Basket Serie A, crescono i contagi: ipotesi stop retrocessioni

coronavirus

Pietro Colnago

Nella serie A i positivi aumentano in maniera esponenziale: partite rinviate, organici ridotti all’osso. E allora si fa largo l’ipotesi di bloccare le retrocessioni per alleggerire il peso sulle spalle delle società che devono anche fare i conti con l’assenza del pubblico secondo l’ultimo DPCM

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Quando la Lega di Serie A aveva deciso di cominciare la stagione, aveva comunque messo in preventivo di fare i conti con i possibili, anzi probabili contatti di alcuni dei suoi protagonisti con il Covid stilando un protocollo ad hoc, ma ora la situazione appare diversa. Dai primi saltuari positivi al coronavirus si è infatti passati ad un vero e proprio allargamento dei contagi tanto che ad oggi si contano almeno otto società, su sedici, che hanno all’interno del gruppo squadra almeno due infettati: Cremona, Sassari, Fortitudo, Milano e poi anche Cantù, le cui positività sono multiple, come quelle di Trento, Brescia e le tre sospette di Roma. Insomma, con metà della Serie A che deve fare i conti con assenze per quarantena obbligatoria e quarantena preventiva, con l’obbligo comunque di giocare coi rimanenti negativi, il rischio concreto è che l’equità competitiva possa venire meno e che tutta la stagione per alcune squadre possa essere compromessa o quantomeno condizionata da cause che non dipendono dalle società stesse, ma da risultati che non corrispondono ai reali valori dei club, che in estate hanno investito per allestire formazioni competitive.

 

Ecco perché all’assemblea di oggi un gruppo di società hanno chiesto, considerata la ferma volontà di tutti di non interrompere la stagione, quantomeno di bloccare le retrocessioni per la stagione in corso, come era già stato proposto dalla commissione tecnica prima dell’inizio. Fermare le retrocessioni in modo da dare alle società un po’ di respiro economico soprattutto dopo la stretta dell’ultimo DPCM, lasciando le due promozioni dalla A2 per avere l’anno prossimo un torneo a 18 squadre, ma con dei paletti importanti da rispettare: vietato smembrare gli organici, avere un tetto salariale minimo sotto il quale non andare per garantire comunque una qualità di gioco. Tutto ciò in un momento in cui si deve giocare a porte chiuse, senza incassi derivati dal pubblico e con squadre che oltre che in Italia, devono giocare anche in Europa. Insomma: una scommessa rischiosa, ma forse l’unica strada percorribile per non arrivare ancora una volta alla chiusura anticipata della stagione.

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