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22 febbraio 2011

Mou e Ancelotti, serve una vittoria per scacciare gli incubi

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Josè Mourinho e Carlo Ancelotti alla prova Champions (Getty Images)

Real Madrid e Chelsea sperano nel clima di Champions per tornare a sorridere: le merengues - che non vincono in trasferta in una gara ad eliminazione diretta dal 2002 - contro la bestia nera Lione, mentre i blues si affidano a Torres che sinora ha deluso

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di Luciano Cremona

Mago Mou pensaci tu. Era l'invocazione degli interisti che dopo 45 anni di disastri europei avevano bisogno di qualcuno che sfatasse il tabù. A Madrid la situazione è più o meno la stessa. Gli anni sono molti di meno, ma i più titolati in Champions non possono permettersi di essere eliminati ancora una volta agli ottavi. E proprio la sfida con il Lione va ad incrociare due tendenze opposte: quella del Real mai vincente nelle ultime 10 trasferte negli scontri diretti in Europa. E quella di Josè Mourinho, che non perde una partita eliminatoria dall'aprile 2009.

Lo Special One fu eliminato, con l'Inter, nella semifinale di coppa Italia dalla Sampdoria. Da quel momento, tutte le partite ad eliminazione (secca, o andata e ritorno) si sono concluse con il passaggio del turno da parte del portoghese. La Coppa Italia 2010 con l'Inter (battute Livorno, Juventus, Fiorentina e Roma in finale), la Champions (Chelsea, Cska, Barcellona e Bayern in finale) e la Coppa del Re con il Real (Murcia, Levante, Atletico Madrid e Siviglia, in attesa della finale con il Barcellona). Insomma, il trend è più che positivo. Ma va a scontrarsi con una vera e propria maledizione. Anzi, una doppia maledizione. La prima è quella della Gerland, lo stadio del Lione. Il Real perde sempre, in Francia: nel 2005, con Luxemburgo in panchina, finì addirittura 3-0. Anche Capello tornò sconfitto, l'anno successivo. E l'andata degli ottavi nella scorsa stagione fu vinta dai francesi per 1-0. E il Real, al ritorno, mancò la remuntada.

Ma non è solo lo stadio a stregare il Real. È proprio la squadra francese a creare un blocco nei confronti delle merengues. Nessun calciatore in rosa al Real è mai riuscito a vincere a Lione. Né Ronaldo ai tempi del Manchester, né Kakà con il Milan, né Adebayor con il Monaco. In 19, nella rosa del Real, hanno affrontato i francesi alla Gerland, senza mai vincere. E c'è di più: il Real non vince in trasferta nella fase ad eliminazione dal 2002: semifinale di Champions a Barcellona, gol di Zidane e McManaman. Poi dieci incontri, con due pareggi e otto sconfitte (tra le altre, due volte a Torino con la Juve e una volta a Roma). In tutto questo, Mourinho ha scelto Adebayor come punta centrale e non Benzema, il grande ex. E Cristiano Ronaldo giocherà con il fardello della diffida.

Non sorride nemmeno Ancelotti. Il Copenaghen, avversario del suo Chelsea, non gioca una partita ufficiale dal 7 dicembre. Ma la prestazione dello Shakthar con la Roma non può far star sereno il tecnico italiano. Che si è messo sulle spalle, di propria iniziativa, la pressione di dover tener fede alla promessa fatta in conferenza stampa: "Non siamo morti, questa potrebbe essere la stagione migliore di tutte". Ancelotti spera di replicare il 2007 rossonero: campione in Europa e staccatissimo in campionato. Per farlo, ecco che Drogba finisce in panchina: con Malouda e Anelka gioca Fernando Torres.

Lo spagnolo, acquisto record del mercato di gennaio, arriva da 14 mesi senza Champions (l'ultima presenza con il Liverpool risale alla sfida con la Fiorentina). E il Copenaghen dell'ex Gronkjaer non è certo un avversario materasso, soprattutto se affrontato in Danimarca. Anche il Barcellona è stato bloccato sul pareggio nel girone al Parken Stadium. In casa i danesi non perdono mai: 4 vittorie e 1 pareggio nelle ultime 5 partite di coppa. Ancelotti ha il compito di invertire, anche qui, una tendenza negativa. Considerando che da quando il suo vice, Ray Wilkins, è stato allontanato, il Chelsea ha vinto solo 6 dei 19 incontri disputati, non sarà certo facile. C'è un precedente tra le due squadre: risale alla Coppa delle Coppe 1998. I Blues furono fermati in casa sull'1-1 (gol di Desailly nel finale). Il ritorno, in Danimarca, fu deciso da un gol di Brian Laudrup, che portò il Chelsea al terzo turno.

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