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30 gennaio 2019

Milan, tutti i numeri di Piatek: in Europa lo battono solo in tre. E ha segnato coi primi due tiri in porta

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Il polacco è il quarto miglior marcatore tra i top 5 campionati contando tutte le competizioni. Meglio di lui solo Messi, l'amico Lewandowski e Mbappé. A San Siro due gol coi primi due tiri in porta tentati da giocatore rossonero. E in stagione viaggia alla media di un gol ogni 89 minuti

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È diventato una star di martedì il signor Venerdì, perché questo è quello che vuol dire il suo cognome in polacco: il quinto giorno della settimana, quello prima del weekend che da sempre si lega al calcio, esattamente come ci si lega anche lui. Il 19 sulle spalle e un cannone montato sul piede destro. Piatek si è presentato a Milano come meglio non poteva, nella sua prima da titolare di sempre sul prato di San Siro. Pistole fumanti perché "bomber in polacco è uno che spara, un pistolero" - come confessò lo stesso ex Genoa che alla prima conferenza da rossonero si disse "nato pronto". Parola mantenuta, è evidente, da falso 19 ma da 9 vero in campo, che pronti e via ha segnato il suo primo gol al primo tiro in porta tentato con la maglia del Milan tra campionato e coppa, e dopo appena 27 minuti da rossonero. Poi la seconda rete, una magia, perché se il primo è un gol da rapace che approfitta della dormita di Maksimovic, e non perdona, il bis è una perla costruita tutta da solo, e resa ancor più grande dall'altrettanto grande difensore che lo stava marcando in quel momento, tale Kalidou Koulibaly. Nel raddoppio c'è tutto: il primo controllo, il senso della posizione, la testa alta, la velocità nel trovare un punto di luce e il destro, imprendibile. Alla fine la statistica è micidiale: due tiri in porta, due gol. Gli unici della partita, ma tanti sono bastati per portare il Milan in semifinale.

A Genova ora lo staranno rimpiangendo ancora di più Krzysztof. Quei tifosi rossoblù che, parafrasando De André e La guerra di Piero, avevano disegnato a Marassi uno striscione che recitava "sparagli Piatek sparagli ora, e dopo un colpo sparagli ancora". Con le pistole mimate in mano e come il polacco ha fatto anche sul campo di San Siro, che al cambio con Cutrone gli ha riservato una standing ovation forse un po' prematura ma certamente meritata. Prima la zampata poi la perla, che in totale porta a otto il suo bottino in Coppa Italia, a più cinque sul secondo, e a quota 21 quello stagionale, con l'impressionante media di una rete ogni 89' su 23 partite giocate. "Negli ultimi venti metri è micidiale" - ha detto invece Gattuso, che da calciatore ha condiviso la stessa maglia, ora anche di Piatek, con attaccanti che da quelle parti (e non solo) hanno scritto la storia.

I numeri sono allora impressionanti, ancor più che alla prestazione del polacco si sono aggiunti due gialli procurati agli avversari (Malcuit prima e Koulibaly poi, con annessa punizione dal limite molto insidiosa) e qualche pallone (anche se non troppi) difeso spalle alla porta con l'obiettivo di far salire la squadra. Poi il secondo tempo, dove l'ex Genoa ha fatto poco e non è mai stato pericoloso: zero i suoi tiri in porta con un Milan impegnato solo a difendere il vantaggio. Poco male, l'inerzia della partita pendeva già dalla parte di Gattuso, e tutto grazie al cinismo del polacco che sale al quarto posto nella classifica dei bomber dei top 5 campionati europei contando tutte le competizioni. Davanti a tutti c'è Messi a 26, poi l'amico Lewandowski a 24 e Mbappé a 22. Piatek è subito lì dietro, e davanti a gente come Neymar, Cavani, Kane, CR7 o Salah, che presto in Premier può segnare e superarlo di nuovo. L'obiettivo di Piatek? Facile, intuendo la sua schiettezza: sparare, cioè segnare. Perché il pistolero è nato per quello. 

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