Barcellona-Roma, ecco come si ferma Lionel Messi

Champions League

Daniele V. Morrone

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Si può solo provare a limitare l'impatto di Messi quando è in forma. Ci hanno provato Allegri, Mourinho e Conte: con fortune alterne.

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Da ormai dieci anni la domanda di chi affronta il Barça è sempre la stessa: come fermare Messi? Ma è la storia di questi stessi dieci anni a dirci che non si può fermare un talento del genere, si può solo limitare. Da ormai dieci anni, quindi, i piani gara degli avversari del Barça sono fondati sul limitare il più possibile l’intervento di Messi all’interno della partita. Che si traduce nel provare a farlo tirare in porta il meno possibile.

L’esempio di Allegri

Storicamente, Massimiliano Allegri è stato uno dei migliori nel trovare il modo di limitare Messi. Celebre la strategia per la finale di Champions League del 2015, in cui ha creato una vera a propria gabbia attorno a Messi per limitarne le ricezioni, i cambi di gioco, e soprattutto i tiri in porta, mettendogli sempre almeno due uomini davanti. Con Evra e Pogba sempre nella zona di Messi per bloccargli l’opzione interna e quella esterna, a cui si aggiungevano Bonucci (centrale di sinistra per l’occasione) e Vidal per una doppia copertura. Praticamente tutto il sistema del centro-sinistra della Juventus era basato sul limitare Messi.

Si può dire che la strategia abbia funzionato, perché anche se Messi ha dato inizio alle azioni dei gol del Barça ha giocato una partita molto difficile, in cui il suo talento non è uscito in tutta la sua devastante interezza. La gabbia ha funzionato, però, anche perché Messi partiva dalla fascia destra, con la linea laterale come ulteriore alleato della Juventus.

È veramente difficile immaginare di portare quattro giocatori attorno a Messi oggi che gioca al centro della trequarti, con la possibilità di scegliere opzioni di passaggio a 360 gradi.

L’esempio di Mourinho

Ora che Messi gioca stabilmente al centro della trequarti, una scelta voluta da Valverde per avvicinarlo all’area di rigore in maniera costante, gli avversari il più delle volte scelgono di indirizzarlo verso lo scarico laterale, cioè verso Jordi Alba. Scelgono insomma il male minore, preferiscono lasciare che un altro giocatore riceva palla in area di rigore arrivando dall’esterno, piuttosto che lasciare Messi libero di avanzare con la palla frontalmente.

Per fare questo non si fa altro che riprendere l’idea già arrivata a Mourinho anni fa durante il suo periodo a Madrid in cui Messi giocava da falso 9. Serve un centrocampista centrale più arretrato, nell’orbita di Messi, e serve che il centrale di difesa non esca dalla posizione tentando l’anticipo. Il cambio di passo di Messi dopo il controllo è tale che se l’avversario va in anticipo riesce non solo a saltare lui, ma anche a sfruttare il corridoio che la sua uscita apre nella linea difensiva. L’idea di avere un centrocampista fisso sulla zona di ricezione di Messi non è così semplice da mettere in pratica, perché il giocatore scelto deve avere la reattività per stare a contatto con Messi, e il dinamismo per riprendere la sua posizione una volta che Messi si è spostato lungo il campo, così da non lasciare sguarnita la zona di competenza.

A parlare per primo di questa tattica è stato Xabi Alonso in occasione dell’intervista a Martí Perarnau sulla rivista Tactical Room: “Messi ha causato molti danni, l’ho sofferto tanto. Abbiamo parlato molto con Mourinho e Sergio Ramos su come farlo smettere di farci male. Su come controllarlo. Messi giocava alle mie spalle, la mezzala destra era Xavi. Xavi ci provocava, ci mostrava il pallone. Se andavo verso di lui, Messi si infilava nella tasca libera alle mie spalle. Sergio, allora, usciva dalla linea di difesa per marcarlo e lui ci distruggeva. Siamo riusciti a controllare Messi quando abbiamo smesso di marcarlo così. Xavi mi chiamava, ma io rimanevo con Messi e Sergio non usciva. Da quel momento l’abbiamo controllato bene. Abbiamo sacrificato lo spazio e la capacità di recuperare il pallone per dare priorità a Messi, ma da quando siamo riusciti a controllarlo in quella posizione, Madrid e Barça sono tornati alla pari”.

L’esempio della stagione in corso

La stagione in corso, però, ha mostrato come questa scelta non modifichi più di tanto l’impatto dell’argentino. Messi sta tirando 6 volte in media ogni 90’, e di questi tiri 2.8 arrivano dall’area di rigore. Ha segnato 32 gol e la cosa assurda è che con 14 pali ne ha presi da solo più di tutte le altre squadre della Liga eccetto proprio il Barça e il Real Madrid (con 29 e 21).

