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05 giugno 2019

Messi: "Mio figlio esulta ai gol del Real. Copa? Non siamo i favoriti ma ci proveremo"

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Curiosità e ambizioni raccontati da Leo a TyC Sports: "Da ragazzo mandavo i miei video in Argentina per farmi conoscere, è sempre stato un sogno la nazionale. Col Barça ho chiuso la stagione stanco e frustrato mentalmente". Poi le punizioni, la numero 10 e quella volta al fast food a Pechino 2008

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Argentina e Barcellona, Copa America e Champions, aneddoti e risate. Messi ha giocato a tutto campo nell'intervista rilasciata in patria a TyC Sports, tra delusioni, vittorie e speranze: "In questa Copa America? Giocheremo con lo stesso entusiasmo e la solita voglia di vincere, anche se l'Argentina sta attraversando una fase di cambiamento. Per molti sarà la prima competizione importante, penso che non siamo i candidati alla vittoria finale come altri anni, ma sicuramente ci proveremo". Promessa a firma Leo Messi, anche perché la sua storia con l'Albiceleste è ancora quella senza grandi titoli in bacheca: "Ho sempre sognato di giocare per la mia nazionale - prosegue Leo pensando al passato -, il mio esordio fu un momento sognato a lungo. Al tempo giocavo a Barcellona e non era facile farsi notare come succede oggi, era un'altra epoca. Per riuscirci ho fatto di tutto: mandavamo continuamente i miei video per farmi conoscere e avere una chance". Chance come quella che Messi ha ancora per trionfare con la maglia della sua nazionale: "Vincere un Mondiale con l'Argentina per me sarebbe il massimo - continua Leo -, è il più grande sogno che mi sia rimasto da realizzare". E in attesa di Qatar 2022 c'è proprio la Copa America ai blocchi di partenza, per raggiungere una gioia con la fascia al braccio: "La prima volta con l'Argentina da capitano? Mi fecero parlare negli spogliatoi. Non fu facile, non sono uno che parla molto. Io sono capitano alla mia maniera".

Barcellona e incubo Anfield

Capitano, Messi, lo è anche nel Barça, con cui il finale di stagione è stato segnato dalla sconfitta in Coppa del Re contro il Valencia e, inevitabilmente, dalla clamorosa rimonta subita dal Liverpool in Champions: "Ho finito la stagione più stanco e frustrato nella testa che nel fisico a causa di quello che è successo nelle ultime due settimane, soprattutto dopo l'eliminazione in Champions League".

"Mio figlio esulta ai gol del Real"

Quindi ecco la lista degli aneddoti di Messi, lunghissima nell'intervista a TyC Sports. Tra i più divertenti sicuramente quello legato ai figli: "Thiago (7 anni a novembre, ndr) non si perde una partita, e anche Mateo (4 anni a settembre, ndr) ama il calcio, indossa magliette di ogni squadra. A volte la televisione è accesa e lui esulta per i gol del Real Madrid. Thiago si arrabbia e Mateo continua a festeggiare proprio per infastidirlo". Ma non solo: "Una volta stavamo giocando in casa - continua Messi - e Mateo mi ha detto: Tu sei il Barça e io sono il Liverpool, perché ti batterò ".

Punizioni, numero 10 e fast food

Dunque ecco il Messi a tutto campo: "Le punizioni? Fu El Coco Basile (Alfio Basile, Ct dell'Argentina tra 2006 e 2008, ndr) uno dei primi a darmi consigli. Mi diceva di lasciar andare il piede, di guardare e imparare da Riquelme. Numero 10? È speciale, quella maglia in Nazionale l'ha resa importante Maradona, ma a me non cambia nulla indossare un numero piuttosto che un altro. Quando la usai per la prima volta Diego mi disse che voleva darmi la stessa maglietta che aveva indossato lui, che ero pronto ed era giunto il momento". Accadde tutto dopo l'Olimpiade, quella vinta nel 2008, uno dei suoi due trofei con l'Argentina: "Nessuno voleva che andassi a giocarla, Guardiola fu quello che mi diede il permesso. Nel villaggio olimpico abbiamo visto i migliori atleti di tutto il mondo, come Kobe Bryant e Rafael Nadal, è stato impressionante. Siamo passati tra di loro e gli abbiamo chiesto delle foto. Poi il primo giorno siamo andati a mangiare da McDonald's". Battuta finale: "Come si vince nel calcio di oggi? Ogni volta è sempre più difficile che un giocatore possa risolvere da solo una partita. Oggi nessuno regala niente e sono poche le squadre che vogliono giocare, che si aprono e che concedono spazi".

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