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24 maggio 2014

REAL CAMPIONE D'EUROPA, ANCELOTTI VINCE LA "DECIMA"

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Iker Casillas alza al cielo la decima Coppa dei Campioni del Real Madrid

Emozioni a non finire nella finale di Champions a Lisbona. Le merengues battono 4-1 l'Atletico. Godin porta avanti i colchoneros, al 94' Ramos allunga la gara ai supplementari. Poi segnano Bale, Marcelo e Ronaldo

REAL MADRID-ATLETICO MADRID 4-1
36' Godin (A), 94' Ramos (R), 109' Bale (R), 116' Marcelo (R), 120' rig. Ronaldo (R)

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Cibele contro Nettuno, Merengues contro Colchoneros, Real contro Atletico, la serata del trionfo di Madrid come capitale del calcio europeo sarebbe stata da sogno per una sola, comunque sarebbe finita. L'ossessione della decima si è tramutata in trionfo al termine di 120' di agonia e speranza, di illusione e delusione, di amarezza diventata gioia al 94' con la rete di Sergio Ramos che ha pareggiato i conti nei 90' ma che ha spostato l'inerzia, se non tecnica, ma psicologica e fisica tutta in favore della squadra di Ancelotti. L'Atletico si è visto scippare la coppa dalle mani a novanta secondi dalla fine, la sconfitta ai supplementari arrivata con i gol di Bale, Marcelo e Ronaldo è stata una punizione severa, un boccone amaro da mandar giù perché la squadra di Simeone è rimasta imbattuta nei tempi regolamentari per tutta la manifestazione e dopo l'impresa nella Liga ha solo sfiorato quella in Europa. Carlo Ancelotti si è dimostrato, una volta di più, uomo da Champions riportando il Real sul tetto d'Europa dopo 12 anni, laddove avevano fallito in molti.

Godin, Costa e la cabala - E non è stato semplice per l'Atletico che ha perso Arda Turan nell'immediata vigilia e dopo soli 8' ha dovuto rinunciare a Diego Costa. Un presagio di sventura? No, non per una squadra abituata a combattere, capace di aggrapparsi a qualsiasi cosa pur di alimentare il sogno. E alla fine l'uscita di Costa è sembrato essere quasi uno schema studiato a tavolino, perché la stessa cosa era accaduta al Camp Nou di Barcellona: anche lì sostituzione prima e poi Godin aveva segnato il gol che ha restituito ai colchoneros il titolo di campione di Spagna. Questa volta la magìa non si è ripetuta, segno evidente che il destino, talvolta è segnato anche quando sembra essere favorevole.

Difendere attaccando - Il Real dei primi 60', deluso, illuso dalla sua superiorità tecnica ha rischiato di mancare l'appuntamento più importante e non è riuscito a dominare il gioco come molti si aspettavano. Tutti quelli che considerano l'Atletico una squadra difensiva sono in errore. Perché la solidità non è sinonimo di catenaccio e sporattutto perché l'Atletico difende attaccando, in avanti, alto, aggredendo i portatori di palla avversari, chiudendo le linee di passaggio quando non riesce ad andare sugli appoggi.

Bale, l'uomo del destino - Il Real ha faticato a trovare un'alternativa a un gioco troppo prevedibile, basato sulla classe di Ronaldo e sulla velocità di Bale che ha avuto due grosse occasioni, una per tempo, senza riuscire a sfruttarle. Inevitabilmente, nell'ultimo quarto d'ora con gli inserimenti di Isco (già all'inizio della ripresa) e di Morata ha premuto sull'acceleratore spinto più che altro dalla disperazione per un sogno che stava svanendo ancora una volta. L'Atletico non ha perso la testa, ha serrato le fila, fino a quando a Ramos non è riuscito il colpo dell'1-1 e, poi, nei supplementari, fin quando le gambe hanno sorretto uno sforzo sovrumano. E l'uomo del destino del Real, Bale, il giocatore più caro al mondo ha risolto la contesa. Marcelo, poco più tardi ha messo al sicuro il risultato, Ronaldo ha chiuso il match su rigore.

Carlo decimo - Risultato troppo pesante per l'Atletico che avrebbe meritato molto di più per quanto mostrato in campo. Il Real ha saputo soffrire e poi con la classe dei suoi campioni ha fatto la differenza. Ancelotti vince la decima e chiude in trionfo una stagione che, altrimenti, sarebbe stata fallimentare. Carletto, dopo Bob Paisley del Liverpool, è il secondo allenatore a vincere tre Coppe dei Campioni. Per Simeone resta un'annata da incorniciare. Di più proprio non si poteva fare.