Insomma la posizione di ricezione di Messi da falso 9 e del Messi attuale non differiscono molto ed è chiaro che questa tattica ha senso nella testa di chi la mette in campo. Il problema è che Messi oggi è più maturo di quello del 2011 ed è più bravo nello leggere le pieghe della gara e scegliere il momento giusto per intervenire. Aspetta che l’occasione si presenti perché sa che con il suo talento la saprà sfruttare, che non ha bisogno di forzarla. Messi sta giocando la sua migliore stagione dai tempi del Pallone d’Oro 2015, ed è difficile trovare una variante tattica che abbia realmente funzionato nel limitarlo.

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Messi è il giocatore che corre meno

Messi è il giocatore che corre di meno in campo e questo può far sembrare facile difenderlo in modo passivo, per evitare di essere superati giocando in modo aggressivo, come si può vedere in questo grafico. Ovviamente, non è così.

Per fare un altro esempio: l’Espanyol ha vinto, perso e pareggiato nelle tre partite giocate quest’anno nell’arco di pochi giorni (due di Coppa e una in Liga) ma paradossalmente nell’unica sconfitta in stagione del Barça (oltre alle due subite in Supercoppa di Spagna, ad agosto), nell’andata dello scontro in Coppa del 17 gennaio, il piano gara dell’Espanyol per limitare Messi non ha funzionato per niente. Al punto che è arrivato a tirare 9 volte in totale, di cui 3 nello specchio.

Anche se il risultato finale ha premiato l’Espanyol (e Messi ha sbagliato anche un rigore), dal punto di vista tattico non è un esempio utile da prendere in considerazione. Nelle due sfide successive, Messi ha giocato praticamente sul velluto. Se nel pareggio in Liga del 4 febbraio non ha mai tirato in porta, è stato anche perché ha giocato solo l’ultima mezz’ora e, in ogni caso, ha servito l’assist per il momentaneo vantaggio di Piqué.

Stessa cosa si può dire dei pareggi contro Valencia e Atlético Madrid in cui comunque Messi non è stato limitato: 4 tiri e 1 assist contro il Valencia e 6 tiri contro l’Atlético. Due casi però possono essere utili e sono due modi diversi rispetto alla classica “gabbia passiva” alla Mourinho. Quelli del Girona e del Chelsea.

L’esempio della marcatura a uomo

Quando Messi giocava partendo dalla fascia destra, con Luis Enrique in panchina, poteva capitare che alcuni tecnici optassero per la marcatura a uomo, puntando sull’aggressività per limitare l’entrata in area di Messi. Gli esempi più famosi sono quelli riusciti del Celta Vigo di Berizzo e dell’Athletic Club proprio di Valverde. Ora che gioca al centro, sacrificare un uomo per marcare costantemente Messi porta due rischi: il primo è che se Messi batte il suo marcatore gli altri giocatori devono correre al raddoppio, e qualsiasi mancanza di reattività verrebbe punita; il secondo è che se il giocatore deve giocare solo pensando a Messi il resto della squadra deve essere in grado di battere 10 contro 10 il Barça, senza chiedere al marcatore di Messi più di quello che già sta facendo.

Sto parlando dell’esempio del Clásico di andata, in cui Zidane ha optato per la marcatura a uomo di Kovacic su Messi. Come sappiamo tutti quella partita è finita con il trionfo di Messi e il 3-0 per il Barça, ma la cosa interessante è che la partita fino al primo gol stava andando come voleva Zidane e Kovacic stava tenendo bene Messi. Il primo gol è arrivato proprio perché Kovacic, per non lasciare la zona di Messi, ha permesso al Barça di sfruttare il corridoio centrale. Da quando poi Zidane ha optato per abbandonare la marcatura a uomo per tentare di riprendere la gara, Messi è salito in cattedra per chiuderla.

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Kovacic resta su Messi e per il Barcellona si apre il campo per andare in vantaggio

Questo è il momento esatto in cui Kovacic sceglie di rimanere su Messi invece che andare su Rakitic che sta ricevendo il passaggio taglia-linee di Busquets. Il Barça può attaccare in 3 contro 2 con Rakitic, Suárez e Sergi Roberto la difesa del Madrid.

Qualche settimana prima del Clásico, l’allenatore del Girona Machín, pur consapevole dei rischi, ha optato comunque per la marcatura a uomo. Scegliendo di giocare praticamente due partite: quella tra Messi e Maffeo e quella tra i restanti 20 giocatori in campo.

