Liverpool-Bayern Monaco, le chiavi tattiche della sfida

Champions League

Fabio Barcellona

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Sia i "Reds" che i bavaresi non sono sembrati al massimo della forma nelle ultime settimane: Klopp non ha il suo miglior difensore, van Dijk, ma il suo devastante trio d'attacco può esaltarsi contro le fragilità difensive della squadra di Niko Kovac

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STATISTICHE E CURIOSITÀ SULLA PARTITA

Jürgen Klopp non avrà certo perso l’abitudine di seguire la Bundesliga con il suo passaggio al Liverpool, ma, da quando l’urna di Nyon ha sorteggiato per lui il Bayern Monaco agli ottavi di finale di Champions League, il suo interesse si è per forza trasformato in qualcosa di più. Non gli sarà pertanto sfuggita la partita giocata dai bavaresi un paio di settimane fa a Leverkusen, in cui gli uomini guidati da Niko Kovac sono stati sorprendentemente sconfitti per 3-1 dai padroni di casa del Bayer.

In quell’occasione in Bayern si è trovato di fronte una squadra che ha pressato altissimo e con continuità la prima costruzione e che puntava le sue chance offensive su rapidi contrattacchi successivi agli eventuali recuperi avanzati del pallone e, più in generale, su una manovra verticale centrata sulla velocità degli esterni offensivi del suo 4-3-3, cioè Bellarabi e Leon Bailey. Pur costruendo buone occasioni da gol in ripartenza, e approfittando di qualche crepa nel pressing esasperato degli avversari, il Bayern ha sofferto la tattica messa a punto dal tecnico del Bayer Leverkusen, Peter Bosz, mettendo in mostra gravi difficoltà a sfuggire alla pressione avversaria e difficoltà difensive che sembravano definitivamente superate.

I problemi del Bayern di Niko Kovac

A cavallo della pausa invernale, infatti, il Bayern Monaco sembrava avere ritrovato le certezze che erano mancate nella prima parte della stagione. In particolare, i bavaresi, dopo i 6 gol in due partite subiti a fine novembre da Borussia Dortmund e Fortuna Düsseldorf, sembravano aver ritrovato la solidità difensiva, riuscendo per la prima volta in stagione a chiudere una striscia di quattro partite consecutive senza subire reti.

Niko Kovac, poco prima di arrivare sull’orlo dell’esonero, pareva avere trovato parte della soluzione ai problemi della sua squadra puntando su un 4-2-3-1 piuttosto scolastico, in cui la fase offensiva era condotta in maniera prudente per preparare al meglio la transizione difensiva, davvero scadente nella fase iniziale della stagione. La trasferta a Leverkusen, seguita dalle tante occasioni concesse nella successiva partita vinta in casa contro la Schalke 04 e dai due gol concessi all’Augsburg nell’ultimo match di campionato, hanno però riacceso i dubbi sulla tenuta difensiva del Bayern, specie se rapportata allo scintillante attacco del Liverpool.

Quello dei “Reds” è infatti un calcio simile per principi a quello del Bayer di Bosz, ma anche a quello dell’Ajax di Erik ten Hag, con cui il Bayern Monaco ha pareggiato entrambe le partite della fase a gironi. Il pressing offensivo e la velocità unita alla tecnica in ripartenza, sia corta che lunga, evidenziano tutti i maggiori difetti della squadra di Kovac. Oltre ai problemi in transizione difensiva, ci sono poi quelli anche in fase di difesa posizionale, dove i bavaresi scontano i frequenti errori individuali di Hummels e Boateng che, proprio per questo, pare avere perso il posto da titolare a favore di Niklas Süle.

La costruzione della manovra offensiva risente in maniera indiretta della fragilità difensiva della squadra. Il Bayern gioca un 4-2-3-1 in cui gran parte del volume di gioco è creato sulle fasce, grazie alle capacità di uno contro uno degli esterni e alle combinazioni tra questi e i terzini - Alaba a sinistra e Kimmich o Rafinha a destra - in sovrapposizione. In tale maniera gli interni possono giocare in maniera prudente a sostegno e, in ogni caso, la squadra avversaria tende a recuperare il pallone sull’esterno, in posizione meno pericolosa per l’avvio di una transizione offensiva.

