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19 dicembre 2012

Non solo Klopp, ecco la ricetta del miracolo Dortmund

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Nella stagione 2011-2012 il Borussia Dortmund ha centrato una doppietta storica: campionato e coppa di Germania (Foto Getty)

Il Borussia ha vinto le ultime due Bundesliga e ha incantato nella prima fase di Champions League per i risultati e per il gioco offensivo. Ecco quali sono le chiavi del successo dei gialloneri

di Roberto Brambilla

Insieme all'Ajax doveva essere la vittima sacrificale del girone D della Champions League 2012-2013. Ma dal “gruppo della morte”, con Manchester City e Real Madrid, i campioni di Germania del Borussia Dortmund sono usciti in testa e senza sconfitte, riuscendo a togliere quattro punti su sei alla squadra di José Mourinho. Ma gli ultimi due campionati vinti, la Coppa di Germania e la qualificazione agli ottavi di Champions non sono stati casuali. Ecco da dove nascono

Squadra giovane e di talento – Una politica societaria nata dal bisogno (nel 2006 i debiti erano di 140 milioni di euro) è diventata una filosofia. Nell'organico di Jurgen Klopp ci sono due ultratrentenni, il portiere Roman Weidenfeller e il capitano Sebastien Kehl, entrambi classe 1980, per il resto la rosa giallonera è una sfilata di under 25. Da Reus a Goetze, passando per Hummels, Lewandowski e Grosskreutz. C'è chi come il numero 10 Goetze è nato calcisticamente nelle giovanili del Dortmund, c'è chi invece come Hummels, Schmelzer, Bender è stato acquistato dai gialloneri quando non era ancora esploso e che con il team della Westfalia ha fatto il salto nel grande calcio. Stessa linea verde per gli stranieri. Pochi nomi altisonanti ma tanta qualità. Un esempio? Robert Lewandowski acquistato a 22 anni dal Lech Poznan, quando era uno sconosciuto fuori dalla Polonia.

Un tecnico innovativo, con il sorriso sulle labbra – Jurgen Klopp è forse l'uomo copertina di questo Borussia Dortmund. E non solo a livello mediatico. Il 45enne ex allenatore del Mainz, diventato famoso per la simpatia e per la “venerazione” che hanno per lui i tifosi del BVB, ha costruito in quattro anni una macchina quasi perfetta. Una squadra con un'identità precisa di uomini e di gioco. Il calcio di Klopp è l'antitesi del tiki taka del Barcellona di Guardiola e Vilanova: ritmo altissimo, pochi tocchi e tanto gioco verticale. Un calcio da Poehler, giocatore di strada che guarda caso è la scritta che il Mago Klopp porta sul suo immancabile cappello. La squadra dell'artefice del miracolo Mainz (dalla C alla Coppa Uefa) ha alcuni cardini nel suo 4-2-3-1 (che a volte diventa 4-3-3): esterni che spingono e offendono (Piszczek e Schmelzer), due centrali capaci di impostare il gioco, una batteria di trequartisti che scambiano continuamente posizioni tra loro e un terminale offensivo di peso, ma capace di giocatore anche la palla. Una volta era l'argentino di passaporto paraguayano Lucas Barrios, adesso è il polacco Lewandowski, oggetto del desiderio estivo della Juventus.

Società solida e tifoseria caldissima – i vertici della società della Westfalia hanno compiuto un miracolo economico, prima che sportivo. Dopo il periodo d'oro degli anni Novanta, nel 2006 la squadra era sull'orlo del fallimento con 140 milioni di debiti. I gialloneri, che nel 2002 avevano venduto il Westfalenstadion (riacquistato dopo 4 anni grazie alla sponsorizzazione del colosso assicurativo Signal Iduna), hanno reimpostato la loro politica societaria, grazie all'opera del trio composto dal presidente Rheinhard Rauball (avvocato e capo della Legacalcio tedesca) e dai due amministratori delegati Hans-Joachim Watzke e Thomas Treß.

Nessuna follia sul mercato, contenimento dei costi e investimenti sul settore giovanile, queste le nuove parole d'ordine, condivise dal direttore sportivo del club, l'ex attaccante dei gialloneri Michael Zorc. La società non ha fatto follie per trattenere alcuni dei protagonisti (il giapponese Kagawa al Manchester United e Lucas Barrios in Cina), ha contenuto il monte ingaggi e ha reinvestito i soldi ricavati dalla cessioni in giocatori giovani e promettenti, oltre che nello stadio. Nel 2012 il bilancio ride. Debito quasi estinto, fatturato di 215 milioni di euro e Westfalenstadion strapieno (la media spettatori è stata l'anno scorso di 80.522) e la squadra che si giocherà gli ottavi di Champions League.