Per fare ciò ha spostato il terzino destro, Maffeo, davanti alla difesa. Maffeo era l’unico atleticamente in grado di stare dietro a Messi per tutta la partita. Con un cane da caccia sempre dietro, Messi ha dovuto esplorare opzioni diverse dal dribbling dopo il controllo con cui di solito si libera degli avversari, rimanendo a contatto con la squadra e giocando a un tocco.

Messi non è riuscito a giocare il pallone in area di rigore, ha effettuato solo 2 tiri, di cui 1 nello specchio, e gli sono riusciti solo 2 dribbling dei 4 tentati (già di per sé un numero sotto la media rispetto ai 7.8 tentati per 90’ a cui siamo abituati).

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La marcatura di Maffeo su Messi

Maffeo ha il compito di seguire Messi incurante della struttura della squadra. Anche quando Messi si allarga o viene in mezzo al campo o decide di andare in bagno negli spogliatoi.

Il Girona non ha retto la partita 10 contro 10 anche perché la posizione di Maffeo ha disordinato la struttura della squadra e costretto a una strategia più conservativa, non essendo in grado di recuperare alto il pallone come suo solito. Il Barça ha trovato comunque il modo di vincere, però va dato atto al Girona di essere stata la prima squadra in stagione ad avere raggiunto l’obiettivo di limitare Messi in Liga. E da questo punto di vista anche l’unica, perché Messi non ha mai raggiunto meno di 3 tiri a partita nel resto del campionato. Hanno vinto la battaglia ma perso la guerra.

L’esempio di Conte

Scegliere la marcatura a uomo con un giocatore atleticamente prestante sembra quindi poter limitare Messi, rispondendo alla domanda iniziale del pezzo, ma il gioco per ora non è valso ancora la candela. Per adesso la migliore difesa contro Messi l’ha trovata Antonio Conte nella partita di andata degli ottavi di finale, pareggiata proprio con un gol di Messi.

Messa così può sembrare una situazione simile alle altre, ma in realtà il Chelsea ha portato Messi a tirare solo una volta in porta (sic!) ed è successo per un errore difensivo forzato. Messi è stato bravo a sfruttare l’unica occasione da gol a disposizione, ma è un lusso per una squadra lasciare a Messi solo una occasione da gol a partita. Conte l’ha fatto grazie alla presenza nella sua squadra di Kanté, e a un piano gara adeguato.

Conte ha prima di tutto schierato la formazione in maniera diversa rispetto alla linea a 4 scelta da Girona e Real Madrid: il 5-4-1 del Chelsea in fase difensiva permetteva di avere Pedro e Willian nei mezzi spazi per togliere la ricezione bassa a Messi, oltre ad avere Kanté sempre in zona e il centrale di difesa di sinistra che volendo poteva alzarsi e posizionarsi davanti a Messi.

Conte ha costruito la sua versione della gabbia su Messi, attuando però un pressing alto quando il pallone era nella metà campo del Barça, così da sporcare l’uscita del pallone e non permettere a Messi di ricevere palloni puliti. Per costringerlo ad abbassarsi e a ricevere molto lontano dall’area di rigore. Se la palla superava la metà campo, il Chelsea si posizionava immediatamente per bloccare il corridoio centrale, lasciando a Kanté il compito di prendere Messi e uscire al contempo in raddoppio sulle mezzali. Solo un giocatore reattivo come Kanté poteva svolgere così bene un doppio lavoro del genere.

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La prestazione di Messi limitata dal grande lavoro di Kanté

Il sistema del Chelsea ha sporcato la ricezione di Messi prima e poi tolto le opzioni successivamente, costringendolo a passaggi conservativi e togliendogli lo spazio per il dribbling.

Il Chelsea ha limitato Messi creando un sistema complesso a seconda della posizione del pallone, perché un giocatore come Kanté da solo non sarebbe stato in grado di stargli dietro senza portare ai limiti della marcatura a uomo dimostrati da Girona e Real Madrid. Messi ovviamente conosce il Matrix e gli basta leggerlo una volta per trovare il gol. Ciò non toglie che finora nessuno ha fatto meglio di Conte nel provare a limitare l’impatto di Messi sulla partita senza perderla. Un’evoluzione del sistema di Mourinho adattata alla nuova versione di Messi, a cui è necessario anche sporcare le zone di ricezione e non solo capire cosa fare quando ha palla. Perché Messi nel Barcellona è diventato uno dei giocatori più difficili in assoluto da limitare e, da solo, pone un dilemma tattico agli allenatori che affronta che è quasi irrisolvibile.

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