Batistuta, che festa a Firenze per i 50 anni: "Amo questa città, è la mia seconda casa"

Calcio

Bagno di folla in piazza della Signoria per Gabriel Omar Batistuta: l'ex attaccante della Fiorentina ha festeggiato i 50 anni a Firenze insieme con i suoi vecchi tifosi: "Questa è la mia seconda casa"

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Non ha più la lunga chioma da “Re Leone” e il fisico scolpito dei tempi d’oro. Non segna più gol spettacolari mimando la mitraglia. Eppure, l’amore di Firenze per Gabriel Omar Batistuta è più vivo che mai. L’argentino è tornato a Firenze per festeggiare con i tifosi Viola il suo 50° compleanno. Una festa in Piazza della Signoria, in pieno centro cittadino, due mesi dopo la data ufficiale. “Batigol” è salito sul palco mentre lo speaker, come in uno stadio, scandiva il suo nome. “Grazie a tutti, amo Firenze, la mia seconda casa: mi sono innamorato di questa città quando sono arrivato e la continuerò ad amare”, le parole dell’ex attaccante argentino. E mentre la marea umana colorata di Viola gli intonava i cori del passato, ecco spuntare diverse sciarpe vintage con il suo nome: a Batistuta deve essere sembrato di giocare allo Stadio Franchi. La storia tra l'argentino e la Fiorentina è iniziata nel 1991 e si è conclusa nel 2000, dopo 203 gol in 331 partite con la maglia Viola. Difficile dimenticare, difficile dimenticarsi.

Al fianco di Batistuta c’era tutta la famiglia al completo: dai genitori alla moglie Irina, dai figli alla sorella Elisa. E poi lo storico massaggiatore, Luciano Dati, che ha raccontato una serie di aneddoti sul suo rapporto con il fuoriclasse argentino: “Mi chiamava anche durante il Mondiale di Francia ’98 – ha spiegato Dati -. Siccome l’Argentina non mi faceva entrare nel ritiro, ci incontravamo al bar dopo l’allenamento". Presenti anche German Pezzella, il capitano della Fiorentina di oggi (“Per noi argentini è un mito”), e l’allenatore Stefano Pioli, che non hanno voluto mancare dopo il pareggio con il Torino del pomeriggio. Alla fine l'immancabile taglio della mega-torta di compleanno con il numero 50 e un saluto alla platea. Non certo un addio, ma un arrivederci.

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