Champions, triplo CR7: il Real ipoteca la finale

Champions League
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I Blancos battono l’Atletico nella semifinale d’andata per 3-0, grazie a una tripletta del solito Cristiano Ronaldo. La vittoria è anche di Zidane, che ha preparato benissimo la partita. Irriconoscibile invece l’Atletico di Simeone, arrivato con questo ko probabilmente al capolinea della sua esperienza ai Colchoneros

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Un Real Madrid indemoniato fa suo il derby d’andata di Champions contro l'Atletico e si ritrova con un piede e mezzo nella finale di Cardiff. Il 3-0 finale è la fotografia di una partita sontuosa della squadra di Zidane, visto il predominio territoriale, tattico e di occasioni a favore dei Blancos. Non ci sono sorprese nei 22 iniziali, con Isco che sostituisce l’infortunato Bale e Varane che viene confermato al centro della difesa, nonostante una condizione fisica non perfetta. L’assenza del gallese costringe il Real a cambiare tipo di gioco: più palleggio e meno velocità. Nonostante questo cambio tattico e una prestazione non esaltante dell’ex Malaga i pericoli per la formazione “di casa” arrivano sempre dalle fasce, con Marcelo e Carvajal che da terzini si trasformano in ali. Quest’ultimo confeziona la prima occasione del match, quella che brucia tutte le sicurezze dell’Atletico, partito bene in avvio ma sgretolatosi poi con il passare dei minuti. Il brasiliano invece è una continua spina nel fianco per Lucas Hernandez, scelto come terzino destro al posto dell’indisponibile Juanfran nel classico 4-4-2 di Simeone, che opta per Carrasco e Saul come esterni di centrocampo, con Griezmann e Gameiro tandem d’attacco.

La forza del Real e l'attacco nullo dell'Atletico

La forza del Real sta proprio nell’aver preparato la partita stile Simeone: grande compattezza dietro e il solito strapotere tecnico in avanti che caratterizza Benzema e compagni. La fase offensiva dei Colchoneros invece è praticamente nulla, con un Griezmann irriconoscibile e impreciso anche nei passaggi più semplici. Leggermente più incisivo il suo compagno di reparto Gameiro, che produce l’unica vera chance dell’Atletico nella prima frazione di gioco, con Navas che compie una grande uscita bassa. Basti pensare che dopo i primi 45 minuti il dato dei tiri recita 11-0 a favore del Real, che si mangia le mani per le tante opportunità non concretizzate, da Varane e Benzema in primis. Il solo Cristiano Ronaldo riesce a trafiggere Oblak firmando, dopo 10 minuti, la rete numero 101 in Champions.

Cristiano Ronaldo esagerato: seconda tripletta di fila, mai nessuno ci era riuscito

Dopo l’intervallo Zidane è costretto a rinunciare a Carvajal. Inserisce al suo posto Nacho che fornisce meno spinta offensiva ma più copertura su Carrasco, l’unico in grado di mettere un pizzico di pressione alla retroguardia madrilena. Simeone invece prova a cambiare il copione della partita con gli ingressi di Torres e Gaitan. Il Real, dopo un primo tempo a ritmi altissimi, comincia ad accusare un po’ di stanchezza e imposta una gara più accurata sul possesso palla. Incessante rimane invece il sostegno del pubblico Blancos, l’arma in più a disposizione di Zidane. Se i ritmi in campo sono più bassi sicuramente in crescita è il nervosismo in campo, specie dopo l’entrata a rischio espulsione di Isco, episodio sul quale sorvola l’arbitro Atkinson. Zidane invece no e toglie il trequartista per far posto ad Asensio. In casa Atletico invece il Cholo si gioca l’ultima carta per riequilibrare il punteggio: dentro Correa, fuori Carrasco. Oblak sembra potersi rilassare, ma è proprio nei momenti morti che viene fuori il campione. La scena la ruba ancora il solito Ronaldo, fortunato nel rimpallo, ma letale al volo nel mettere a segno il 2-0. La crescita mentale di CR7 è incredibile. I 32 anni sul groppone non gli consentono più di essere uomo tutto campo come una volta. Il portoghese lo ha capito e si è saputo trasformare: ora è il faro centrale della squadra, colui che distribuisce gioco e finalizza quando fiuta l’odore del gol. Invariata è rimasta invece la sua fame di reti e di vittorie. E lo dimostra quando timbra il 3-0, che vale il 400° gol in carriera e che corona una prestazione personale e di squadra praticamente perfetta. Real imperforabile in difesa, equilibrato a centrocampo e spumeggiante in attacco. Per l’Atletico rappresenta invece forse la fine di un ciclo, un percorso a cui è mancato sempre l’ultimo passo per diventare unico e leggendario.

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