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10 marzo 2018

Trapattoni e lo "Strunz" al Bayern Monaco: 20 anni fa lo show in conferenza stampa

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Il 10 marzo 1998 l'allenatore italiano fu protagonista di una conferenza stampa che si trasformò in un monologo di rimprovero verso i suoi calciatori e in particolare verso uno: Thomas Strunz. Dopo 20 anni quella sfuriata è ancora celebrata in Germania e non solo

BAYERN MONACO, HEYNCKES RICORDA TRAPATTONI: "STRUNZ! FU UN COLPO DI GENIO"

10 marzo 1998. Ormai 20 anni fa. Tanto è passato dalla celebre conferenza stampa in cui Giovanni Trapattoni, allora alla guida del Bayern Monaco, si lasciò andare a un lungo rimprovero verso i suoi giocatori e in particolare verso uno: Strunz. Thomas Strunz, fu lui la vittima della sfuriata del Trap, arrabbiato non solo per il brutto gioco e i cattivi risultati della squadra (reduce da tre ko consecutivi in campionato e dal pareggio per 0-0 nell'andata dei quarti di Champions contro il Borussia), ma soprattutto per le continue lamentele di alcuni giocatori che reclamavano maggiore spazio. Un monologo che fece il giro del mondo, sia per i toni usati che per il tedesco maccheronico, e che ancora oggi si fatica a dimenticare. "In questo momento in squadra ci sono dei giocatori che hanno dimenticato di essere dei professionisti - esclamò adirato l'allenatore italiano -. Non leggo molto i giornali, ma ho sentito tante storie, come che nell'ultima partita non abbiamo giocato in modo offensivo. In Germania non c'è nessuna squadra che gioca più all'attacco del Bayern. Nell'ultimo match avevamo tre punte in campo: Elber, Jancker e Zicker. Zickler è una punta e in più c'erano Mehmet (Scholl) e Basler. È chiaro quello che ho detto?". La sfuriata di Trapattoni non si fermò lì e continuò puntando il dito contro Scholl e Basler: "A loro due, dopo Dortmund, ho detto che forse hanno bisogno di un po' di pausa. Ho visto altre squadre giocare in Europa mercoledì e ho assistito a due allenamenti. L'allenatore non è un idiota, è lì per vedere cosa succede in campo. In queste partite ci sono stati due, tre o quattro giocatori che erano deboli come una bottiglia vuota. Avete visto mercoledì quale squadra ha giocato? Ha giocato Mehmet, ha giocato Basler o ha giocato Trapattoni? Questi giocatori pensano più a lagnarsi che a giocare! Sapete perché le squadre in Italia non comprano questi giocatori? Perché noi abbiamo visto molte volte partite del genere. E dicono che non sono giocatori adatti per le italiane, non sono dei campioni".

"Cosa permettiamo Strunz? Ich habe fertig"

A quel punto il Trap si concentrò sul bersaglio tanto atteso: "Struuunz! - gridò ai giornalisti -. Strunz è qui da due anni, ha giocato dieci partite ed è sempre infortunato. Cosa permettiamo Strunz?! L'anno scorso sono diventato campione con Hamann, Nerlinger. Questi erano giocatori e sono diventati campioni. Lui è sempre infortunato! Ha giocato 25 partite in questa squadra, in questo club. Deve rispettare gli altri colleghi. Ora questi giocatori devono dimostrare a me e ai tifosi di poter vincere la partita da soli. Devono vincere la partita da soli. Io sono stanco di aspettarli, li difendo sempre. Io ho sempre i miei debiti (intendeva dire colpa) su questi giocatori. Uno è Mario e un altro è Mehmet. Su Strunz invece no, ha solo giocato il 25% di queste partite". E poi chiuse la conferenza con il famoso "Ich habe fertig", divenuto virale in Germania e ancora oggi usato in alcuni spot pubblicitari perché in tedesco significa "io sono finito" e non "ho finito" che era chiaramente la frase che voleva utilizzare l'allenatore italiano. Il suo breve e intenso discorso non bastò al Bayern per cambiare le sorti di quella stagione, culminata con l'uscita dalla Champions ai quarti e con il secondo posto in Bundesliga, alle spalle del neopromosso Kaiserslautern. Rappresentò però una rivoluzione dal punto di vista mediatico ed emotivo di cui il club tedesco continua a beneficiarne ancora oggi. Da allora infatti la mentalità vincente dei bavaresi divenne un must, come testimoniato dai 13 campionati e dalle due Champions vinte dal 1998 in poi, praticamente lo stesso numero di titoli conquistati dal Bayern nel primo secolo di vita.

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