Icardi come Batistuta? L'Inter a "Wembley" per la storia

Champions League

Alfredo Corallo

Nerazzurri a caccia della qualificazione agli ottavi di Champions contro il Tottenham nello stadio londinese ricostruito dalle ceneri del mitico Old Wembley, teatro di mille battaglie e del gol storico di Batistuta nel 1999 in Arsenal-Fiorentina. Quel Bati "venerato" da Maurito, che proverà a non deludere il suo idolo

"La solitudine può essere una tremenda condanna o una meravigliosa conquista". Era di Bernardo Bertolucci e giriamo a loro l'assist del regista, a quelli che ballano da soli, in attesa del "ciak!"della vita, della palla buona per invecchiare da eroi. A chi eroe lo è stato e per chi, un giorno, lo diventerà. Come i Leoni di Highbury, o il Re Leone di Wembley. Gli Azzurri di Vittorio Pozzo nel '34 e i Viola del Trap, Batistuta e Toldo che a un passo dal nuovo millennio girarono uno dei film più belli nella storia della Fiorentina e del calcio italiano. È a loro che Spalletti, Icardi, Handanovic guardano per fare l'impresa con il Tottenham. Batigol che per Maurito è sempre stato fonte di ispirazione e che adesso ricambia l'ammirazione con parole dolcissime per il capitano interista: "Me encanta, me gusta mucho - ha dichiarato dopo il primo gol di Mauro nella Selección, una settimana fa - sono felice che si sia sbloccato, è una liberazione per lui. L'ho ascoltato parlare e ha grande voglia, penso che l'Argentina abbia trovato il suo nuovo centravanti". 

Le cose che abbiamo in comune

"Batistuta era Batistuta" e, per alcuni - molti - Icardi avrebbe portato la celebre borsa a Gabriel Omar. In comune, avrebbero - al massimo - il numero di maglia e gli occhioni chiari del gringo. Ci sarebbe anche il lavoro del padre: carnicero Osmar, carnicero Juan. Macellai. Senza dimenticare che entrambi hanno segnato il primo gol in Serie A al Genoa e già che ci siamo, perché no, quelli al Milan festeggiati con delle dediche speciali, ma almeno qui l'allievo ha superato il maestro: Bati urlò "Irina ti amo" alla telecamera, Maurito è saltato addosso "live" alla sua bella.  E le analogie si esaurirebbero qua, in un pugno di statistiche da dilettanti. A meno che... Icardi non segni un gol - decisivo - a Wembley: a quel punto anche i critici più severi e gonfi di pregiudizi verso il puntero nerazzurro dovranno fare un passettino indietro. Diranno: sì, ma quello di Batistuta era al vecchio Wembley, tutta un'altra Storia. Era il Tempio del Calcio, quello del gol di Capello all'Inghilterra, della fantozziana frittatona di cipolle, della Corazzata Potëmkin... Ma se è stato proprio Don Fabio a paragonarli: "Icardi mi piace molto e mi ricorda Batistuta - ha spiegato in una recente intervista al "Giorno" - non partecipa molto al gioco fuori area, ma dentro è micidiale, calcia al volo come pochi ed è fortissimo di testa". Su una cosa, almeno, speriamo di trovarci d'accordo: non ci vogliono 10 Icardi per fare un Batistuta, come ha detto Maradona, sempre un po' cattivello - per non dire avvelenato - con Maurito. Insomma, una delle sue "maradonate", direbbe ancora Capello. Perché Batistuta era Batistuta, ma anche Icardi è "abbastanza" Icardi... 

Il ragazzo si farà

Lo scorso 18 marzo il bomber dell'Inter è stato il più giovane calciatore (25 anni) a tagliare il traguardo dei 100 gol in Serie A da un cinquantennio a questa parte. Quando Re Leone firmò la sua centesima rete era il 4 gennaio del 1998 e di anni ne aveva 29, alla settima stagione con la Fiorentina. Ma - replicherebbero i detrattori - aveva già vinto due edizioni della Copa América da assoluto protagonista; disputato un Mondiale - Usa '94, al fianco di Maradona - e segnato una trentina di reti in Nazionale. Mentre Icardi... è alla miseria di un gol con l'Albiceleste, per di più realizzato in un'amichevole. Certo, andrebbero considerate quelle storie di "ostracismo" che giravano intorno al centravanti di Rosario e una concorrenza che Batistuta, ai tempi, non aveva. Nel 1991, Caniggia a parte, gli altri attaccanti dell'Argentina convocati da Alfio Basile per la Copa erano, in ordine sparso: Claudio García, Diego Latorre, Ramón Medina Bello, Antonio Mohamed... Nella Copa del '93 si aggiunsero Alberto Acosta, Néstor Gorosito, Julio Zamora. Bati era Bati, ma gli altri non erano Aguero, Higuain, Tevez, Messi o lo stesso Dybala (e Pavon, Benedetto, Pratto...). 

Diciamo che Batistuta approfittò del momento di "carestìa" nazionale in attacco per dimostrare la sua reale grandezza a livello mondiale, Icardi si è "limitato" alla Serie A (due volte capocannoniere, Bati una...). E adesso si sta "allargando" in Champions: un gol al Tottenham, uno al Psv e quello al Barcellona, 3 nelle sue prime 4 partite nella manifestazione più prestigiosa. E ora la possibilità di andare agli ottavi, già con un pareggio a Wembley, che tagliarebbe fuori gli Spurs, come quell'Arsenal-Fiorentina di quasi 20 anni fa. Il 27 ottobre, una data cara anche a Icardi: nel 2013 ci s'è fidanzato con Wanda e nello stesso giorno (tre anni dopo!) è nata la loro secondogenita Isabella.

Batistuta ha segnato 54 gol in 77 partite con l'Albiceleste, il secondo marcatore di sempre, superato soltanto da Leo Messi (foto Getty)

L'esultanza di Mauro Icardi per il gol al Messico, il primo con la maglia dell'Argentina (Getty)

"Destro secco e boom!"

Anche quella Fiorentina aveva il Barcellona nel girone, con Arsenal e Aik Atene. E i viola di Giovanni Trapattoni si presentavano a Wembley per la quinta giornata della prima fase, proprio come l'Inter. Con la differenza che ai toscani il pareggio non sarebbe bastato per passare il turno, con lo spettro dell'ultima (sebbene al "Franchi") contro il Barça. Erano i Gunners di Ljungberg, Vieira, Petit, Overmars e degli ex interisti Bergkamp e Kanu, era la Fiorentina di Toldo (che miracolo nel finale!), Di Livio, Adani, Rui Costa, Chiesa e appunto Batistuta. Una sofferenza lunga 74 minuti, quando Firicano strappò una palla a Vieira, la appoggiò a Heinrich che la consegnò all'Angelo biondo di Avellaneda/Reconquista: "Destro secco e boom!" commentò il nostro Massimo Marianella, che abbiamo incontrato alla vigilia di Tottenham-Inter nella "pancia" del New Wembley, sorto dalle ceneri del vecchio impianto nel 2007. "Fu la serata che consacrò Batistuta in campo internazionale, anche più del gol al Camp Nou contro il Barcellona. Segnare a Wembley, in quell'epoca calcistica, con una squadra forte ma non "mostruosa" e contro quell'Arsenal di Wenger, ebbe un valore immenso. Dopo quella partita per Bati niente fu più lo stesso". L'ultimo tango con la camiseta viola, destinato a diventare uno degli ultimi imperatori della Roma giallorossa. 

Incontenibile Batistuta dopo la rete a Wembley che regalò vittoria e qualificazione alla Fiorentina nel 1999 (foto Getty)

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