Ren e il giallo del biglietto: 70 ore di fila e lo dimentica

Champions League
Ren Yang, il tifoso cinese che ha "conquistato" il primo biglietto per la finale. Dopo una piccola disavventura...
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Il primo ad entrare nella banca di via Massaua è un ragazzo cinese che non parla italiano. Esce con una fotocopia al posto del ticket perché non aveva capito la procedura. Intanto ci si organizza per ritrovare i "compagni di fila" anche su Facebook. FOTO

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di VANNI SPINELLA
da Via Massaua (Milano)

Ren è il primo della fila. Ed è il primo ad entrare in banca, da eroe, accompagnato dall’“olé” ritmato di tutti gli altri. Ventidue anni, cinese, studia in Polonia e tifa Inter. Ma, soprattutto, non capisce una parola di italiano. Una disgrazia che poteva costargli cara, dopo 70 ore di attesa in via Massaua per conquistarsi un tagliando per la finale di Champions.

Il giallo del biglietto manda in tilt tutta l’organizzazione per qualche minuto. Ren esce dalla banca sorridendo, tutti gli chiedono di mostrare il ticket, ma lui non ha nulla in mano. Apre lo zaino ed estrae un foglio di carta.
Panico. Che sia quel modulo il tanto agognato passaporto per il paradiso nerazzurro? Un funzionario di polizia prende a cuore il caso di Ren e lo riaccompagna dentro. Dopo pochi minuti il ragazzo ne esce con il ticket, quello vero. Aveva saltato un passaggio, quello finale in cui il modulo viene timbrato e scambiato con il biglietto, e se ne stava andando tranquillamente a casa, dopo 70 ore di coda, con una fotocopia in tasca.
Probabilmente neanche lui ha capito bene che razza di beffa abbia scampato per un pelo. Cotto dalle ore di sonno arretrate, sorride a tutti e urla “forza Inter”, guardando in direzione dei suoi ormai ex-compagni di coda.

Anche Alberto ce l’ha fatta: il ragazzo di 20 anni che due giorni fa ha salutato la mamma ed è partito da Padova, appena ha visto in tv che i primi tifosi avevano iniziato ad appostarsi, esce dalla banca soddisfatto. 41 ore di coda, 115 euro. “Ma per l’Inter si fa questo ed altro. Ora però tocca alla squadra fare il suo”.

Di storie così ce ne sono a centinaia. Anche se, passata la nottata, l’attesa mattutina si è rivelata quasi una passeggiata. C’è chi si è prodigato per assicurare le brioche al proprio gruppo, chi ha diligentemente smontato tende e gazebo, e chi, a poche ore dal traguardo, si è sentito male.
Verso le 8.30, infatti, per un ragazzo c’è bisogno dell’intervento dell’ambulanza. Lo fanno sdraiare sulla barella, gli misurano la pressione, e la Curva in coda gli canta “Non mollare mai”. Non ce la fa, lo portano via, e lui attraversa tutta la via costeggiando il marciapiede su cui sono in fila i tifosi, che ancora una volta gli dimostrano la loro solidarietà cantandogli “Ti portiamo a Madrid”.
Nessuna pietà, invece, per chi stamattina non si è presentato all’appello delle 8. Depennato. Si racconta anche che qualcuno, stanco per l’attesa, abbia deciso di abbandonare proprio stamattina. Forse non credendo alle voci secondo cui la banca sarebbe stata aperta prima delle 11, orario previsto inizialmente. Voci fondate, dato che, in effetti, alle 9.30 la fila inizia a muoversi.

I gruppi, composti da 20-30 persone, entrano ordinatamente uno alla volta da una porta, scortati da polizia e carabinieri. Escono da un’altra porta. Cantando, naturalmente, quella che è stata la colonna sonora delle ultime 48 ore: “Ce ne andiamo a Madrid”.
Per chi esce c’è l’ovazione di chi ancora aspetta. Via Massaua è diventata nell’arco di 48 ore una vera e propria comunità.
Tanto che i tifosi si danno appuntamento in modi diversi, per rivedersi una volta "liberi".
Il “gruppo 5”, conosciutosi proprio in coda, sta già organizzando il volo charter con cui atterrare a Madrid. Altri diffondono la voce “Domani di nuovo tutti qui per festeggiare dopo la partita di Siena”.
Ci si dà appuntamento anche su Facebook: c’è chi ha promesso di creare, appena tornato a casa, il gruppo “Quelli che hanno fatto le due notti”.E poi dicono che il calcio non unisce...