Porto-Juventus, le chiavi tattiche degli ottavi di Champions League

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Dario Pergolizzi

Il Porto è una squadra che sa difendersi molto bene. La Juventus dovrà fare una partita attenta per scardinare il blocco avversario senza concedere ripartenze. Appuntamento oggi (mercoledì 17 febbraio), dalle 20.00, su Sky Sport Uno

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Dopo la sconfitta contro il Napoli, che potrebbe averne compromesso il cammino verso il decimo Scudetto consecutivo, la Juventus cercherà di riscattarsi nell’andata degli ottavi di Champions, competizione che, se possibile, a questo punto diventa ancora più importante per la squadra di Andrea Pirlo. Nonostante le sconfitte contro Inter e Napoli in campionato, arrivate in modi totalmente diversi, l’ultimo mese aveva portato notizie positive sia in termini di risultati che di prestazioni, ma anche alcuni problemi nella gestione della rosa. Se da una parte Pirlo e ritrovato la leadership tecnica di Chiellini e de Ligt, dall’altra ha dovuto rinunciare per infortunio ad Arthur, proprio nel momento in cui la sua influenza sulla squadra era diventata fondamentale, Dybala e Ramsey, che rimangono i due giocatori con caratteristiche uniche soprattutto nella trequarti avversaria –il gallese dovrebbe tornare con il Porto – e ora Cuadrado. In più Morata, che nella prima parte di stagione era stato spesso il migliore della squadra, sta attraversando un momento di appannamento. Da assenze e infortuni di varia natura, però, sono nate delle opportunità e delle variazioni sui temi che avevano caratterizzato la prima parte di stagione della Juventus. Anche a causa di diversi confronti ravvicinati, tra Campionato e Coppa Italia, contro le migliori squadre della Serie A, l’allenatore si è trovato quasi costretto a introdurre nuovi temi tattici.

 

Le diverse facce del Porto

Il Porto di Sergio Conceiçao si è qualificato agli ottavi di Champions con ampio margine (ben 13 punti) su Olympiakos e Marsiglia ed è stato sconfitto solo dal Manchester City, che però ha fermato sullo 0 a 0 al ritorno. Tra le squadre arrivate agli ottavi, il Porto è quella con la percentuale più bassa di possesso palla (39.2) e anche quella col minor numero di non-penalty xG totali (4.8). Una squadra che in Champions assume prevalentemente un altro atteggiamento rispetto alla media delle partite di Primeira Liga, in cui è abituata a dominare anche e soprattutto attraverso il possesso, fase in cui può sfruttare al meglio il gap tecnico nei confronti delle concorrenti.

 

La partita di ritorno contro il City, giocata al Dragao, ha mostrato tutta la pervicacia con cui Conceiçao può adattare la sua strategia difensiva anche contro un avversario tremendamente abile nell’attaccare l’area con tanti uomini. In campionato invece il Porto assume un baricentro mediamente più alto anche in fase di difesa posizionale, basando i suoi recuperi palla sul pressing più intenso in zone alte (preferibilmente su palla laterale, con scalate aggressive in zona palla anche dei mediani) e cercando di forzare il lancio lungo. 

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In Champions, quando il livello offensivo medio degli avversari si alza nettamente, il Porto abbassa il suo raggio d’azione prediligendo la protezione della porta e affidando la propria fase offensiva alle ripartenze lunghe e i calci piazzati. Si tratta comunque di una squadra abituata a ricercare il gioco sul lungo, anche nelle partite in cui può organizzare meglio il proprio attacco posizionale.

 

In campionato, dove può facilmente avere superiorità tecnica sull’avversario e quindi fasi di possesso più lunghe, il Porto sceglie di scaglionare il suo 442 o 4231 di partenza in diverse forme in base a chi ha davanti. Nell’ultima partita contro il Boavista – schierato con un 5-3-2- Conceiçao ha scelto di alzare il terzino destro e bloccare quello sinistro, accentrando l’esterno destro di centrocampo Jesus Corona (forse il più talentuoso della rosa) e aprendo il sinistro, per l’occasione il canterano Joao Mario. 

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Nel big match contro il Benfica (disposto con un 442) di circa un mese fa, invece, ha scelto di adottare una Salida lavolpiana abbassando uno dei due mediani (Uribe o Sergio Oliveira) e alzando entrambi i terzini.

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In ogni caso, la catena di destra è quella più importante nella risalita del campo per il Porto, potendo contare su quel lato sia sulla presenza elettrica di Corona, che sui movimenti ad aprirsi di Moussa Marega, molto abile nell’offrire un rifugio sicuro ai lanci lunghi. Il Porto può giocare così dei passaggi interlocutori nel primo terzo di campo, finché non si apre l’opportunità di verticalizzazione privilegiata.

