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12 marzo 2013

Barcellona-Milan, molto più che un match. E' un confine

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Il regno di Messi è un muro con delle crepe, l'attacco del Milan - Boateng, El Shaarawy, Niang - un mostro a tre creste. Stasera al Nou Camp il ritorno degli Ottavi potrebbe coincidere con la fine di un regno. E il preparatore rossonero dice... I VIDEO

di Alessandro Alciato
(da Barcellona)

Se il Barcellona è mes que un club - molto più di un club - se il Camp Nou è molto più di uno stadio e se la dolcezza della storia scritta da queste parti negli ultimi anni è molto più di una crema catalana, Barça-Milan è semplicemente un bambino che si corica con il ciuccio in bocca e si mette a dormire. Non sa cosa sognerà, non sa se avrà gli incubi, intuisce solo che il sonno è qualcosa di misterioso a cavallo fra la fine di un giorno e l'inizio di un altro.

Nel caso specifico, il confine assoluto fra la possibile fine di mito - quello del Barcellona - e il possibile inizio di un pensiero stupendo - quello del Milan. All'andata è finita 2-0, in questo angolo di Spagna che non è Spagna parlano di remuntada, cioè di rimonta, senza crederci troppo, mentre nell'angolo degli ospiti non parlano di passaggio del turno, credendoci molto. La differenza è sottile ma sostanziale.



Il regno di Messi è un muro con delle crepe, l'attacco del Milan - Boateng, El Shaarawy, Niang - un mostro a tre teste, a tre creste, volendo a tre martelli. Ancora qualche colpo, e la fine del Barcellona coinciderà con l'inizio del Milan. La novità che nessuno sa, è che il preparatore atletico Folletti aveva previsto tutto: la squadra adesso corre così tanto perché, in fase di pianificazione della stagione, era stata presa in considerazione anche la possibilità di arrivare addirittura in fondo alla Champions, e il lavoro era stato studiato di conseguenza.

Eccolo il segreto vincente che nello spogliatoio in molti conoscono. Una visione folle diventata mossa lungimirante. Allegri alla vigilia, entrando in campo per un'intervista con Sky, pochi minuti prima della sua squadra, ha guardato gli arbitri allenarsi e ha sorriso: "Ecco, mi fanno allenare con i direttori di gara. Iniziamo bene...". Era una battuta, perché poi si è guardato intorno e ha capito. Ha intravisto il futuro vedendo molto. Molto più di un club, molto più di uno stadio, molto più di una crema catalana. Molto, molto di più.