CR7 da leggenda: è tra i migliori di sempre?

Champions League

Vanni Spinella

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Il giorno dopo la conquista della seconda Champions di fila (la quarta personale) e con il prossimo Pallone d'Oro ipotecato, è tempo di collocare il fenomeno del Real Madrid nell'Olimpo dei più grandi di ogni tempo: ma in che posizione?

Silenzio, parlano i numeri. Seconda Champions di fila, la quarta personale messa in bacheca, primo giocatore nella storia a segnare in tre finali differenti (stavolta addirittura doppietta), 5 (possiamo già dirlo o qualcuno ha dubbi sul prossimo?) Palloni d’Oro, 600 gol (esatti!) segnati in carriera tra club e nazionale, 12 in questa edizione della Champions, di cui 10 nella fase più calda del torneo, cioè nelle 5 gare dai quarti in poi. In due parole: Cristiano Ronaldo.

Dodici mesi da paura, in cui è passato dalla vittoria dell’Europeo con il Portogallo (luglio 2016) al Mondiale per Club (dicembre 2016; tripletta in finale), dalla conquista della Liga (quest’anno chiusa con “solo” 25 gol) a quella della Champions, qui sì da capocannoniere: prima della finale contro la Juventus gli serviva un gol per “pareggiare” il rivale Messi a quota 11. Ha deciso di farne 2 per zittire tutti quanti. Uno così dove può arrivare?

Per rispondere alla domanda vale la pena capire da dove sia arrivato (“Marte!”, risponde qualcuno), cioè andare all’origine della sua leggenda ricordando quando era un altro genere di giocatore, un cannibale più affezionato ai piccoli primati che non contano, tipo fare 4 gol a una neopromossa o battere il record di triplette, primati con cui pensava di misurarsi con Messi in una “gara a chi è più bravo” che negli anni gli ha rubato preziose energie mentali. La storiella dei 3000 addominali al giorno, su cui avrebbe scolpito il suo corpo e costruito il prototipo del calciatore moderno che abbina classe immensa a strapotere fisico, è ormai roba vecchia.

Quel Cristiano che partiva da lontano palla al piede, godeva nel saltare più avversari possibile e intasava Youtube di video con i suoi tricks non c’è più: oggi c’è un predatore dell’area di rigore, un centravanti che vive per il gol che chiede (e ottiene) di giocare al centro dell’attacco, che dopo il fischio d’inizio della finale contro la Juve non tocca letteralmente palla per interi minuti, salvo poi sbucare quando conta. Due gol con due tocchi unici: zero dribbling o finte, nessuna azione autocostruita come avrebbe fatto anni fa. Ha aspettato che la squadra ricamasse, ha seguito il tutto da vero centravanti, ha preso posizione in un lampo e si è fatto trovare pronto. Il secondo gol, infilandosi in mezzo alla BBC che poi si guarda con le braccia allargate, è l’esempio perfetto di cosa sia questo “nuovo” Cristiano Ronaldo: una macchina da gol che contano.

Il giorno dopo i gol, i record e la festa, però, è già tempo di fermarsi a riflettere: c’è da collocare nella storia quello che è, oggettivamente (perché qui, lo ripetiamo parlano i numeri e la bacheca), uno dei migliori di sempre. Nell’Olimpo dei “soliti noti” c’è spazio anche per Cristiano Ronaldo? E in che posizione? Forse la fortuna di poterlo ammirare da suoi contemporanei ci impedisce di capirne pienamente la grandezza, che spesso si alimenta grazie al mito, al ricordo, alle immagini in bianco e nero o in scarsa qualità. Ora però anche CR7 in HD reclama il suo posto nella storia.

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