La ricerca della verticalità per Marega è chiaramente una delle priorità anche nelle transizioni offensive, e in Champions assume quindi un ruolo dominante nei piani offensivi del Porto, che per il resto privilegia un atteggiamento conservativo. Emblematico, in questo senso, la scelta di schierarsi con un 5-3-2 nel doppio confronto con Guardiola, arrivando in più occasioni a occupare l’area con 6/7 uomini per difendersi dai cross. Forzare l’avversario ad arrivare sulla fascia e ricorrere ai cross è stata infatti l’intenzione difensiva principale adottata dal Porto contro il City, avvalendosi di uno scivolamento laterale molto pronunciato dei tre centrocampisti. Considerando lo stile offensivo della Juventus, non è da escludere che il Porto possa optare per la stessa soluzione anche domani, nonostante il Porto giochi in casa.

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Tutte le armi a disposizione della Juventus

Se nella prima parte di stagione Andrea Pirlo ha provato a costruire la squadra sulla base delle sue idee in maniera piuttosto lineare, da qualche partita ha iniziato ad apportare sempre più frequentemente delle variazioni sui temi principali, spinto sia dalle diverse caratteristiche degli avversari che da quelle dei giocatori a disposizione.

 

I problemi nel pressing, per dire, Pirlo sta cercando di risolverli cambiando l’atteggiamento del compagno di reparto di Ronaldo, che ora è chiamato schermare il mediano centrale avversario e le corse in avanti verso difensori o portiere. Questo compito, finora, è stato svolto sia da Kulusevski che da Morata, col risultato di alleggerire il lavoro della coppia di mediani e avere meno incertezze nella difesa della zona centrale del campo. Con il Porto tuttavia è difficile immaginare un lavoro di pressing importante, ma al contrario molto la Juventus se lo giocherà con la palla tra i piedi.

 

Buona parte della partita dei bianconeri potrebbe infatti giocarsi nella metà campo avversaria, con il duplice compito di riuscire ad aprire degli spazi nella fitta disposizione del Porto a protezione dell’area, ma anche di non permettere all’avversario di ripartire sfruttando le seconde palle generate da Marega. Considerata la zona in cui tipicamente orbita il centravanti del Porto, spetterà soprattutto a Chiellini controllarlo nelle marcature preventive, ma anche il terzino sinistro della Juventus dovrà tenersi pronto a fornire supporto per assorbire i movimenti di Corona e del terzino. Considerato l’infortunio di Cuadrado, è probabile che Danilo verrà utilizzato sulla sua fascia naturale, nel suo duplice ruolo di terzo a destra in fase di costruzione e terzino in fase di non possesso, e che a sinistra toccherà ad Alex Sandro.

 

I compiti di entrambi i terzini, che tra l’altro sono ex storici, saranno determinanti anche per dare più imprevedibilità alla fase di possesso. Uno dei requisiti per mettere in crisi una difesa così densa e bassa, soprattutto se il Porto dovesse optare per l’utilizzo di una linea a 5 con l’inserimento di un centrale difensivo in più, è la partecipazione di più uomini possibile per allargare il campo. Solitamente la Juventus sgancia solo uno dei due terzini, portando l’altro più verso l’interno del campo per creare densità al centro. Tuttavia se il Porto dovesse comportarsi come ha fatto contro il City, allora potrebbe tornare utile una struttura offensiva più aggressiva, come avvenuto nel secondo tempo contro il Napoli, quando anche Danilo saliva con continuità a dare un ausilio a Chiesa, anche muovendosi verso l’interno.

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Se appunto il Porto dovesse schierarsi con una sorta di 5-3-2, tenendo dunque solo due punte da innescare rapidamente oltre la linea del pallone, la Juventus potrebbe accettare la parità numerica con i due difensori centrali – che dovrebbero essere de Ligt  e Chiellini, vista l'assenza di Bonucci - pur di rendere la sua manovra d’attacco più variegata.

 

Certo, l’assenza di Arthur potrebbe rivelarsi molto pesante in una partita in cui vi è la necessità palleggiare velocemente per cambiare campo o leggere immediatamente eventuali spazi tra le linee. Per la Juventus sarà dunque una prova di maturità anche in questo senso: l’atteggiamento posizionale della squadra di Pirlo è stato quasi sempre impeccabile, ma per quanto riguarda lo sfruttamento delle opportunità e l’intensità dei movimenti senza palla, la Juventus è parsa avere ancora margini di miglioramento. In una partita in cui gli attaccanti, trovando una gabbia al centro, potrebbero muoversi parecchio verso l’esterno e all’indietro per cercare di ricevere (in particolare Ronaldo) sarà fondamentale mantenere una certa costanza nell’attacco alla linea. In questo senso, Weston McKennie davanti ad Alex Sandro potrebbe essere la scelta più naturale, con Chiesa sfruttato per ricercare l’isolamento sulla fascia destra e gli attacchi sul secondo palo.

 

Insomma, la partita sembra già disegnata, ma come sempre accade, durante in novanta minuti si apriranno scenari e opportunità inediti che potranno ribaltare le idee con cui gli allenatori sono scesi in campo. La prontezza e la convinzione con cui i giocatori della Juventus interpreteranno la partita contro una delle migliori difese del torneo sarà determinante per indirizzare la qualificazione.

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