Roberto Baggio non dimentica: “Ripenso ancora a quel rigore del 1994”

Calcio
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Il “Divin Codino” si è confessato in un’intervista al Corriere Della Sera: “L’amarezza per quell’errore è la stessa del 1994 e non passerà mai, credo. Per Firenze provo ancora gratitudine, nel calcio di oggi sarei una seconda punta. Il mio erede? Non lo so, ma mi piace molto Centurion del Boca Juniors”

Roberto Baggio, il più grande talento puro del calcio italiano, si è raccontato in un’intervista a cuore aperto con Tommaso Pellizzari del Corriere della Sera. Un lungo racconto di se stesso che spazia dal passato a Firenze fino ai progetti in cantiere oggi, ma con un occhio di riguardo per il punto più alto della sua carriera, quel Mondiale americano del 1994 che fece sognare un Paese intero. “Mi piacerebbe tornare indietro a quegli anni. Recuperarli è piacevole, sono ricordi intimi, profondi e bellissimi. Il percorso fu denso di significato: per la fatica, le difficoltà, per il carattere e la determinazione con cui ne siamo usciti. Non avrei mai pensato che un giorno la gente avrebbe voluto indossare quello che noi indossavamo allora: vuol dire che forse hai lasciato qualcosa di bello e di profondo. Mi fa piacere. Credo perché, consapevolmente o meno, ho sempre cercato di far divertire la gente con il mio modo semplice di essere e di giocare”. Rimane solamente un rimpianto, ovviamente, quello più grosso: “Mi capita di ripensare ancora a quel rigore sbagliato, ma non ho trovato il senso di quell’errore. L’amarezza è la stessa del 1994. Non è diminuita. E non passerà mai, penso. Anche se è il Mondiale del 1990 quello in cui mi sentivo di poter fare qualsiasi cosa”.

L’amore per Firenze e il calcio di oggi

Nel giorno in cui Federico Bernardeschi si è sottoposto alle visite mediche per completare il suo passaggio dalla Fiorentina alla Juventus, ripercorrendo per certi versi le sue orme, Baggio non commenta la scelta del giovane fantasista ex viola ma parla di Borja Valero, il quale ha dichiarato che non sarebbe mai andato in bianconero: “Io nei confronti di Firenze avevo e avrò sempre un grande senso di gratitudine, per i due anni di stop dopo il mio primo infortunio al ginocchio. Non avevo mai giocato e la gente mi stava vicino, mi dimostrava il suo affetto, mi stimolava a non mollare, mi diceva che mi avrebbero aspettato. Sono cose che io non dimentico. Credo che a Borja Valero sia successo qualcosa di simile”. Similitudini che però finiscono qui, specialmente quando si passa al campo da gioco: “Negli anni di Pelè e Maradona non c’erano le regole di oggi. Oggi gli attaccanti sono molto più protetti: una volta era una caccia all’uomo. Credo proprio che con il calcio di oggi sarei riuscito a giocare qualche anno in più. E non solo io. Ai miei tempi, prima aspettavi la scarpata e solo dopo pensavi a come stoppare il pallone; oggi, a volte si rischia l’espulsione al primo fallo. Una volta prendevi la botta e non sapevi nemmeno chi te l’aveva tirata. Adattarsi al calcio inventato da Sacchi non è stato facile. Venivamo da un calcio in cui ognuno doveva inventare. Non avevi la cultura calcistica di oggi. Quello che sapevi lo sapevi dalla strada e non te l’aveva insegnato nessuno. Più che altro si fece strada l’anti-calcio, e quelli del mio ruolo facevano fatica a giocare: Zola dovette andare in Inghilterra per trovare posto...”. Ma che ruolo avrebbe Baggio nel calcio moderno? “Seconda punta in un 4-3-1-2, sicuro. Di fianco a un centravanti vero. Platini mi definì un 9.5? Definizione perfetta: era la realtà”. E il difensore più difficile che ha affrontato? “Paolo Maldini. Quando te lo trovavi davanti sapevi che non passavi. Era grosso. Ed era forte di testa, di destro, di sinistro... Dovevi mettere insieme 15 giocatori per fare uno come lui”.

Nessun rimpianto e l’ammirazione per Centurion

Rimpianti però non ce ne sono “perché non ce la facevo più con i dolori” e le sue giornate vanno veloci perché “difficilmente sono vuote: adesso sono più impegnato rispetto a quando giocavo: c’è un progetto a cui sto lavorando, ma lo rivelerò solo quando tutto sarà pronto”. Baggio però non ha smesso di seguire il calcio, e il giocatore che più gli piace è sorprendente: “Il mio erede non lo so, ma guardo molto calcio sudamericano e, da tifoso del Boca Juniors, mi piace molto Ricardo Centurion. Ma deve migliorare fuori dal campo”. Un’ultima domanda: quando Baggio passò alla Juve costò 25 miliardi di lire, poco più di 12.5 milioni di euro attuali: quanto varrebbe oggi Roberto Baggio? “Non ne ho idea” risponde il Divin Codino, ma il suo manager Roberto Perrone spara alto: “150 milioni di dollari…”.

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