Ajax-Juventus, le chiavi tattiche della sfida

Champions League

Dario Pergolizzi

Gli olandesi hanno un gioco verticale ed aggressivo, ma con dei limiti difensivi, la squadra di Allegri dovrà provare ad essere coraggiosa per provare a segnare, ma dovrà fare i conti con le pesanti assenze di Emre Can e soprattutto di Giorgio Chiellini

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AJAX-JUVE: SCONTRI PRIMA DELLA PARTITA

In apparenza quello tra Ajax e Juventus sembra essere un quarto di finale sulla carta molto sbilanciato. Nonostante l’impresa al Bernabeu e la corsa per il titolo in Eredivisie con il PSV, la giovane squadra di ten Hag è posta infatti di fronte all’obbligo di superare di nuovo i propri limiti per raggiungere la semifinale. Così com’era successo già contro i “Blancos”, la gara di andata si giocherà in casa, alla Crujff Arena. Questa volta, però, l’Ajax avrà davanti una squadra lontana dagli squilibri tattici del Real Madrid, che non si fa alcun problema ad accettare lunghe fasi senza palla.

Nel corso della sua esperienza in Champions con i bianconeri, Allegri si è trovato di fronte diverse volte a delle gare di andata più complicate del previsto, riuscendo poi a correggere il tiro nell’arco dei 180 minuti a disposizione (basti pensare alle sfide con Tottenham 2017, Bayern Monaco 2016, Real Madrid 2018), anche se non sempre è andata bene.

In questo caso, però, sarebbe particolarmente grave per i bianconeri non riuscire a indirizzare la qualificazione già dalla trasferta olandese, sia per lo status acquisito, sia per il confronto dei valori in campo. L’Ajax non va però sottovalutato: dietro la giovane età e lo spirito ultra-propositivo e verticale, si cela un avversario elaborato e ostico, guidato da uno dei pochi diretti discepoli di Guardiola.

Che squadra è L’Ajax di Ten Hag

Dopo essersi distinto per il suo lavoro ai Go Ahead Eagles, nel campionato cadetto olandese, ten Hag viene assunto dal Bayern Monaco, praticamente in contemporanea con l’arrivo di Guardiola. L’esperienza biennale sotto il catalano, col fine di raccoglierne i principi e trasportarli alla seconda squadra per creare una continuità tattica, è stata fondamentale per il bagaglio tecnico di ten Hag, che ha fatto ritorno in patria (all’Utrecht) visibilmente influenzato da quanto imparato in Baviera.

Dal gennaio 2017 è alla guida dell’Ajax, e dopo due anni il suo gioco è stato perfettamente assimilato dal gruppo, permettendo l’esplosione definitiva di alcuni talenti particolarmente completi e adatti al gioco di posizione (De Jong e De Ligt su tutti); ma anche una ritrovata brillantezza dei profili più esperti, come Blind, Schone e Tadic.

L’Ajax di ten Hag è una squadra diretta in tutte le fasi: fluida e verticale in quella di possesso, aggressiva e compatta in quella di non possesso, vorace nelle transizioni (positive e negative).

Il 4-3-3 tipico è formato da Onana, Mazraoui (assente per squalifica contro la Juve) De Ligt, Blind, Tagliafico; Schone, De Jong, Van de Beek; Ziyech, Tadic e Neres. I ballottaggi più frequenti coinvolgono il trio offensivo, con Huntelaar e Dolberg a contendere un posto al centro del tridente, con caratteristiche differenti.

Da falso nove, Tadic favorisce la cucitura del gioco, mentre Huntelaar fornisce un’interpretazione più fisica e orientata alla profondità; Dolberg è invece una via di mezzo tra i due. In ogni caso, i compiti di Van de Beek sono decisivi ai fini del riempimento del fronte centrale d’attacco: partendo sulla linea di centrocampo, da interno o centrale, gioca da “attaccante ombra”, danzando tra le linee e gettandosi spesso in area, mentre Schone e De Jong accompagnano la manovra da più lontano, sia per favorire l’uscita del pallone da dietro, sia per fornire copertura alle avanzate aggressive dei terzini e -persino- dei centrali difensivi, abbastanza abituati a portare palla per sfruttare i buchi nelle marcature avversarie. Tra i due, De Jong è più frequentemente impiegato nelle scalate sulla linea dei difensori, in mezzo o a fianco ai centrali.

All’occupazione dei canali esterni e intermedi del fronte offensivo sono dunque deputati Van de Beek, gli esterni alti, la punta e i terzini. L’Ajax, insomma, si distingue per la rapidità con cui riesce a proporre tanti uomini sopra la linea della palla e sfruttarne le doti di palleggio. Ma a fare la differenza nell’ultimo terzo sono soprattutto le doti tecniche dei suoi uomini offensivi: quelle di Ziyech, temibile quando rientra sul sinistro; di Neres, esplosivo anche col piede sulla linea laterale; e di Tadic, dotato di un’eleganza e una visione di gioco di raro valore.

