Giorgio Squinzi, chi era il presidente di Sassuolo, Mapei ed ex Confindustria

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Diventato imprenditore di successo, entrando, rilevando e ampliando l'azienda di famiglia, ha portato la sua visione e il suo spirito anche nel mondo dello sport, prima nel ciclismo con la Mapei, poi nel calcio con la favola Sassuolo, portata dalla C2 all'Europa League

LUTTO NELLO SPORT, E' MORTO GIORGIO SQUINZI

Nato a Cisano Bergamasco, in provincia di Bergamo, il 18 maggio del 1943, Giorgio Squinzi è stato amministratore della Mapei, azienda attiva nel campo dell'edilizia e fondata da suo padre Rodolfo già nel 1937. Dal marzo del 2012 al maggio del 2016 è stato presidente di Confindustria. Dopo aver ereditato il ruolo da Emma Marcegaglia, ha concluso il suo mandato quattro anni dopo in favore di Vincenzo Boccia. Nel 1969, all'età di ventisei anni, mentre già lavorava nell’azienda di famiglia, si è laureato in chimica industriale all'Università di Milano, un percorso di studi che lo ha aiutato molto nello sviluppo e nell'espansione della propria attività produttiva. Nel 1970 ha così fondato con il padre la Mapei S.n.c. (Materiali ausiliari per edilizia e industria), diventata S.p.A sei anni più tardi, ampliando la propria influenza e il bacino di affari nel mondo edile. Nel dicembre del 1984, alla morte del padre, è diventato amministratore unico della stessa Mapei, accelerandone il processo di internazionalizzazione e rendendola una multinazionale leader nel proprio settore. Squinzi lascia sua moglie Adriana Spazzoli, sposata nel 1971, e i due figli Marco e Veronica.

La grande scalata con il Sassuolo

Il suo ingresso nel mondo del calcio risale al 2002, quando è diventato proprietario del Sassuolo, piccola realtà di provincia che ha preso in C2 e portato stabilmente in Serie A cogliendo diversi risultati prestigiosi. Un legame rafforzato dalla presenza del cuore produttivo della Mapei nel piccolo paese emiliano. Conquistata la prima storica promozione nel 2013, la squadra neroverde sta disputando la sua settima stagione consecutiva nel massimo campionato. Il Sassuolo è diventata una piazza emergente e stabile del nostro calcio, non accontentandosi di salvezze conquistate quasi sempre con tranquillità, ma riuscendo a raggiungere anche la qualificazione in Europa League nel 2016. Squinzi non ha mai nascosto la sua passione per il Milan, togliendosi spesso anche la soddisfazione di battere la sua squadra del cuore. Il legame con l’allenatore Eusebio Di Francesco, faro della promozione e della qualificazione in Europa, è stato il suo binomio più felice, alimentato da un’ambizione fatta di gioco offensivo e tanti giovani lanciati. Ma la lungimiranza del club si è mostrata anche fuori dal campo, con una strategia che ha portato il Sassuolo a essere una delle poche società italiane a vantare un impianto di proprietà, il Mapei Stadium di Reggio Emilia. 

L'avventura di successo anche nel ciclismo

Ma il calcio non è stata la sua unica passione sportiva. Il suo motto preferito, "non smettere mai di pedalare", metafora perfetta della sua vita professionale, lo ha portato a investire nel mondo del ciclismo tra il 1993 e il 2002 con la celebre Mapei, una delle squadre più di successo a cavallo tra i due secoli. Tra i suoi trionfi si annoverano le due grandi corse a tappe conquistate con lo svizzero Tomy Rominger: il Giro d’Italia 1995 e la Vuelta 1994. Ma la squadra ha riservato il meglio di sé nelle grandi classiche di un giorno. Nel palmares ci sono state cinque Parigi Roubaix, tre giri delle Fiandre, due Liegi-Bastogne-Liegi e due Giri di Lombardia. Tra i suoi ciclisti più rappresentativi ci sono stati lo spagnolo Oscar Freire, il belga Johan Museeuw e gli italiani Franco Ballerini e Paolo Bettini. Campioni in grado di lasciare il segno, così come Squinzi, capace di portare il suo spirito di imprenditore lungimirante sia su strada che sul campo.

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