. Il fondo della retina diventa un miraggio e la Grecia torna a farsi sotto lentamente, grazie ai numerosi viaggi in lunetta. Il parziale a fine primo quarto è 20-16 a favore degli ellenici, per metà firmato da Printezis. La stazza dei greci infatti ci manda in sofferenza, ma coach Messina ha fatto capire ai suoi che i successi per questa squadra passano inevitabilmente dall’applicazione difensiva. Appena la concentrazione però viene meno, gli ellenici piazzano il parziale da 6-0 e si riportano in vantaggio, facendo andare su tutte le furie l’assistente allenatore dei San Antonio Spurs. Gli azzurri però non mollano, soffrono e restano aggrappati al match, anche perché la Grecia non riesce a trovare il bersaglio con continuità. La tripla di Filloy nel finale è acqua nel deserto offensivo dell’Italia, che chiude sul -2 il primo tempo (33-31).  

Il racconto del secondo tempo di Italia-Grecia

A inizio ripresa le cose non sembrano essere cambiate e le difese riescono ad avere la meglio sugli attacchi inceppati. Il 17-14 di parziale del terzo quarto è sintomatico del relativo spettacolo garantito, ma quando tocca sporcarsi le mani gli azzurri non sembrano tirarsi indietro. A inizio quarto quarto però la spia della benzina resta costantemente accesa e l’Italia sembra colare a picco sotto i colpi dei greci che magicamente ritrovano la via del canestro. Sul -10 a cinque minuti dal termine i buoi sembrano essere ormai scappati dalla stalla, ma la mossa tattica del doppio playmaker ridà linfa alla stagnante esecuzione italiana: il parziale è tutto azzurro e il quintetto sperimentale che non ti aspetti riesce a risalire fino al 64-64 con cui si arriva all’ultimo minuto. La tripla di Hackett allo scadere è lunga sul secondo ferro e costringe l’Italia a giocare un overtime in cui non c’è storia. Ma il messaggio lanciato dai ragazzi di coach Messina è chiaro e in parte rassicurante: abbiamo voglia di lottare, a prescindere da come vanno le cose. Il 73-70 finale conta il giusto; la crescita alle volte passa soprattutto dalle sconfitte.

Nel pomeriggio la Georgia batte anche la Serbia: 68-66 il punteggio finale

La Georgia continua a vincere e soprattutto a convincere nel torneo dell’Acropoli, sommando al successo contro la Grecia anche quello ai danni della Serbia, conquistato grazie a una tripla di Sanadze a 40 secondi dalla sirena. Alla fine il tabellone recita 68-66, dopo che i georgiani erano stati costretti a inseguire per oltre tre quarti, schiacciati in tutti i sensi dal peso offensivo di Boban Marjanovic (19 punti per lui),  incontenibile con i suoi 222 centimetri uniti a una invidiabile mobilità di piedi. A frenarsi però ci ha pensato lui stesso, costretto ad uscire per raggiunto limite di falli quando il match era ancora in bilico. Passo dopo passo dunque e grazie anche ai tiri liberi, la Georgia si è rifatta definitivamente sotto, allungando in maniera decisiva nell’ultimo minuto e stringendo le maglie difensive attorno a Bogdan Bogdanovic (15 punti), spuntato nel finale come Lucic, la cui tripla del possibile successo è stata sputata dal ferro dopo aver dato l’illusione di andare dentro. Il dato che resta e che in parte preoccupa l’Italia però è la prestazione corale della Georgia: una squadra compatta e per molti aspetti sorprendente quella guidata dai 21 punti e 14 rimbalzi di Shengelia, protagonista assieme a tutto il quintetto titolare di un’altra partita che mette in allarme gli azzurri. Non tanto per il torneo ellenico (dall’importanza ovviamente relativa), quanto per la qualificazione tutta da conquistare nel girone di Tel Aviv. La quinta e ultima partita in Israele infatti sarà proprio contro la Georgia; l’obiettivo sarà quello di evitare di ridursi all’ultimo match per giocarsi il proprio destino.

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