L’aspetto più interessante del gioco dell’Ajax è però la cura del pressing: si tratta di uno dei migliori esempi di questa stagione in termini di orientamento del possesso avversario, attraverso uno stile compatto e aggressivo attraverso un mix di marcature a uomo e schermature delle linee di passaggio. In linea di massima, ad orientarsi sull’uomo sono più i mediani e i difensori sui corridoi centrali, che beneficiano degli scivolamenti laterali dell’avversario, potendo controllare più agilmente anche più di un uomo alla volta e scegliendo quello da prendere in consegna.

Alcuni numeri dalla Champions dell’Ajax: la squadra che concede meno passaggi consecutivi all’avversario, il numero più alto di ripartenze trasformate in tiro (14), Tadic secondo solo a Messi e Suarez per numero di Expected Assist.

L’Ajax è dunque una squadra molto metodica a palla persa, che sfrutta la grande densità di uomini in fase di possesso per favorire la riaggressione immediata in transizione negativa. Anche in difesa posizionale è abile ad aggredire anche molto in alto, partendo da un 4-5-1 / 5-4-1 a seconda dell’altezza del pallone.

A cosa deve stare attenta la Juve

La Juventus si troverà ad affrontare una squadra dunque particolarmente abile nella cura del pressing alto, circostanza sofferta diverse volte in stagione dagli uomini di Allegri, e che solo parzialmente abbiamo rivisto nella doppia sfida contro l’Atletico Madrid: gli uomini di Simeone, tra andata e ritorno, hanno raramente aggredito alto la Juventus, dando la priorità alla densità nel blocco tra centrocampo e area di rigore, tenendo solo i due attaccanti sopra la linea della palla per schermare il centro.

Una delle mosse decisive nella rimonta è stata la posizione ibrida di Emre Can, che da mediano, in fase di possesso, si andava a posizionare alla destra di Bonucci, ottenendo un duplice effetto positivo: avere un uomo in più in fase di costruzione, consentendo ai due terzini di spingere simultaneamente, e rimanere bloccato anche quando la palla avanzava, aiutando i centrali nelle marcature preventive di Morata e Griezmann. È probabile che sia stato proprio questo secondo aspetto, ancor prima di quello cautelativo, a spingere Allegri a fare questa mossa, per beneficiare di una superiorità numerica sulle transizioni negative.

Nel caso dell’Ajax, però, le configurazioni difensive potrebbero essere differenti: la squadra olandese, come abbiamo visto, ha un tridente molto fluido, aggressivo e rapido – soprattutto con Tadic da falso nove – e potrebbe rendere più difficili le marcature preventive della Juventus, anche alla luce dell’assenza di Chiellini, di gran lunga il difensore più aggressivo tra quelli a disposizione di Allegri.

La partita con cui l’Ajax ha riaperto il campionato olandese, battendo brillantemente il PSV.

Per questa ragione, e visto anche l’infortunio occorso a Emre Can, Allegri potrebbe decidere di apportare delle modifiche rispetto a quanto visto nel ritorno degli ottavi, dal punto di vista difensivo. L’allenatore toscano dovrà però essere bravo, eventualmente, a non perdere l’efficacia offensiva regalata soprattutto dalla gestione dell’ampiezza, che ha poi consentito alla Juventus di trovare spazi anche tra le linee, aggredendo la trequarti con tanti uomini e avendo poi gioco più facile anche nel gegenpressing.

In ultimo, proprio grazie alla gestione dell’ampiezza, la Juventus potrebbe trovare spazi utili per la produzione di occasioni da gol, magari aggredendo lo spazio alle spalle dei terzini olandesi, attirando raddoppi e scalate verso l’esterno, o semplicemente andando a rifinire attraverso cross. L’assenza di Mazraoui sulla fascia destra potrebbe comunque spingere ten Hag a modificare parzialmente l’atteggiamento su quella catena laterale (Veltman, candidato a sostituirlo, è un centrale difensivo riadattato, meno propositivo) ma lo spazio alle spalle di Tagliafico sul fronte opposto potrebbe essere particolarmente goloso per i bianconeri, sia per limitare le sortite offensive dell’argentino, cercando fargli lasciare meno volentieri la posizione, sia per sfruttarle a proprio favore, ricercando rapidamente la verticalizzazione alle sue spalle, soprattutto in transizione.

Per superare i punti di forza principali dell’Ajax, occorrerà quindi una Juve consapevole e coraggiosa almeno quanto l’ultima gara di Champions. Magari dimostrando anche di essere più cinica ed efficiente sulle ripartenze, per cogliere l’Ajax scoperto e mettere in discesa la qualificazione già dall’andata.

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