Manna Champions: pioggia d'oro solo per tre. Forse...

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Champions festival: sì, ma di denaro... (Getty)
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Tra un mese, a causa della retrocessione nel ranking Uefa, solo le prime due in classifica si qualificheranno alla fase a gironi che da sola vale almeno 7 milioni. Per l'altra sarà play off. Ecco quanto i club ricavano dalla partecipazione al torneo

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La lotta per il terzo posto: il borsino

di Lorenzo Longhi

Tanti, benedetti e subito, o quasi: sono i milioni di euro che significano Champions League, quelli che la massima competizione europea elargisce ai club che scendono in campo sotto la sua egida. Fra un mese, quando finirà il campionato italiano saranno solamente due i nostri club ad accedervi direttamente, a causa del ranking Uefa che premierà la Germania per il prossimo quadriennio. Milan e Juventus si ormai sono garantiti l'accesso diretto, ora resta in palio il terzo posto che vale il play off. Che resta un'arma a doppio taglio, nella stagione post Europeo, ma anche l'unica via rimanente per accedere alla manna economica: ecco perché Lazio, Udinese, Roma, Inter e Napoli faranno di tutto per non lasciarselo sfuggire.

La sola partecipazione alla fase a gruppi porta nelle casse dei club circa 7,2 milioni di euro: 3,9 milioni arrivano infatti dalla semplice qualificazione - diretta o tramite i play off - e a quelli vanno aggiunti i 3,3 milioni totali per le sei partite che ogni squadra disputa nei gruppi. Questo, insomma, per il semplice fatto di esserci. I risultati, poi, pagano, perché ogni gara ha un montepremi di 800 mila euro: chi vince lo porta tutto a casa, mentre il pareggio divide equamente il premio, che è così di 400 mila a testa.

A tutto questo, poi, vanno aggiunti i ricavi derivanti dal botteghino per le tre partite davanti al pubblico amico. In questo caso, ovviamente, si varia da club a club e da partita a partita. Male che vada, però, difficilmente una società italiana ottiene meno di tre milioni dal botteghino nella fase a gironi. Se poi si supera il turno, altra vagonata di denaro: 3 milioni per la qualificazione agli ottavi, 3,3 per i quarti, 4,2 per le semifinali. Poi la finale: 9 milioni a chi la vince, 5,6 a chi chiude sconfitto. Sul campo e siugli spalti si piange, dove si stilano i bilanci no. Senza contare, poi, i proventi derivanti dal cosiddetto "market pool", che sostanzialmente dipende dal valore di mercato televisivo di ciascun club di ciascuna nazione. Per alcuni vale quanto i premi fissi: per fare un esempio, nella stagione 2010-11 il Manchester United (finalista sconfitto dal Barcellona) percepì 53,197 milioni dalla Uefa, di cui 27 di premi fissi per i risultati e circa 26 dal "market pool". Il Barça vincente, per dire, ne ottenne meno: 51 miloni, mentre 37 ne percepì in totale l'Inter, eliminata ai quarti.

Attenzione, però, perché c'è dell'altro, e non dipende né dall'Uefa né dal botteghino, perché le società che partecipano alla Champions regolarmente ottengono denaro fresco anche dai marchi che fanno da sponsor e partner dei club, dal momento che è prassi comune legare clausole contrattuali di aumento della cifra dell'accordo ai risultati e alla visibilità che essi danno. Bonus, insomma, che portano altro denaro. La Champions, insomma, vale oro.