11 gennaio 2018

Le squadre più in forma d'Europa? Manchester City, Juventus ed… Eibar!

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Eibar (LaPresse)

Città inferiore ai 30.000 abitanti nei Paesi Baschi, Eibar tiene il passo con le grandi d'Europa (Foto LaPresse)

Sono 19 i punti conquistati nelle ultime 7 partite di campionato dai baschi, bilancio comune alle corazzate tra Inghilterra e Italia. Una scalata ai piani alti della Liga dopo una partenza da incubo: merito di Mendilibar, allenatore che ha rilanciato pure l'ex Roma José Angel. Qui Verdi non lasciò il segno, oggi si sogna l'Europa

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Il saldo è eccellente, addirittura sorprendente se bilanciato dalla partenza da incubo. Non fanno notizia gli ultimi 50 giorni di campionato sbriciolati da Juventus e Manchester City, big che a suon di punti navigano ai primi posti dei rispettivi tornei. Ebbene, il bilancio più recente costituito da 19 punti conquistati sui 21 disponibili, tesoretto guadagnato in 7 partite, risponde anche al trend degli spagnoli dell’Eibar. Un traguardo parziale che ribadisce l’organizzazione del progetto basco, società alla quarta stagione consecutiva nella Liga dopo la storica promozione centrata nel 2014. Ad irrobustire il lavoro della squadra di Mendilibar contribuiscono una città che non arriva a 30.000 abitanti, ovvero il centro più piccolo nella massima serie spagnola, vanto a braccetto con lo stadio meno capiente dell’intero campionato. L’Ipurúa accoglie poco più di 6.000 spettatori eppure applaude la 7^ forza della Liga in piena zona Europa League.

Modello Eibar

Fondati nel 1940 e ribattezzati Armeros a causa della produzione di armi della quale è nota la città, i rossoblù stazionano a metà tra Bilbao e Donostia ovvero i più importanti lidi calcistici di tradizione Euskadi. Ciò nonostante il club della provincia di Guipúzcoa viaggia a ritmi inediti nei suoi trascorsi nella Liga, campionato che rischiò di non affrontare a dispetto della promozione maturata sul campo. Già, d’altronde tre anni fa l’Eibar fu costretto a gonfiare il proprio capitale sociale di 1.7 milioni di euro a causa della Ley del Deporte: il rischio della bocciatura in terza serie fu scongiurato dall’azionariato popolare al vertice della società, sistema che nega ad un singolo socio di possedere più del 5% delle quote. Gli 11.000 azionisti provenienti da tutto il mondo garantirono l'avvento nella Liga, torneo mai accessibile nella storia per una città così ridotta. Scherzo del destino o meno, nonostante la retrocessione maturata sul campo complice la classifica avulsa nel confronto con Deportivo e Granada, l’Eibar venne ripescato al posto dell’Elche rimandato d’ufficio poiché soffocato dai debiti. Le successive due agevoli salvezze garantiscono un presente dai contorni entusiasmanti.

Meno di due mesi per risalire la china dopo 8 punti in 11 turni con 7 sconfitte ovvero il peggior avvio di sempre dell’Eibar nella Liga, partenza ad handicap che non ha intaccato la fiducia a José Luis Mendilibar. Classe 1961, basco della Biscaglia, l’ex allenatore di Valladolid e Osasuna tra le altre siede dall’estate 2015 sulla panchina rossoblù: positivo il 10° posto della scorsa stagione, ancora più esaltante la scalata che ad oggi vale un posto in Europa. Niente male per un club che paga dazio a partire dal confronto con le altre squadre dei Paesi Baschi, tuttavia l’Athletic Bilbao e la Real Sociedad lamentano una classifica meno convincente addirittura bollente per l’Alavés, club del capoluogo della comunità autonoma. Sono 27 i punti in classifica, 19 dei quali accumulati dallo scorso 20 novembre grazie a 6 vittorie con 17 gol segnati (al tappeto anche il Valencia di Zaza) e un solo pareggio, lo 0-0 raccolto sul campo del Getafe dettato dal rigore sprecato da Jordán. Un filotto di risultati che rende l’Eibar la formazione più in salute nella top 5 continentale al pari di Citizens e Juventus, addirittura davanti a Barcellona e PSG oltre al Bayern Monaco. Miracoli del calendario in discesa, certo, ma provate adesso a fermare gli uomini di Mendilibar. Chissà se ci riuscirà l’Atletico del Cholo Simeone, atteso a Ipurúa nell’ultimo appuntamento del girone d’andata e sempre vittorioso in passato in Liga contro i baschi.

Chi ricorda José Angel?

Qui dove mossero i primi passi Xabi Alonso e David Silva, seguiti qualche anno più tardi dagli italiani Piovaccari e Verdi senza troppa fortuna, a regnare è la virtù economica dai debiti sconosciuti e dall’attenta pianificazione per mantenersi ad alti livelli. Budget e monte salari ridotti, ovviamente, sforzi economici che tuttavia premiano la società ininterrottamente iscritta alla Liga dal 2014. La fiducia è tutta nel lavoro di un allenatore come Mendilibar, 56enne con quasi 800 panchine in tutte le categorie spagnole nel nome del pragmatismo. La presidentessa Amaia Gorostiza applaude l’evoluzione dei difensori Arbilla e Capa, la scoperta dei giovani Alejo e Jordán fino al brasiliano Charles, miglior marcatore con 6 gol. Un ex Celta Vigo come il cileno Orellana, arrivato in prestito dalla Galizia e subito a segno contro il Las Palmas. Non dimentichiamo capitan Dani García, il jolly giapponese Inui e Sergi Enrich, centravanti dalla lenta gavetta e dal passato bollente con un video hard diffuso sul web. In rosa ci sono pure Bebé (infanzia drammatica e meteora al Manchester United) insieme al 28enne José Angel, 32 presenze nella Roma di Luis Enrique, terzino sinistro che condivide con Jordi Alba il numero di assist (5) ovvero il bottino più alto per un difensore in Spagna.

Dall’abisso al paradiso per l’Eibar, mai così brillante per numeri e risultati dal suo impatto nella Liga. Detto dell’esordio con gol di Orellana come accadde in rosa anche ai fortunati Javi Lara e Adrián, Escalante e Nano fino all’attualissimo Charles, la squadra più in forma in Spagna ha appena accolto a titolo gratuito il mediano Pape Diop senza smentire la formula degli acquisti low cost. La scorsa estate la partenza onerosa del francese Lejeune (10 milioni di euro versati dal Newcastle) imboccò binari opposti agli arrivi a basso prezzo di Oliveira, Dmitrovic, Jordán, Yoel e Alejo. Le sliding doors del campionato premiano i baschi da quel 5-0 inflitto al Betis: Mendilibar ha recuperato l’identità della squadra, ora competitiva e galvanizzata in tutti i suoi reparti. Restano solo un ricordo i fantasmi d’autunno come ha spiegato Dani Garcia, mediano stakanovista e leader della squadra dove milita dai tempi della seconda e terza divisione, 27enne che ha confidato come nessuno in rosa pensi all’Europa come una possibilità concreta. Non è l’umiltà a mancare accanto all’orgoglio caro al popolo basco, ma dalle parti di Eibar divertono pure sui social. Prendete il fido Manolito, cane di capitan García e apprezzato testimonial degli auguri natalizi. Una mascotte degna di questo nome tanto da animare la parodia di mercato che lo vede firmare il suo contratto fino al 2020. Succede anche questo nella terra tra Bilbao e Donostia, oggi epicentro dei Paesi Baschi del pallone.

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