In questo modo, però, il Bayern può tornare ad affidarsi al talento dei suoi esterni offensivi. Il problema, per Kovac, è che Robben è fuori a tempo indeterminato, Ribery ha trentacinque anni e sembra essere in una fase di inevitabile calo fisico, mentre Müller ha sempre dato il meglio muovendosi liberamente a rimorchio di una punta. Ad avere quindi sulle proprie spalle la quasi totalità delle responsabilità creative rimangono così Kingsley Coman e Serge Gnabry, che però forse sono troppo giovani per poter davvero essere decisivi a questo livello.

A raccogliere gli assist dalle fasce c’è invece sempre Robert Lewandowski, che dopo le esplicite richieste estive di essere venduto, sta giocando una stagione con un rendimento al di sotto di quelle passate. Se nelle scorse stagioni il numero di reti realizzate dall’attaccante polacco erano state sempre allineate a quelle previste dal modello degli Expected Goals, cioè la somma della pericolosità statistica media delle azioni avute a disposizione per segnare, quest’anno gli 11 gol messi a segno rappresentato solamente circa i due terzi di quelli attesi, ed evidenziano una vena realizzativa inferiore a quella abituale.

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Le posizioni medie del Bayern contro l'Augsburg

La pass map del Bayern nell’ultima partita contro l’Augsburg. Gli esterni Gnabry e Coman sono aperti e più alti di Lewandowski a sottolineare l’importanza del loro gioco sulle fasce nella manovra offensiva della squadra.

In mezzo al campo Kovac ha puntato su Thiago Alcantara e Goretzka. Nelle ultime tre partite di campionato la posizione di vertice alto del triangolo di centrocampo è stata occupata da James Rodríguez, che può alternarsi con Goretzka al fianco di Thiago per agevolare le qualità in inserimento del centrocampista tedesco ex Schalke 04.

Le armi del Liverpool

Il Liverpool, invece, viene da un inusuale weekend di riposo, vista la precoce eliminazione dalla FA Cup, che ha permesso a Jürgen Klopp di poter preparare al meglio la partita con il Bayern. I “Reds” scenderanno in campo dopo ben 10 giorni senza impegni ufficiali, una situazione ormai piuttosto insolita nel calcio di alto livello, soprattutto nello stressantissimo calcio inglese.

La squadra di Klopp arriva da un gennaio dove all’eliminazione in FA Cup si sono aggiunti i due pareggi contro Leicester City e West Ham che, insieme alla sconfitta nello scontro diretto, hanno permesso al Manchester City di raggiungere in vetta alla Premier League il Liverpool. L’ultima vittoria casalinga contro il Bournemouth e i giorni di riposo, passati in parte in ritiro a Marbella, possono però avere ridato smalto agli uomini di Klopp che, oltretutto, nelle sfide europee a eliminazione diretta sembrano trovare il loro habitat ideale.

Se in Premier League Klopp ha frequentemente optato per il 4-2-3-1, in Europa l’allenatore tedesco non ha mai rinunciato al suo 4-3-3. Il tecnico dovrà però fare i conti con l’assenza per squalifica di Virgil van Dijk. Il sostituto naturale, il giovane nazionale inglese Joe Gomez è infortunato e il centrale sloveno Dejan Lovren è anche lui in dubbio per i postumi di un problema muscolare. Il Liverpool dovrà quindi trovare un modo non solo per rimpiazzare van Dijk numericamente (in ballo c’è addirittura Fabinho, che nasce come terzino) ma anche per compensare le sue capacità di sostenere il pressing tenendo alta in maniera efficace la linea difensiva e di proteggere il cuore dell’area nelle fasi di difesa bassa.

L’ottima prestazione di Fabinho contro il Bournemouth, ma da regista. Riuscirà a fare bene anche da centrale di difesa?

L’abilità nel pressing e il miglior attacco in ripartenza del mondo rappresentano armi che possono essere, come detto, parecchio indigeste per i problemi difensivi del Bayern. Per questo è preventivabile che ad Anfield i tedeschi impostino una partita abbastanza prudente, finalizzata a negare al fenomenale trio d’attacco avversario gli spazi utili a sviluppare le proprie combinazioni in velocità e che puntino buone parte delle fiches offensive sul gioco in ripartenza.

Entrambe le squadre vengono insomma da periodi problematici e hanno armi per fare male al proprio avversario. Elementi che rendono ancora più aperta una sfida già ricchissima di fascino e tradizione, grazie alle 10 Champions League complessive vinte dalle due squadre.

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