29 settembre 2017

Bayern, esonero Ancelotti: cinque senatori tra i motivi dell’addio

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L’esonero dell’allenatore italiano non sarebbe dipeso solo dai risultati. Rapporti compromessi con una frangia dello spogliatoio: Hummels, Boateng, Robben, Ribery e Muller, avrebbero indotto il club - secondo la Bild - a prendere una decisione dolorosa quanto necessaria

Una storia durata solo una stagione, fino al divorzio sul quale nessuno avrebbe mai scommesso solo due mesi fa. Colpa dei risultati poco convinceti, certo, ma soprattutto di una frattura oramai insanabile con una buona parte dello spogliatoio. I senatori, i vecchi campioni, quelli che insomma non vogliono mai finire in panchina e che invece l'allenatore italiano dall'inizio di questa stagione ha cominciato a togliere dalle formazioni dei titolari. Lo rivela il quotidiano tedesco 'Bild', di solito fonte sempre molto ben informata, che non si limita alle congettura ma riporta nomi e cognomi. Hummels, Boateng, Robben, Ribery e Muller, sarebbero loro i colpevoli dell'ammutinamento interno, arrivato al suo apice proprio al termine della partita contro il Psg, nella quale Ancelotti ha lasciato in panchina Robbe, Ribery e Hummels, con Boateng addirittura in tribuna. La decisione aveva lasciato basiti i giocatori già prima della partita, ma al termine, con quel 3-0 sul groppone, i diretti interessati sono sbotatti chiedendo a gran voce l'allontanamento dell'allenatore.

Hoeness e Rummenigge confermano

A conferma della versione della Bild ci sono anche le parole del presidente del club bavarese Hoeness, che aveva sottolineato come il rapporto con lo spogliatoio fosse ai minimi termini: "Dal mio punto di vista l’allenatore negli ultimi giorni si è messo contro cinque giocatori importanti della rosa, e non avrebbe più potuto farcela – ha aggiunto –. Non puoi avere tanti giocatori tutti contro di te”.

Prima ancora erano arrivate le dichiarazioni di Rummenigge che rappresentavano, a dir la verità, più di un indizio: “Abbiamo dovuto decidere per il bene del Bayern”, quasi a voler giustificare una decisione sofferta ma per certi versi necessaria. I risultati hanno contribuito a porre la parola fine ad un rapporto già logoro e compromesso. Dal pari col Wolfsburg fino al pesante ko al Parco dei Principi, a cui hanno fatto seguito le parole di Robben al termine della gara: “Se stiamo tutti con lui? Non rispondo”. Un assist non troppo velato indirizzato ai vertici del club che, si sono presi giusto una notte di riflessione prima di dare il benservito al tecnico italiano. 

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