Champions, Roma-Atletico in 5 storie curiose

Champions League

Vanni Spinella

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L'amicizia tra gli ex-compagni di squadra (e di risse) Monchi e Simeone; il secondo esordio di Strootman; i precedenti di Di Francesco. In 5 brevi storie, le curiosità da conoscere sulla sfida di Champions tra giallorossi e colchoneros

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Una partita, tante storie: sono quelle che si nascondono dietro Roma-Atletico Madrid di Champions. Amici, nemici, protagonisti che tornano a incrociarsi dopo anni, ricordi di sfide antiche, uno sguardo al futuro pensando al mercato. In 5 racconti brevi, un antipasto della sfida di questa sera.

MONCHI-SIMEONE, I VECCHI AMICI SI RITROVANO

Il primo era un portiere di riserva, all’epoca sbarbato e con ancora tutti i capelli in testa. Il secondo un giovanotto di 22 anni che metteva in mostra doti di leadership fuori dal comune, specie per uno della sua età, reduce da un’esperienza al Pisa dove non era stato del tutto compreso. In comune un carattere caliente e la maglia del Siviglia che li fa incontrare nel biennio 1992-1994. Monchi e Simeone, oggi avversari, ma ieri – in quel biennio – molto più che compagni: amici veri. Pare che si siano trovati immediatamente, con una storia più di tutte ad avvicinarli: era il Siviglia di Carlos Bilardo in panchina, ma soprattutto di un Diego Armando Maradona che tornava a giocare dopo la squalifica per doping e dopo aver fatto sognare Napoli, ripartendo proprio dal “suo” Ct dell’Argentina ‘86.

Idolo della nuova tifoseria, amato e protetto anche dai compagni, e così il 3 gennaio 1993, nel corso di una accesissima sfida contro il Tenerife allenato da Jorge Valdano (che di Maradona, al Mondiale ’86, era stato invece compagno), accade che Diego, "el Diego", si faccia espellere per proteste, dopo aver subìto un duro colpo. La miccia è accesa, gli animi si scaldano e a bordocampo è il caos: Simeone, che a Siviglia chiamano “l’altro Diego”, non si lascia sfuggire l’occasione e ci si tuffa, arrivando a contatto con la polizia che nel frattempo è entrata in campo per cercare di riportare l’ordine; Monchi, che con i due argentini aveva legato parecchio, non vuole essere da meno e lancia in tribuna una bottiglietta d’acqua. Risultato: il Ministero dell’Interno spagnolo apre addirittura un’inchiesta, mentre Monchi e Simeone condivideranno anche una inevitabile multa.

STROOTMAN, FINALMENTE CHAMPIONS

Gregory van der Wiel è uno abituato al palcoscenico della Champions: oggi al Cagliari, fino a ieri ha avuto la fortuna di giocare in club come Ajax e Psg che gli hanno garantito un buon numero di presenze in Champions: 39. L’onesto Johnny Heitinga ne conta 16, tra Ajax e Atletico Madrid. Il sopravvalutato Ibrahim Afellay, 41 gettoni, una Champions l’ha addirittura vinta, con il Barcellona. Non parliamo nemmeno di altri olandesi del calibro di Robben, Sneijder, Huntelaar o van Persie, che della storia della Champions League hanno scritto pagine importanti. Appartengono tutti alla stessa generazione “oranje”, la stessa di Kevin Strootman, numero di presenze in Champions League: 10 minuti.

Non è uno scherzo: se c’è un giocatore che ha un credito piuttosto rilevante con la fortuna, quello è proprio Strootman. Centrocampista di intelligenza tattica superiore, il classico “quantità e qualità”, eppure… vai a vedere la bacheca e non ti pare possibile che uno così abbia sollevato appena un paio di coppe nazionali in Olanda, ma soprattutto che non conosca praticamente l’emozione di giocare in Champions League. Unica esperienza (il doppio preliminare con il Porto di un anno fa non vale, e in ogni caso meglio dimenticarlo), quei 10’ (7 più 3 di recupero) con la maglia giallorossa, il 25 novembre 2014 contro il Cska Mosca, in una partita del girone in cui subentra a Nainggolan dopo un lungo infortunio. Ulteriore beffa, al momento del suo ingresso in campo la Roma era in vantaggio grazie a un gol di Totti; finirà 1-1 con gol del Cska al 93°. Adesso, finalmente, contro l’Atletico Madrid un “vero” esordio. Il destino si è divertito anche troppo con lui.  

UN “ATLETICO” DI FRANCESCO

Sono solo due i precedenti tra Roma e Atletico Madrid, che si sono affrontate in un doppio confronto nei quarti di finale di Coppa Uefa nell’edizione 1998/1999. Giallorossi sconfitti con lo stesso risultato, 2-1, sia all’andata che al ritorno. Era la Roma di Zeman, con Eusebio Di Francesco titolare in entrambe le gare. A Madrid, Josè Mari e Roberto gelano i giallorossi prima che Di Biagio, con una gran punizione dai 30 metri, rimandi il verdetto al ritorno. All’Olimpico il gol di Delvecchio illude la Roma, poi Aguilera pareggia: Zeman sostituisce Di Francesco con Fabio Junior, ma l’assalto finale non porta alcun risultato e la Roma finisce addirittura per perdere, con la rete di Roberto allo scadere. Nel turno successivo, in semifinale, ci penserà il Parma a “vendicare” i giallorossi, con la squadra di Malesani che andrà poi a vincere la coppa in finale contro l’Olympique Marsiglia.

Da allenatore, invece, Di Francesco fa il suo esordio assoluto in Champions: ha già incrociato una spagnola, l’Athletic Bilbao, ma nel girone di Europa League e alla guida del Sassuolo. Vittoria per 3-0 in casa, sconfitta 3-2 in trasferta.

Più in generale sarà il 33° confronto nella storia della Roma contro un club spagnolo, con un bilancio di 12 vittorie, 4 pareggi e 16 sconfitte: l'ultimo precedente è della passata stagione, quando i giallorossi affrontarono il Villarreal nei sedicesimi di finale di Europa League, vincendo 4-0 fuori casa e perdendo poi al ritorno all’Olimpico (0-1). Il ricordo più dolce, però, resta quello della “cometa” di Florenzi contro il Barcellona: 16 settembre 2015, un gol da metacampo da marziano.

SIMEONE E LA ROMA, AMICI MAI

Amatissimo dai tifosi laziali, Diego Pablo Simeone per i romanisti è uno dei più acerrimi “nemici sportivi”. Storie di derby tesi con lo sputo ricevuto da Zago nel novembre 1999 o il gestaccio rivolto alla Curva Sud nell’aprile 2001, dopo il gol del 2-2 segnato da Castroman al 95°. Dieci anni dopo, da allenatore, il Cholo ha incrociato nuovamente i giallorossi (l’unico precedente da quando siede in panchina): alla guida del Catania, nel maggio 2011, vinse 2-1 ribaltando la rete iniziale di Loria con i gol argentini di Bergessio e del Papu Gomez, ancora una volta al minuto 95. Ma con esultanza più “moderata”.

INCROCI DI MERCATO

Fatta per Ferreira-Carrasco, anzi no. Classica telenovela di mercato andata in onda nell’estate 2014, quando i giallorossi andarono vicinissimi a quello che oggi è uno dei campioni a disposizione dell’Atletico Madrid. All’epoca il talento belga giocava nel Monaco e il contratto in scadenza nel 2015 aveva ingolosito Walter Sabatini, sempre abile a fiutare occasioni di mercato. Offerta di 5 milioni, giocatore in pugno a fine luglio. I primi di agosto si scopre il “piano” del ragazzo, che probabilmente aveva flirtato con la Roma solo per lanciare messaggi al Monaco, che nel giro di pochi giorni lo accontenta con un ricco rinnovo di contratto per altre 5 stagioni. L’estate dopo passa all’Atletico Madrid.

In ben due occasioni, invece, la Roma accarezzò il sogno Koke, prima nell’estate 2011 (su indicazione di Luis Enrique) e poi nel 2014, quando piaceva a Garcia, ma lo spagnolo chiarì subito di non aver intenzione di lasciare il suo Atletico.

Ancora più recenti le ultime idee di Monchi: Vietto, trattato lo scorso luglio quando si cercava un vice-Dzeko, e Gimenez, di cui il ds giallorosso è un grande estimatore. In estate i primi sondaggi, ma adesso Monchi punta a portare a Roma il centrale difensivo uruguaiano già a gennaio, quando l’Atletico Madrid sarà di nuovo libero di fare mercato dopo le sanzioni Fifa. Magari se ne parlerà già a fine partita.

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